Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
Neuroscienze

I cinque campanelli d’allarme dell’ictus cerebrale

pubblicato il 29-10-2014
aggiornato il 12-07-2017

Alcune semplici regole per riconoscere un ictus in arrivo. La metà delle persone colpite sono donne. Ecco come ridurre i rischi

I cinque campanelli d’allarme dell’ictus cerebrale

Una donna su cinque potrebbe essere colpita da ictus cerebrale nell’arco della vita, già a partire dai 55 anni, con probabilità crescenti intorno ai 65 anni e punte massime tra gli 80 e gli 85 anni. Un problema sensibile sul quale la World Stroke Organization, promossa in Italia dalla Federazione A.L.I.Ce Italia Onlus, riporta quest’anno l’attenzione con lo slogan ‘I am a woman. Stroke affects me’ diffuso in occasione della Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale, che ricorre il 29 Ottobre.

 

I NUMERI

Sono importanti: 200 mila casi ogni anno – 80 per cento di nuove manifestazioni e 20 di ricaduta di malattia -  di cui la metà interessano donne in età avanzata. A rendere il problema ancora più degno di attenzione sono le implicazioni e il rischio disabilità dell’ictus cerebrale: soprattutto difficoltà funzionali, motorie, di linguaggio con cui convivono oggi all’incirca 1 milione di persone. Il ‘colpo’, come viene comunemente chiamato l’ictus, è una lesione cerebro-vascolare causata dall'interruzione del flusso di sangue al cervello per una ostruzione o la rottura di un’arteria.

«Ma a differenza della malattia cardiaca o dell’infarto miocardico che dipende da una sola causa – spiega il dottor Marco Stramba-Badiale, direttore del dipartimento Geriatrico-Cardiovascolare e Laboratorio Sperimentale di Ricerche di Riabilitazione e Medicina Cerebrovascolare dell’Auxologico di Milano - l’ictus può essere determinato da più fattori: una emorragia; un episodio ischemico, ossia un embolo che si stacca da una placca aterosclerotica dei grossi vasi del collo (carotidi) o dal cuore per una aritmia cardiaca (fibrillazione atriale) e da una malattia dei piccoli vasi intracranici».

Quando un'arteria nel cervello scoppia o si ostruisce, fermando o interrompendo il flusso di sangue, i neuroni, privati dell'ossigeno e dei nutrimenti necessari anche solo per pochi minuti, cominciano a morire con una cascata a domino sull’evoluzione della malattia. Fondamentale diviene riconoscerne subito i sintomi e qualora l’evento accada intervenire il più precocemente possibile.

 

I SINTOMI

Pochi segni, che coinvolgono le funzionalità cerebrali, e le loro modalità di insorgenza, colti tempestivamente, sono i fattore chiave che possono contribuire a cambiare il decorso della malattia: «Sono cinque i campanelli di allarme dell’ictus cerebrale: una debolezza o insensibilità di una metà del volto – precisa lo specialista – di uno degli arti (braccio o gamba) della metà del corpo, che può essere caratterizzata anche da formicolii. Oppure l’ictus può manifestarsi con l’incapacità di esprimersi o di comprendere qualcuno che sta parlando; con l’oscuramento o la perdita di visione da un solo occhio; con una inspiegabile sensazione di vertigine, di sbandamento o cadute e/o un grave mal di testa. Ciò che deve soprattutto insospettire è la comparsa improvvisa anche di una sola di queste condizioni e che deve indurre a chiamare subito il 118».

 

RISCHIO ICTUS

Alcune condizioni cliniche, specie se croniche, possono predisporre più facilmente allo sviluppo di un ictus: fra queste le malattie cardiovascolari, le alterazioni pressorie e il diabete mellito. «L'associazione fra pressione e ictus - aggiunge Stramba-Badiale – è dipendente dall'età e persiste anche sopra gli 80 anni; poi particolarmente importanti sono le malattie cardiache poiché il 15-20% degli ictus ischemici ha origine cardioembolica o è determinato da fibrillazione atriale, da non sottovalutare è anche il diabete mellito in cui il rischio di ictus è aumentato da 1,8 a 6 volte. Inoltre possono influire sull’insorgenza anche la presenza di placche aterosclerotiche sui vasi che portano il sangue al cervello o un attacco ischemico transitorio (TIA) che può annunciare un successivo ictus cerebrale».

 

PREVENIRE L’ICTUS

E’ possibile, con un corretto stile di vita. A partire dalla dieta di tipo mediterraneo, raccomandata dalla comunità scientifica internazionale, che preveda cioè un elevato consumo di  frutta, verdura, legumi, cereali, olio di olive e uno scarso apporto di grassi animali (poca carne, meglio  bianca rispetto alla rossa, e più pesce); l’eliminazione o la riduzione di alcool con un consumo massimo di 2 bicchieri di vino per gli uomini e non più di un bicchiere per le donne; l’eliminazione del fumo. E, non ultimo, l’attività fisica di tipo aerobico, ad esempio una camminata di 30 minuti a passo spedito (10-12 minuti per chilometro), che praticata in maniera costante e moderata ha un influsso benefico sia sulla prevenzione dell'ictus ischemico che emorragico. Queste regole protettive non rappresentano la garanzia che la malattia potrà essere evitata, ma allontanata certamente sì.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza