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Tumore della prostata: quanto conta lo stile di vita?

pubblicato il 14-06-2018
aggiornato il 27-06-2018

Il tumore della prostata è una malattia multifattoriale, determinata anche da alcuni stili di vita poco salutari: come il fumo, l'alcol, l'eccessivo consumo di carni rosse e prodotti lattiero-caseari

Tumore della prostata: quanto conta lo stile di vita?

Come tutti i tumori, anche quello della prostata è una malattia multifattoriale, cioè la sua insorgenza è influenzata da numerosi fattori genetici e ambientali. Alcuni non possono essere modificati, mentre per altri ilnostro comportamento può fare la differenza. Tra i fattori di rischio non modificabilivi sono l’età, la genetica e la familiarità. Il tumore della prostata è tipico dell’età avanzata: più si invecchia e più si hanno probabilità che si sviluppi.


Si stima che la maggioranza degli uomini di ottant'anni abbia una qualche forma di tumore della prostata, anche latente. Mutazioni in alcuni geni sono collegati a un aumento del rischio di tumore alla prostata, ad esempio i geni Brca 1 e Brca 2, gli stessi che nella donna aumentano il rischio di tumore al seno e dell'ovaio.

Anche la familiarità ha il suo peso: uomini che in famiglia hanno casi di tumore alla prostata, così come individui di particolari etnie (come gli afroamericani) sono statisticamente più esposti a questa neoplasia. 


Molto però fanno anche gli stili di vita, di cui siamo noi i principali fautori: il fumo, così come l’alcol, sono fattori di rischio noti per molti tumori, anche quello della prostata. Anche l’alimentazione può giocare un ruolo importante: alcune ricerche sembrano mostrare che l’assunzione di più di due grammi al giorno di calcio sia collegata a un aumento del rischio di un tumore della prostata.

Il calcio regola infatti il metabolismo della vitamina D, a cui sono sensibili le cellule della prostata, che rispondono stimolando la loro crescita. Per questo si suggerisce di consumare moderatamente prodotti lattiero-caseari (in cento grammi di latte ci sono 120 milligrammi di calcio). Analogamente, per ridurre il rischio di tumore alla prostata sarebbe opportuno ridurre il consumo di carni rosse e limitare le fritture e le griglie.


Di contro, il consumo di alcuni alimenti vegetali, come il pomodoro (ricco di licopene, un potente antiossidante) e le brassicacee (cavoli, cavoletti, broccoli) giocano un ruolo protettivo contro questo tumore. Fermo restando che ognuno è libero di effettuare le scelte che desidera, a maggior ragione per quanto riguarda la propria salute, l’importante è essere consapevoli che una visione del tutto fatalista sull’insorgenza dei tumori non è supportata da quanto ci dice la scienza, e che con le nostre scelte possiamo fare molto per diminuire o aumentare il rischio di ammalarci.


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