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Tumore della prostata: cos'è e quando si usa la brachiterapia?

pubblicato il 16-06-2020

Con la brachiterapia (radioterapia mirata) si colpiscono soltanto le cellule tumorali. La si usa perlopiù quando il tumore della prostata è a basso rischio

Tumore della prostata: cos'è e quando si usa la brachiterapia?

La brachiterapia è una forma di radioterapia interna in cui le radiazioni ionizzanti usate per distruggere le cellule tumorali vengono emesse da sorgenti (in genere definiti semi) collocate direttamente all’interno della prostata.


Questo approccio è impiegato quasi esclusivamente in pazienti con un tumore della prostata a basso rischio. Vale a dire nei casi in cui non si registri un eccessivo ingrossamento della ghiandola, quando la malattia è agli stadi iniziali e non presenta caratteristiche di aggressività, se il valore dell'antigene prostatico specifico (Psa) non è troppo elevato. In alcuni casi, però, la brachiterapia può essere utilizzata insieme ad altri trattamenti anche per tumori con peggiori profili di rischio e in stadio più avanzato. In questi casi, si usa in genere insieme alla radioterapia a fasci esterni per aumentare la dose di radiazione erogata sul tumore e in tal modo aumentare le probabilità di successo della terapia.


Il posizionamento delle sorgenti radioattive viene effettuato nel corso di un intervento chirurgico che generalmente richiede il ricovero. L’impianto può essere permanente o, più di rado, temporaneo. Nel caso di impianto permanente, i semi (il cui numero più arrivare fino a 100) vengono posizionati all’interno della prostata, dove rilasciano gradualmente radioattività. Questa emissione dura fino al decadimento. Dopo alcuni mesi i semi diventano completamente inattivi e rimangono nella prostata senza dare alcun fastidio. Nella brachiterapia temporanea, vengono applicati piccoli cateteri che raggiungono la prostata. Questi tubicini vengono usati come vie di accesso per inserire i semi radioattivi. La brachiterapia temporanea richiede il ricovero, il trattamento dura un paio di giorni. Una volta concluso, è possibile tornare a casa.


Il più grande vantaggio della brachiterapia rispetto alla radioterapia a fasci esterni è la possibilità di rilasciare alte dosi di radiazioni nella prostata senza raggiungere i tessuti confinanti. Anche se ogni seme è in grado di rilasciare grandi quantità di radiazioni, queste hanno effetto solo entro una distanza molto ridotta. Ciò consente di colpire con forza il tumore, limitando notevolmente i rischi di danneggiare i tessuti sani.


La dose di radioattività rilasciata dai semi al di fuori della prostata è minima, e di solito è completamente trascurabile quella rilevabile all’esterno del corpo. Ciononostante, per tutelare soprattutto le persone più sensibili è bene usare qualche cautela, specie nel primo periodo dopo l’impianto dei semi. È opportuno quindi:

  • nelle prime due settimane successive all’impianto dei semi, evitare
    completamente i contatti con i bambini e le donne in gravidanza; nei due mesi successivi cercare comunque di ridurli al minimo;

  • per almeno due mesi dopo l’impianto non prendere in braccio bambini;

  • evitare i rapporti sessuali nelle prime due settimane. Dopo usare il
    preservativo: esiste infatti una piccolissima probabilità che un seme
    migri dalla prostata nello sperma;


È inoltre bene tenere presente che, nel caso di viaggi in aereo, ai controlli di sicurezza potrebbero essere presenti rilevatori di radiazioni. È bene predisporre un certificato medico che spieghi l’origine dell’emissione di radiazioni.

 


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