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Neuroscienze

La sintassi sta a sinistra e nasce con noi

pubblicato il 22-09-2011
aggiornato il 14-11-2017

Dalla Conferenza Mondiale di The Future of Science. L'intervento di Andrea Moro: il linguaggio non è solo una costruzione culturale, ma ha una base biologica

La sintassi sta a sinistra e nasce con noi

“La sintassi è soltanto umana”. E fin qui si può convenire subito senza sorpresa. “La sintassi è inscritta nel nostro cervello, è innata”. E’ solo un’ipotesi, ma accende stupore e incredulità. Con tanti sostenitori del cervello tabula rasa alla nascita…

Il professor Andrea Moro dal palco di Venezia va avanti con qualche paradosso, esempi, ogni tanto conditi di humour. La sua relazione si intitola suggestivamente The boundaries of Babel, i confini di Babele .

Si spiegherebbe così anche perché bambini piccolissimi imparino ovunque in poco tempo strutture complesse come grammatica e sintassi. Ma non è questa la prova principe. Molto più intriganti, e ineludibili, le immagini del cervello che il professore di Linguistica generale allo IUSS di Pavia mostra sullo schermo: “Ecco dove presumibilmente si ‘incarna’ in noi la sintassi”. Ecco lucine rosse che con le macchine di brain imaging indicano le parti dove il cervello via via si attiva: e la sintassi pare ‘abitare’ nell’emisfero sinistro, in particolare nell’area di Broca e nel nucleo caudato di sinistra.

Ma perché la sintassi, a cosa serve?

“Posso fare l’esempio dei colori: non li vediamo tutti altrimenti troppe onde luminose, troppe sollecitazioni arriverebbero al nostro occhio e il risultato sarebbe la visione di una nebbia indistinta. Abbiamo bisogno di ‘setacci’ per vedere e capire. Così il ruolo della sintassi”.

Continua Moro: “Se io dico ‘Caino uccise Abele’ oppure metto in fila così le parole: ’Abele uccise Caino’ cambia totalmente il significato. Dunque, nel linguaggio la sequenza lineare non basta, c’è una trama nascosta come nel retro di un arazzo che riesce a far emergere sul dritto un certo disegno: bene, quella trama è la sintassi dentro il nostro cervello. La sintassi dunque ha un livello bidimensionale”.

La rivoluzione inseguita da Moro e tanti altri studiosi d’avanguardia è dimostrare che il linguaggio non è una convenzione culturale di natura arbitraria. Non è stata inventata dal nulla dall’uomo, ma ha una base biologica.

Un’ipotesi che data dal medioevo in poi spiega il linguaggio come ‘copia’, riflesso del mondo, ma contro questa tesi c’è una prima obiezione: e perché allora gli animali non fanno questa ‘copia’  vedendo il mondo come noi? Inoltre: “La sintassi è la parte nucleare di tutte le lingue che permette di costruire strutture infinite. Il mondo, invece, è limitato, finito. La proprietà dell’infinito, l’hanno soltanto la matematica e la musica”. Due altre facoltà che – qui non c’è da discutere – sono prettamente umane.

Professor Moro, ma che implicazioni pratiche può avere la vostra rivoluzione se dimostrata? 

“Notevoli. Tre esempi: 1) chi si occupa di clinica dovrà affinare, o rivedere, le descrizioni dell’afasia;  2) l’apprendimento di una seconda lingua, sia a livello di bambini che di adulti, può cambiare radicalmente, e già qui entrerebbero in gioco elevati interessi economici; 3) se riusciamo a capire meglio come funziona la sintassi possiamo riuscire a tirar fuori linguaggi artificiali più flessibili”. Dalla natura primordiale alla tecnologia più avveniristica.

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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