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Oncologia

Curare il cancro: a che punto siamo?

pubblicato il 02-06-2020

Cronicizzare la malattia, sviluppare terapie su misura, ridurre il rischio di recidiva. Le sfide presenti e future nella lotta al cancro. I 5 punti da ricordare dopo il congresso ASCO

Curare il cancro: a che punto siamo?

Si è appena concluso il congresso "virtuale" dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale dedicato alle terapie anticancro. Un meeting dove ogni anno si evidenziano le strategie di cura più promettenti nel campo dell'oncologia. Dalla cronicizzazione di alcune forme tumorali all'utilizzo sempre più esteso di terapie su misura, ecco i 5 punti da ricordare da questa edizione di ASCO 2020.

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CRONICIZZARE LA MALATTIA

"Se non sempre si può eliminare il tumore è però possibile conviverci -con una buona qualità di vita- per molto tempo". Se questa frase, fino a più o meno 10 anni fa, poteva sembrare un'eresia, oggi sono sempre di più le persone che a distanza di molto tempo riescono a convivere con un tumore metastatico. Cronicizzare la malattia infatti non è più una utopia. Di cancro si muore ancora e la sfida è tutt'altro che vinta ma se guardiamo al passato non possiamo non constatare gli enormi progressi in fatto di cure. Successi in gran parte attribuibili all'immunoterapia, quell'approccio che consente di risvegliare il sistema immunitario per combattere e controllare la malattia. Quello che è stato per il melanoma -oggi il 20% dei pazienti metastatici è vivo a 10 anni di distanza, contro i pochi mesi prima dell'avvento dell'immunoterapia- la cronicizzazione sta diventando realtà anche nel tumore del polmone. Se con la sola chemioterapia solo il 5% dei malati era vivo a 5 anni dalla diagnosi, oggi con l'immunoterapia siamo arrivati al 25-30%. Una percentuale destinata ad aumentare.

COMBINARE PIU' STRATEGIE

Proprio perché la sfida è tutt'altro che vinta la ricerca ora si sta dirigendo verso l'ottimizzazione delle terapie già disponibile. L'immunoterapia infatti non è efficace in tutti i pazienti e una delle principali sfide è indentificare i fattori che causano questa mancata risposta. Nel frattempo però diverse ricerche stanno provando ad aumentare la quota di persone che rispondono positivamente alle terapie. Combinare chemioterapia e immuniterapia e “modificare” il tumore in modo tale da renderlo maggiormente visibile agli occhi del sistema immunitario sono le attuali strategie che gli oncologi stanno percorrendo. Senza dimenticare l'utilizzo dei farmaci a bersaglio molecolare, particolarmente efficaci in quei tumori in cui sono presenti particolari mutazioni che li rendono sensibili a questi trattamenti. 

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EVITARE LE RECIDIVE

L'ASCO di quest'anno verrà ricordato in particolar modo anche per i grandi progresso delle terapie adiuvanti. Se la gran parte degli studi presentati hanno sempre a che fare con tumori metastatici, la ricerca clinica procede anche nel tentativo di individuare nuovi approcci per evitare che il tumore, quando viene rimosso chirurgicamente, porti nel giro di poco tempo a ripresentarsi sotto forma di recidiva. Dai dati presentati al congresso americano, l'utilizzo di farmaci a bersaglio molecolare per il melanoma ad alto rischio di recidiva e per il tumore al polmone ha dimostrato di ridurre significativamente la probabilità che ciò accada. 

TERAPIE SU MISURA

Tra le terapie di "frontiera" assumono sempre più importanza le Car-T. Se solo 5 anni fa questo tipo di terapie in sperimentazione si contavano sulle dita di una mano, oggi una buona fetta degli studi presentati ad ASCO riguardano questo tipo di approccio. Le Car-T sono la forma più avanzata di terapia su misura: la tecnica consiste nel prelievo dei linfociti T del malato per modificarli geneticamente in modo che sulla superficie esprimano un recettore capace di riconoscere le cellule tumorali. Una volta reinfusi nel malato i linfociti modificati attaccano il tumore sino ad eliminarlo. Un approccio che sta funzionando soprattutto nei tumori del sangue quando le armi a disposizione sono finite e la malattia non è più controllabile. Sui tumori solidi invece la ricerca procede ma c'è ancora molto da lavorare.

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MONITORARE L'EFFETTO COVID-19

Ultimo punto, impossibile da non affrontare, è il legame tra Covid-19 e la cura dei tumori. Sette centri su dieci hanno proseguito la loro attività, proteggendo i malati di tumore dal possibile contagio di Covid-19 e dalla possibile progressione della neoplasia se le terapie fossero state interrotte. Ma il 20% dei pazienti ha preferito in questi mesi rimandare un appuntamento già fissato. Inoltre, causa pandemia, si è avuto il blocco totale dei programmi di screening. Nei prossimi mesi sarà più che mai fondamentale valutare l'impatto della pandemia sulla diagnosi e cura dei tumori e recuperare il tempo perso per strada.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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