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Oncologia
Daniele Banfi

Leucemia mieloide acuta: spegnere PRC2 per evitare le recidive

pubblicato il 08-03-2022

Identificato il fattore chiave che nasconde le cellule tumorali al sistema immunitario. Agendo farmacologicamente su di esso si potrà ridurre il rischio di recidiva dopo il trapianto di midollo da donatore

Leucemia mieloide acuta: spegnere PRC2 per evitare le recidive

Nella leucemia mieloide acuta circa il 50% di chi riceve un trapianto di midollo da donatore va incontro allo sviluppo di una recidiva del tumore. Una percentuale decisamente elevata che un giorno potrebbe però abbassarsi drasticamente. Uno studio tutto italiano ad opera dei ricercatori dell'Ospedale San Raffaele di Milano, pubblicato dalla rivista Cancer Discovery, ha individuato il meccansimo alla base delle recidive. A causarle è la proteina PRC2, capace di rendere invisibili le cellule tumorali al sistema immunitario. Bloccandone l'attività -di farmaci in sperimentazione che hanno PRC2 come bersaglio ce ne sono già- la speranza è quella di ridurre il rischio di recidiva.

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LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA: LE CURE

Secondo gli ultimi dati AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 2 mila nuovi casi di leucemia mieolide acuta. Tumore del sangue tipico degli anziani -l'incidenza maggiore è dopo i 60 anni-, può riguardare anche i bambini rappresentando circa il 13% di tutte le leucemie nella fascia di età tra gli 0 e i 14 anni. La cura si svolge essenzialmente in due parti: una chemioterapia di induzione per eliminare gran parte delle cellule presenti nel midollo osseo (sede primaria del tumore) ed una di mantenimento per eliminare le cellule residue. 

 

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IL RISCHIO DI RECIDIVA

Successivamente alla terapia di mantenimento, a seconda delle caratteristiche della malattia, in alcuni casi si procede ad un trapianto di cellule staminali ottenute dal midollo osseo. Trapianto, da donatore o autologo, utile per ripopolare le cellule eliminate con la chemioterapia e per tenere a bada eventuali cellule cancerose residue. In particolare, proprio su quest'ultimo punto, l'attività antitumorale del trapianto è dovuta alla parziale incompatibilità tra il sistema immunitario del donatore e le cellule del paziente, di cui fanno parte anche le cellule tumorali. Questa reciproca incompatibilità è legata alla presenza, sulla superficie delle cellule tumorali, di una diversa classe di proteine, chiamate HLA. Tale diversità facilita il lavoro dei linfociti del donatore nel riconoscere il tumore come un elemento estraneo, da attaccare ed eliminare. Eppure circa la metà delle persone con leucemia mieloide acuta sottoposte a trapianto da donatore sviluppa nel tempo una recidiva della malattia. «In queste persone -spiega Luca Vago, responsabile della ricerca insieme alla dottoressa Raffaella Di Micco- il tumore si ripresenta a distanza di tempo e questa volta non è più riconoscibile dai linfociti trapiantati: le proteine HLA normalmente presenti sulla superficie delle cellule leucemiche sono state infatti nascoste per sfuggire al sistema immunitario. Studiare questi meccanismi di evasione e trovare strategie efficaci per ostacolarli è uno dei nostri obiettivi di ricerca».

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LO STUDIO

In uno studio precedente, pubblicato nel 2019 su Nature Medicine, il gruppo diretto da Vago -in collaborazione con il professor Fabio Ciceri e la professoressa Chiara Bonini- aveva scoperto che nel 40% dei casi di recidiva post trapianto, la scomparsa delle proteine HLA non poteva essere spiegata da mutazioni genetiche nel DNA del tumore. Il segreto di questa incapacità da parte dei linfociti T di riconoscere il tumore deve per forza essere dovuto ad altro. Nello studio da poco pubblicato i ricercatori, guidati da Valentina Gambacorta, hanno scoperto che il responsabile di tutto ciò è la proteina PRC2. PRC2 agisce "nascondendo" la porzione di DNA che corrisponde a un gene e rendendo così impossibile la sintesi della proteina corrispondente da parte della cellula. «Nel caso delle cellule leucemiche in recidiva, la porzione di DNA nascosta da PRC2 è proprio quella che codifica per le proteine di superficie HLA. Si tratta di una strategia di sopravvivenza estremamente vantaggiosa per la leucemia dopo un trapianto da donatore, perché le proteine HLA sono proprio il bersaglio che i linfociti T trapiantati usano per riconoscerle e ucciderle» spiega la Gambacorta. In questo modo il tumore non viene riconosciuto ed è libero di crescere.

LE PROSPETTIVE FUTURE

Ecco perché, compreso il ruolo di PRC2, agire bloccandone l'attività potrebbe essere la chiave per ridurre il rischio di recidiva. Gli inibitori di PRC2 sono già in via di sperimentazione clinica avanzata per altri tumori ematologici e solidi, sulla base di meccanismi di azione diversi rispetto a quello, del tutto nuovo, scoperto dai ricercatori del San Raffaele e descritto su Cancer Discovery. Il fatto che la sicurezza e la tollerabilità di questi farmaci sia già stata ampiamente sperimentata negli esseri umani, promette di accelerare l’avvio delle prime sperimentazioni cliniche di questi inibitori nei pazienti con leucemia mieloide acuta.

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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