Chiudi
Oncologia

Lotta ai tumori: 5 cose da ricordare dal mondo della ricerca

pubblicato il 03-10-2019

La ricerca contro il cancro è in piena evoluzione. Immunoterapia, farmaci a bersaglio molecolare e biopsia liquida le chiavi per batterlo. Cosa ricordare dal congresso dell'European Society for Medical Oncology

Lotta ai tumori: 5 cose da ricordare dal mondo della ricerca

La ricerca per la cura dei tumori negli ultimi anni ha mostrato un'accelerazione come mai era accaduto nei decenni precedenti. Complice lo sviluppo di farmaci che interferiscono con i meccanismi che il tumore mette in atto per replicarsi, di immunoterapici capaci di risvegliare la risposta immunitaria contro il cancro e test in grado di valutare l'evoluzione della malattia, alcune forme di tumore possono essere affrontate con un maggior successo rispetto ad un tempo. Ecco i principali messaggi emersi dal congresso dell'European Society for Medical Oncology. La situazione della ricerca in oncologia spiegata in 5 punti.

L'immunoterapia ha trasformato il melanoma in una malattia cronica

L'immunoterapia ha trasformato il melanoma in una malattia cronica

29-09-2019
CANCRO COME MALATTIA CRONICA

A differenza del passato, dove per affrontare un tumore gli oncologi avevano a disposizione solo chirurgia, radioterapia e chemioterapia, nell'ultimo decennio la lotta al cancro si è arricchita di una nuova strategia terapeutica: l'immunoterapia. L'idea di fondo è quella di sfruttare il sistema immunitario affinché riconosca ed elimini le cellule cancerose. Grazie allo sviluppo degli immunoterapici oggi è possibile tenere sempre accesa la risposta immunitaria contro la malattia. Se alcuni anni fa questa strategia rappresentata una speranza, oggi l'immunoterapia ha cambiato la storia di diversi tumori, primo fra tutti il melanoma.

I dati presentati ad ESMO parlano chiaro: se prima l'aspettativa di vita media era di soli 9 mesi dalla diagnosi di melanoma metastatico, oggi con l'ultima combinazione di farmaci sviluppati (ipilimumab più nivolumab) il 52% delle persone è viva a 5 anni. Non solo, il 20% dei pazienti trattati con ipilimumab, il primo immunoterapico della storia, sono vivi a 10 anni di distanza. A beneficiare dell'immunoterapia ora è il tumore del polmone. In sempre più casi questa strategia è utilizzata come prima scelta di trattamento. Se eliminare del tutto il tumore non sempre è possibile, con ciò che si ha attualmente a disposizione è possibile in alcuni casi rendere cronica la malattia.

Quando gli antibiotici alterano il microbioma l'immunoterapia non funziona

Quando gli antibiotici alterano il microbioma l'immunoterapia non funziona

30-09-2019
AUMENTARE IL NUMERO DI PERSONE CHE RISPONDE ALL'IMMUNOTERAPIA

L'altra faccia della medaglia dell'immunoterapia è rappresentata da quei pazienti che non traggono risultato da questa strategia. Ad oggi si calcola che siano solo il 40-50% quelli che ne riescono a beneficiare. Ora la ricerca si sta concentrando nella direzione di identificare quei meccanismi che la rendono inefficace. Un ruolo importante a tal proposito sembra essere giocato dal microbioma intestinale. Alcuni studi presentati ad ESMO hanno dimostrato che i pazienti con tumori solidi trattati con immunoterapia e che erano in terapia antibiotica rispondevano molto meno efficacemente alle cure rispetto a quelli che non avevano assunto antibiotici.

Non solo, i pazienti che invece rispondono efficacemente hanno una composizione batterica intestinale peculiare e particolarmente ricca del microrganismo Akkermansia muciniphila. Il microbioma dunque sarà sempre di più un fattore importante nella buona riuscita delle terapie. Poterlo modulare con dieta, integratori e trapianto di batteri fecali potrà essere una strategia per migliorare le cure anticancro.

CHEMIOTERAPIA E FARMACI A BERSAGLIO MOLECOLARE NON VANNO IN SOFFITTA

Attenzione però a riporre tutte le speranze nell'immunoterapia. Chemioterapia e farmaci a bersaglio molecolare non andranno insoffitta. Tutt'altro. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la somministrazione concomitante o in sequenza delle chemioterapia e dell'immunoterapia, migliora l'efficacia di quest'ultima. Ciò è particolarmente vero nel tumore del polmone. Anche i farmaci sviluppati specificatamente contro le caratteristiche molecolari del tumore non spariranno. Diverse analisi hanno dimostrato, come nel caso del tumore al polmone ALK+, il 92% dei pazienti beneficia di del trattamento con alectinib. Non solo, anche il tumore all'ovaio sta beneficiando di questo genere di farmaci grazie allo sviluppo dei PARP-inibitori come niraparib, olaparib e veliparib. Obbiettivo: ritardare le ricadute nelle pazienti che già hanno una malattia avanzata e guadagnare tempo

Biopsia liquida: sì per monitorare le cure, no per la diagnosi precoce

Biopsia liquida: sì per monitorare le cure, no per la diagnosi precoce

04-05-2017
CON LA GENETICA, TANTI TUMORI RARI

Dal congresso ESMO emerge anche un altro importante dato. Alcuni decenni fa la cura dei tumori si basava su sede anatomica. Con il progresso delle tecniche di diagnosi molecolari si è arrivati a suddividere lo stesso tipo di tumore in sottocatogorie in base all'espressione di particolari proteine. Ora, grazie a tecniche di sequenziamento del Dna sempre più precise, sta emergendo che all'interno dello stessa sottocategoria di tumore, è possibile suddividere la malattia in ulteriori sottocategorie. Ogni forma tumorale sarà, andando ad analizzarla in profondità, una "malattia rara".

L'IMPORTANZA DEI TEST DIAGNOSTICI

Partendo dal presupposto che avremo a che fare sempre di più con un numero indefinito di tumori rari, per orientare le terapie verso una vera e propria medicina di precisione disegnata sulle caratteristiche del paziente, la vera sfida del futuro è rappresentata dai test diagnostici. I farmaci a disposizione oggi ci sono ma per poterli dare alle persone giuste occorre conoscere in profondità le caratteristiche molecolari della malattia e del microambiente in cui cresce. Ma c'è di più: grazie a questi test, come la biopsia liquida, riusciremo a seguire l'evoluzione della malattia e cambiare in corso d'opera le terapie. La vera sfida dei sistemi sanitari nazionali sarà proprio questa. Investire nell'organizzazione di laboratori efficienti in grado di fornire il profilo della malattia. Tutto ciò oggi è realtà neglio studi clinici, lo è molto meno nella pratica clinica.

 

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza