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Oncologia

Immunoterapia e terapia genica: presente e futuro della lotta al cancro

pubblicato il 04-02-2017
aggiornato il 16-11-2017

Oggi si celebra il World Cancer Day: con l'immunoterapia la lotta al cancro è cambiata radicalmente

Immunoterapia e terapia genica: presente e futuro della lotta al cancro

Immunoterapia, chemioterapia, radioterapia e chirurgia. Sono questi i quattro pilastri della lotta al cancro. Approcci che negli anni hanno portato ad un cambio epocale. Se sino agli anni ’60 i tumori –specialmente se diagnosticati in fase avanzata- non lasciavano scampo, oggi neoplasie considerate incurabili possono invece essere trattate con successo. A dimostrarlo sono i dati resi noti oggi in occasione del World Cancer Day 2017: nel nostro Paese nel 2006 erano 2 milioni e 244mila ngli italiani che avevano superato la malattia. Oggi, a distanza di 10 anni, sono oltre tre milioni. Il merito di questo numero sempre più crescente è da attribuirsi alle sempre più mirate cure, in particolare l’immunoterapia. Non è un caso che per il secondo anno consecutivo l’American Society of Clinical Oncology abbia assegnato l’oscar come miglior strategia innovativa per combattere il cancro. Perché l’immunoterapia, pur essendo una realtà consolidata, è in continua evoluzione. 

 

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POTENZIARE LE DIFESE

Ogni giorno nel nostro corpo alcune cellule accumulano diverse mutazioni genetiche che le predispongono a divenire cancerose. Fortunatamente, grazie al sistema immunitario, queste vengono riconosciute ed eliminate. L’idea alla base dell’immunoterapia è proprio quella di sfruttare il sistema immunitario a combattere il cancro. Come? Pilotando, potenziando e stimolando questa risposta. In particolare l’obbiettivo è evitare che la risposta perda di efficacia nel tempo. Ed è proprio su questi meccanismi che agiscono i principali farmaci immunoterapici oggi in commercio.

SISTEMA IMMUNITARIO E CANCRO: IL PRESENTE E IL FUTURO DELL'IMMUNOTERAPIA

MELANOMA, POLMONE E VESCICA

Nel sistema immunitario una proteina recettore implicata nello spegnimento della risposta è PD-1, posta sulla superficie dei linfociti. Bloccandola con un opportuno anticorpo è possibile dunque rimuovere il freno e lasciare le cellule libere di agire. Nella lotta al melanoma e al tumore del polmone da tempo vengono utilizzati dei farmaci che hanno come obiettivo proprio PD-1. Grazie a questo approccio, ad esempio, oggi il 20% dei pazienti colpiti da melanoma metastatico è vivo a 10 anni dalla diagnosi. Un risultato impensabile sino a pochi anni fa quando la malattia, in fase avanzata, non lasciava scampo. Discorso simile vale anche per il tumore della vescica dove con l’immunoterapia si è ottenuto il primo reale progresso negli ultimi 30 anni.

 

TERAPIA GENICA

Ma se l’approccio attuale consiste nel somministrare farmaci che vanno ad interferire con quei recettori posti sulla superficie delle cellule immunitarie, le ultime tecniche di ingegnerie genetica promettono di andare a modificarli direttamente rendendoli attivi a piacimento. Ciò è possibile grazie alla terapia genica: potendo agire aggiungendo informazioni utili la tecnica può essere dunque sfruttata per insegnare dall'interno al sistema immunitario a riconoscere ed eliminare le cellule cancerose rimuovendo ciò che le frena o potenziandone l'effetto. In clinica questo approccio ha cominciato a dare i primi risultati sperati.

 

AUTOTRAPIANTO

La tecnica, nota con il nome di Car-T (Chimeric antigen receptor T-Cell) consiste nell’isolamento e nella trasformazione dei linfociti T del malato con l’obbiettivo di “insegnare” a queste cellule a colpire selettivamente il tumore. Linfociti che, una volta ingegnerizzati, vengono infusi nel paziente. Una sorta di autotrapianto dagli esiti molto incoraggianti: ad oggi le prime sperimentazioni dicono che l’approccio può funzionare contro linfomi aggressivi e indolenti, diverse forme di leucemie, mielomi e glioblastomi. La speranza è che il successo ottenuto con i classici immunoterapici oggi in commercio possa ripetersi nuovamente.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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