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Neuroscienze

La depressione post-partum esiste anche per i papà

pubblicato il 30-12-2015
aggiornato il 24-02-2017

In Italia ne soffre il quattro per cento degli uomini. Più a rischio con la nascita del primo figlio. L'assenza di sonno e appetito sono i primi sintomi

La depressione post-partum esiste anche per i papà

 

Prima l'ansia. Poi la depressione. Nella coppia che s'appresta ad "allargarsi", i disturbi della sfera psicologica non riguardano soltanto la mamma. Anche i papà, durante la gravidanza e dopo la nascita di un figlio, possono essere agitati e irritabili. Con il rischio che nessuno, in quella fase, si preoccupi di loro.

 

 

LA DEPRESSIONE POST-PARTUM PATERNA ESISTE

Il quadro, noto agli specialisti già da un paio di lustri (in Italia riguarda il quattro per cento dei giovani padri), trova conferma in una metanalisi di 43 studi condotta da un team di ricercatori dell'Università di Canberra e pubblicata sul Journal of Affective Disorders. Dall'analisi dei dati, gli studiosi hanno notato che l'ansia per l'arrivo di un nuovo bambino è comune (colpisce all'incirca un uomo su dieci) esattamente quanto la depressione post-partum che può colpire le loro compagne (novantamila soltanto in Italia), ma con rischi più alti. La differenza è che finora questo aspetto è stato sottovalutato.

 

I SINTOMI DA NON SOTTOVALUTARE

«Gli uomini possono inizialmente sentirsi fuori dal processo che lega in maniera viscerale la futura mamma con il neonato», spiega Liana Leach, ricercatrice dell'unità di epidemiologia psichiatrica e questioni sociali del centro di ricerca sull'invecchiamento, la salute e il benessere dell'ateneo australiano, prima firma della pubblicazione. «Il problema può aggravarsi perché spesso gli uomini non cercano aiuto e sottovalutano il problema». Osservati anche alcuni "segni" fisici del disagio psicologico: eccessiva sudorazione, poco ristoro notturno, appetito quasi nullo.

 

RISCHIO MAGGIORE CON IL PRIMO FIGLIO

La nascita di un figlio è un evento che "sconvolge" la coppia: nel bene, ma talvolta nel male. Nel caso dei futuri padri, l'ansia può derivare da un surplus di responsabilità, a maggior ragione in un periodo di difficoltà economica, o da precedenti problemi di salute mentale. «Non a caso, infatti, vengono spesso riconosciuti come disturbi di adattamento al periodo - commenta Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di salute mentale dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano e presidente della Società Italiana di Psichiatria, che presso la sua struttura sta portando avanti un progetto di sostegno all'intera famiglia verso la genitorialità -.

Il fenomeno è più evidente quando si ha il primo figlio e la compagna è già stata colpita da una depressione post-partum. è in quel momento che intercettiamo anche gli uomini, in cui spesso si osservano alcune modificazioni ormonali: il cortisolo e la prolattina risultano più alti del normale, a differenza del testosterone, il cui calo è propedeutico allo sviluppo del senso di accudimento. Aumento di peso e stress sono i primi segni visibili di una condizione psicologica di disagio».

 

TERAPIA DI GRUPPO PER SOLI PADRI

Trattandosi di una metanalisi, le conclusioni dei ricercatori australiani erano già state anticipate da singoli studi. L'ultimo tra questi, pubblicato sull'American Journal of men's Health, ha evidenziato come tra 622 futuri padri canadesi, osservati per un anno e mezzo tra la gravidanza e i primi mesi di vita del neonato, oltre il 13 per cento mostrasse i sintomi della depressione. Il problema, dunque, esiste. Ma parlarne non deve fare paura, perché spesso è il viatico che avvicina alla soluzione. La condizione è reversibile. «Abbiamo iniziato a trattare questi uomini con una terapia di gruppo - chiosa Mencacci -. Lavoriamo affinché condividano l'esperienza della paternità e si rendano conto di non essere poi inadeguati al ruolo».


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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