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Neuroscienze

«Ecco perché ho compilato il mio testamento biologico»

pubblicato il 28-05-2018
aggiornato il 31-05-2018

Anna Rita, 57 anni, è stata una delle prime italiane a redigerlo. «Il testamento biologico è un atto di responsabilità». Sul nostro sito il modulo pre-compilato per compilare le Disposizioni anticipate di trattamento

 «Ecco perché ho compilato il mio testamento biologico»

È in ottima salute e si definisce innamorata della vita. «Sono appena rientrata da Ischia, dove ho trascorso un lungo fine settimana di relax». Anna Rita Calcagni (nella foto) risponde al telefono da Rieti al termine di una consueta giornata di lavoro in banca. Le sue giornate sono piuttosto piene: il lavoro, gli hobby, la cura dei tre figli. Nulla che lasci presupporre timori per la salute, eppure a fine dicembre è stata tra i primi italiani a redigere le disposizioni anticipate di trattamento (Dat), anche note come testamento biologico. Non per paura che la vita sia agli sgoccioli, però. «L'approvazione della legge 219 mi ha portato a non procrastinare ancora questa decisione».


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TESTAMENTO BIOLOGICO: UNA SCELTA DI LIBERTA'

Cinquantasette anni, responsabile della filiale di un istituto di credito nel reatino e una vita piena di interessi, Anna Rita Calcagni non ha perso tempo. Quando il testamento biologico è divenuto una legge dello Stato, ci ha messo una serata a redigere le sue volontà. Nel testo, consegnato poi nelle mani del notaio Gianluca Abbate, c'è una premessa sarcastica sulla morte, che sembra parlarle. «Venite sulla Terra con una data di scadenza che nessuno conosce da anni e ancora non mi accettate. Non dovreste avere paura di me, sono l'altra faccia della medaglia. Prima o poi tutti arrivano al mio varco». Parole scritte di proprio pugno sull'unica facciata che riporta la volontà di essere curata, nel momento in cui dovesse subentrare una malattia, ma soltanto fino a quando ci sarà la speranza di guarire. «Sono da sempre contraria all'accanimento terapeutico, ma sei anni fa ho perso la mia più cara amica per un cancro, al termine di un calvario», racconta Anna Rita, che ha scelto di rendere nota la propria scelta attraverso queste colonne. Una decisione che non deve sorprendere, dal momento che non di rado è proprio l'esperienza con la morte di un amico o di un congiunto a spingere a riflettere e a lasciare traccia delle proprie intenzioni.

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SEMPRE GARANTITA LA TERAPIA DEL DOLORE

La legge 219 ha introdotto la possibilità di redigere le Disposizioni anticipate di trattamento, per esprimere, in anticipo, la propria volontà su accertamenti diagnostici o su trattamenti che si intendono accettare o rifiutare, nel caso in cui si fosse un giorno impossibilitati a farlo per infermità. Ma il testo della legge si occupa di temi più ampi, legati a doppio filo con il fine vita, come il consenso informato e il trattamento del dolore. «Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato - si legge nell'articolo 2 -. A tal fine, è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione delle cure palliative previste dalla legge 38 del 2010». Tradotto: la terapia del dolore (non è finalizzata al miglioramento delle condizioni del paziente) deve essere comunque assicurata.


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MEGLIO REDIGERLO QUANDO SI E' IN SALUTE

Non volendo lasciare la patata bollente tra le mani dei suoi tre figli, Calcagni ha già reso note le proprie volontà. «Amo e rispetto i miei ragazzi e non vorrei mai che siano straziati dal dubbio su cosa fare della mia vita. Ho preferito optare per la libertà di scelta, che però è un diritto che va esercitato non in situazioni di difficoltà e bisogno. Occorre essere lucidi, per decidere cosa fare del proprio corpo nelle ultime fasi, in cui è la paura a farla da padrone». Al testamento biologico - lo si può compilare anche scaricando il modulo presente sul nostro sito - occorrerebbe pensare quando va tutto bene. «Ritengo sia un atto di rispetto nei confronti della vita, prima che della morte», è scritto nell'ultima riga del documento. «Non saprei cosa fare se dovessi decidere della vita di mia madre, che è comunque una donna anziana. Motivo per cui non vedo per quale motivo avrei dovuto scaricare questa responsabilità sui miei figli». Nel documento non è indicato alcun fiduciario. «Ho espresso la mia intenzione in condizioni di piena lucidità: sono quelle che dovranno essere rispettate se e quando non sarò più in grado di esprimermi».
 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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