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Oncologia

Glioblastoma: un nuovo target per combatterlo con la CAR-T

pubblicato il 06-03-2018
aggiornato il 04-04-2018

Identificato un nuovo bersaglio per combattere il glioblastoma con l'immunoterapia a base di CAR-T. Il merito è degli scienziati dell'Istituto Besta di Milano

Glioblastoma: un nuovo target per combatterlo con la CAR-T

Passo avanti nella lotta al glioblastoma. Uno studio italo-statunitense, pubblicato su Science Translational Medicine, ha identificato un nuovo bersaglio che potrebbe essere sfruttato per eliminare il tumore grazie alla terapia genica con CAR-T. Un risultato importante - seppur preliminare e ottenuto in modello animale - che si aggiunge all'importante studio pubblicato negli scorsi mesi da Antonio Iavarone e Anna Lasorella della Columbia University. In questo caso gli scienziati sono riusciti ad identificare come togliere energia al glioblastoma e smettere di farlo crescere.

Terapia genica: una nuova CAR-T per la leucemia linfoblastica acuta

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02-02-2018
COMBATTERE I TUMORI CON LA TERAPIA GENICA

Da alcuni anni a questa parte l'immunoterapia è entrata di diritto - dopo chirurgia, chemio e radioterapia - tra le strategie terapeutiche per la cura dei tumori. L’idea alla base di questo approccio è quella di sfruttare l'innata capacità del sistema immunitario di riconoscere il cancro. I sistemi più diffusi per potenziare il sistema immunitario ad oggi sono i farmaci immunoterapici, dei particolari anticorpi che iniettati nel paziente agiscono rimuovendo il freno alle cellule del sistema immunitario. Da qualche tempo a questa parte però, complice lo sviluppo di tecniche di manipolazione del Dna sempre più precise, gli scienziati hanno pensato di ottenere lo stesso effetto agendo direttamente sul "libretto di istruzioni" delle cellule immunitarie.  E' questo il caso della terapia genica CAR-T. L'approccio consiste nel prelevare i linfociti del paziente, modificarli in laboratorio in modo che riconoscano il tumore e reinfonderli all'interno del malato affinché agiscano eliminando le cellule cancerose. Ad oggi con questo approccio alcuni tumori, come ad esempio la leucemia linfoblastica acuta, possono essere curati con successo.

DECIFRARE IL GLIOBLASTOMA

Il principale problema nella messa a punto di queste terapie è identificare il bersaglio che si vuole colpire. Se per alcuni tumori ciò è semplice, per quanto riguarda il glioblastoma la partita è più complicata. Le cellule che compongono questo tumore non sono tutte uguali e per questa ragione alcune possono sfuggire alla CAR-T in quanto non presentano le caratteristiche per essere riconosciute. Ecco perché identificare più bersagli è di fondamentale importanza. 

Glioblastoma: combatterlo spegnendo il motore del tumore

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09-01-2018
CSPG4, IL NUOVO BERSAGLIO DELLA CAR-T

Nello studio dell'Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, realizzato dalla dottoressa Sara Pellegatta in collaborazione con la University of North Carolina (Stati Uniti), gli scienziati hanno individuato un nuovo bersaglio specifico per il glioblastoma: la proteina CSPG4. La ricerca ha analizzato i tessuti tumorali di 46 pazienti e dalle analisi è emerso che in due terzi dei casi questa proteina era espressa. Non solo, gli autori hanno anche osservato come, agendo su una particolare via molecolare, sia possibile anche aumentare il livello di espressione di questa molecola. Un risultato importante per mettere a punto una nuova CAR-T specifica contro CSPG4.

CART-T EFFICACE IN VITRO E NEI MODELLI ANIMALI

Sfruttando questa scoperta gli autori dello studio hanno provato a testare la terapia sia su cellule tumorali di glioblastoma in vitro sia in animali da laboratorio. Dalle analisi è emerso che attraverso questo approccio è stato possibile controllare la crescita tumorale e, nel caso dei topi utilizzati, prolungare la sopravvivenza. Anche se molto rimane da fare questo risultato rappresenta un ulteriore tassello verso una cura del glioblastoma sempre più specifica.

 

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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