Una donna su dieci cade in depressione dopo aver partorito. Per la precisione, in Italia, l’indagine realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha rilevato che tra il 7 e l’11% delle donne che hanno effettuato lo screening per la depressione post partum è risultato a rischio di depressione (in Europa un po’ di più: 8-12 per cento). La prima multicentrica nel nostro Paese. Le donne coinvolte sono state contattate principalmente durante i corsi di preparazione al parto, circa duemila, in varie città (Campobasso, Bergamo, Treviso) e in tre ospedali romani.
«In una condizione di rilassamento come è in questi corsi, si è spiegato loro che cos’è la depressione post partum e come si può presentare. Senza allarmismi», spiega Gabriella Palumbo, responsabile del progetto dell’Iss nell’ambito del quale è stato condotto lo studio, coordinato dal reparto salute mentale del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) con il supporto del Ccm-Ministero della Salute. E si è chiesta l’adesione a un controllo tra la sesta e dodicesima settimana dopo il parto, nel tempo critico, cioè, in cui può svilupparsi il disturbo.
DA MALINCONIA A MALE OSCURO
Secondo alcuni studiosi potrebbe essere la perdita della placenta, ricca di ormoni steroidi dotati anche di azione ansiolitica e sedativa, a provocarlo creando una specie di crisi di astinenza e, dunque, la caduta dell’umore. Una condizione pericolosa, oltre che dolorosa, sia per la donna sia per i suoi comportamenti con il bambino. E da non confondere con il cosiddetto baby blues, quella malinconia, facilità alle lacrime, sentimento avvolgente di debolezza e di incapacità che coglie quasi tutte le puerpere, dovuto forse all’improvviso aumento di prolattina. E che in genere passa entro un paio di settimane.







