La seconda gravidanza non è una semplice replica della prima: anche il cervello materno cambia, ma lo fa in modo diverso, adattandosi a una condizione più complessa. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications, che mostra come le modificazioni cerebrali siano legate soprattutto alla gestione simultanea di più stimoli e compiti.
In uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, i ricercatori cercano di comprendere come una seconda gravidanza trasformi la struttura e la funzione del cervello femminile. Sappiamo da ricerche precedenti che la prima induce cambiamenti duraturi, il nuovo lavoro suggerisce che anche la seconda lascia un'impronta unica e distintiva.
«La transizione alla maternità è una delle trasformazioni biologiche e psicologiche più profonde della vita adulta. Negli ultimi anni le neuroscienze hanno mostrato che la gravidanza è associata a modificazioni strutturali e funzionali che coinvolgono reti legate all’empatia, alla percezione di sé e alla regolazione delle emozioni», commenta Valentina Rotondi, Prof.ssa SUPSI Lugano e Ricercatrice Associata Nuffield College, Università di Oxford. «Ricerche di questo tipo ci aiutano a capire come si sviluppa il comportamento materno e perché alcune donne vivono questa fase con maggiore vulnerabilità psicologica».
LO STUDIO
Lo studio olandese ha coinvolto 110 donne: 30 alla seconda gravidanza, 40 alla prima e 40 senza figli (gruppo di controllo).
Entrambi i gruppi di madri hanno mostrato riduzioni diffuse del volume corticale.
Nelle madri al secondo figlio, la riduzione mediana è stata del 2,8%; in caso di primo figlio i cambiamenti coinvolgevano aree cerebrali significativamente più ampie, con una riduzione mediana del volume corticale del 3,1%.
Gli autori osservano maggiori cambiamenti nelle reti legate all’attenzione, al controllo motorio e alla risposta agli stimoli esterni, come il network somatomotore e il network dell’attenzione dorsale nelle donne alla seconda gravidanza e ipotizzano che potrebbero riflettere la necessità di gestire le crescenti richieste derivanti dal prendersi cura di più figli contemporaneamente. Per network o reti intendiamo un insieme di regioni cerebrali che comunicano tra loro. «Queste reti sono coinvolte nella gestione di compiti concreti, nell’orientamento verso l’ambiente e nella capacità di rispondere rapidamente a più richieste contemporaneamente. Il fatto che siano cambino durante le seconde gravidanze è coerente con l’idea che il cervello si stia adattando a una situazione più complessa: la cura di più figli, spesso con esigenze diverse, che richiede maggiore flessibilità attentiva, coordinazione e capacità di gestione simultanea delle richieste», commenta Rotondi.
CAMBIAMENTI CEREBRALI E SALUTE MENTALE
In entrambi i gruppi di mamme è stata osservata un’associazione tra i cambiamenti cerebrali e l’insorgenza di depressione peripartum e disagio psicologico. In particolare, cambiamenti cerebrali meno pronunciati sono stati collegati a maggiori disturbi depressivi nella maggior parte delle aree analizzate. La correlazione tra cambiamenti nel volume della materia grigia e salute mentale era più accentuata durante la gravidanza per le donne al secondo figlio e dopo il parto in quelle al primo bambino. L’ipotesi è che i cambiamenti osservati giochino un ruolo attivo e potenzialmente protettivo rispetto alla salute mentale materna. Ma, come precisa Rotondi, su questo tema la letteratura è ancora poca e non sempre chiarissima. «Alcuni studi trovano associazioni tra i cambiamenti cerebrali legati alla gravidanza e il benessere psicologico materno sia in positivo che in negativo. Questo non significa che le modificazioni cerebrali causino direttamente disturbi della salute mentale, ma suggerisce che fanno parte di un processo di adattamento. Come spesso accade nei sistemi biologici complessi, lo stesso meccanismo che permette una maggiore sensibilità emotiva e relazionale può anche aumentare la vulnerabilità allo stress».
EFFETTI A LUNGO TERMINE
Un altro filone di ricerca in neuroscienze e maternità si occupa di esplorare gli effetti su benessere e invecchiamento cerebrale dei cambiamenti osservati nel lungo termine.
«Diversi studi suggeriscono che alcune modificazioni legate alla maternità possono persistere per anni o decenni», commenta l’esperta. Rotondi è la prima autrice di un lavoro pubblicato su Scientific Reports nel 2024 che ha valutato proprio i cambiamenti nella struttura cerebrale delle madri molti anni dopo la gravidanza. «Abbiamo osservato che le madri presentano differenze strutturali nel cervello anche molti anni dopo la gravidanza, in particolare in regioni coinvolte nell’empatia, nella cognizione sociale e nella regolazione emotiva. Questo suggerisce che la maternità non produce solo cambiamenti temporanei legati al periodo perinatale, ma può contribuire a modellare il cervello in modo duraturo, probabilmente attraverso l’esperienza di cura e le richieste cognitive ed emotive associate al crescere un figlio».
In generale questi studi, come osserva la ricercatrice, contribuiscono a cambiare il modo in cui pensiamo alla maternità. Non solo come una fase di vulnerabilità, ma anche come un periodo di intensa plasticità, in cui il cervello si riorganizza per sostenere nuove forme di relazione, responsabilità e adattamento.


