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Tumore della prostata: quando e perché si usa la terapia ormonale?

pubblicato il 24-06-2020

Scopo della terapia ormonale nel tumore della prostata è ridurre il testosterone presente nell’organismo. Così calano le possibilità che la malattia si ripresenti

Tumore della prostata: quando e perché si usa la terapia ormonale?

Gli ormoni sono sostanze presenti naturalmente nell’organismo che svolgono principalmente il ruolo di messaggeri chimici. Dalla loro azione dipendono molte funzioni fisiologiche: dal metabolismo alla crescita dei tessuti.


La crescita del tumore della prostata è stimolata da un ormone, il testosterone, prodotto principalmente dai testicoli. Lo scopo della terapia ormonale è eliminare, o quantomeno ridurre, il testosterone presente nell’organismo. Motivo per cui, così come accade nel caso del tumore al seno e della terapia antiestrogenica, è più corretto parlare di terapia antiormonale. Ciò può ridurre il rischio che un tumore eliminato con altri trattamenti si ripresenti o, nei casi in cui il cancro sia in fase avanzata, può rallentarne la crescita.


Numerosi sono i farmaci utilizzati per la terapia ormonale. Tutti agiscono sfruttando uno di questi due meccanismi:

  • rendono impossibile la produzione di testosterone, per esempio bloccando i segnali che stimolano la produzione dell’ormone (agonisti e antagonisti dell’LHRH o del GNRH) oppure contrastando l’azione di componenti essenziali per produrlo (abiraterone); 

  • impediscono agli ormoni di interagire con le cellule tumorali e quindi di stimolarne la crescita (genericamente vengono definiti antiandrogeni)


In alcuni casi le due tipologie di farmaci ormonali possono essere usate contemporaneamente per potenziarne l’effetto ottenendo quello che viene definito blocco androgenico totale. La somministrazione della terapia ormonale può avvenire prima o dopo la radioterapia o la chirurgia.


Nel primo caso di parla di terapia neoadiuvante, considerata utile per ridurre le dimensioni del tumore e aumentare le probabilità di successo delle terapie effettuate a scopo curativo. La terapia ormonale, in questo caso, viene usata nei tumori confinati alla ghiandola prostatica, ma potenzialmente ad alto rischio. O in quelli che si sono estesi oltre la capsula prostatica, ma che non si sono ancora diffusi a distanza. Il trattamento dura in genere 3-6 mesi.


La terapia ormonale a scopo adiuvante - così viene definito l’utilizzo dopo un trattamento finalizzato a rimuovere il cancro - ha invece lo scopo di ridurre il rischio che compaiano recidive e metastasi. Viene utilizzata soltanto quando gli esami indicano la presenza di un cancro ad alto rischio. Il trattamento dura dai 3 ai 36 mesi, anche se ci sono pazienti che continuano ad assumerla per tutta la vita. Tuttavia, a oggi, la sua effettiva utilità dopo un intervento di prostatectomia radicale è ancora oggetto di discussione. Gli uomini che si sottopongono a terapia ormonale dopo la chirurgia sembrano avere una minore probabilità che il tumore si ripresenti, ma questo dato non pare poi tradursi in un effettivo guadagno in termini di aspettativa di vita. Il suo utilizzo, dunque, è da considerare attentamente insieme al proprio medico soppesando i benefici e i rischi.


Diverso è il caso della terapia ormonale adiuvante effettuata dopo la radioterapia a fasci esterni. In tal caso è dimostrato che gli uomini che si sottopongono al trattamento hanno un’aspettativa di vita più lunga rispetto a chi fa soltanto la radioterapia.

 


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