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Oncologia

Meno tumori dell'apparato digerente con l'«aspirinetta»?

pubblicato il 23-04-2020

Rilanciata l'ipotesi che l'aspirina a basso dosaggio possa ridurre i numeri dei tumori, soprattutto del colon-retto. Molte però le domande ancora aperte

Meno tumori dell'apparato digerente con l'«aspirinetta»?

Cento milligrammi di acido acetilsalicilico, un paio di volte alla settimana. Ovvero, almeno una o due «aspirinette», quelle che milioni di adulti e anziani assumono ogni giorno per prevenire ricadute a seguito di un infarto, di un ictus o di un campanello d'allarme per la tenuta del cuore e delle arterie. La prevenzione del cancro del colon-retto - e, più in generale, di tutti i tumori dell'apparato digerente - potrebbe passare anche da qui. Un'evidenza con cui la comunità scientifica si confronta da tempo, divisa tra favorevoli e contrari. Gli ultimi dati, pubblicati sulla rivista Annals of Oncology da ricercatori dell'Istituto Mario Negri e dell'Università Statale di Milano, vanno però nella direzione della terapia a scopo profilattico.

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UNO «SCUDO» CONTRO I TUMORI DELL'APPARATO DIGERENTE

Nel tentativo di aggiungere un tassello alla conoscenza dei possibili benefici determinati dalla chemioprevenzione, gli scienziati hanno passato in rassegna 113 studi osservazionali pubblicati fino a marzo dello scorso anno. Obbiettivo: indagare la relazione tra l'assunzione dell'aspirina e le probabilità di ammalarsi di un tumore dell'apparato digerente (testa e collo, esofago, cardias, stomaco, fegato, vie biliari, pancreas e colon). Chiare le conclusioni della revisione: l'utilizzo del farmaco riduce le probabilità di ammalarsi di tutte le malattie oncologiche che possono colpire gli organi deputati all'assunzione, all'elaborazione, all'assorbimento dei cibi e all'eliminazione dei loro residui. Le evidenze più significative hanno riguardato il tumore del colon-retto (49mila diagnosi nel 2019), il secondo più diffuso nel nostro Paese dopo quello al seno (53.500) e anche quello rispetto al quale è stato condotto il maggior numero di studi di chemioprevenzione. Sintetizza i dati Cristina Bosetti, a capo dell'unità di epidemiologia dei tumori dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e prima firma dello studio: «L'assunzione di aspirina è stata collegata a una riduzione del rischio di ammalarsi del 45 per cento per le neoplasie del colon, del 33 per cento per i tumore dell’esofago, del 39 per cento per quelli del cardias, del 36 per cento per le neoplasie dello stomaco (14 studi) e del 38 per cento di quelle epatobiliari». Oltre che, più in generale, di qualsiasi forma di cancro (-22 per cento).  


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RISCHI VARIABILI IN BASE ALLA DOSE DI ASPIRINA 

Meno casi, vuol dire anche meno morti a causa della malattia. «Nel 2020, nei Paesi dell'Unione Europea, quasi 175mila persone moriranno a causa di un tumore del colon retto - afferma Carlo La Vecchia, epidemiologo dell'Università degli Studi di Milano e coordinatore della ricerca -. Oltre la metà di questi decessi, riguarderanno persone di età compresa tra 50 e 74 anni. In base ai nostri dati, l'assuzione regolare di aspirina in questa fascia di popolazione potrebbe ridurre i nuovi casi di una quota compresa tra 12mila e 18mila unità e salvare la vita ad almeno cinquemila persone». Relativamente al cancro del colon, sono stati analizzati anche gli effetti della dose e della durata di somministrazione dell'aspirina. Si è così visto che il rischio di ammalarsi di cancro si riduce - considerando un periodo di assunzione fino a dieci anni - aumentando l'apporto del farmaco. Il calo può oscillare tra il 10 per cento (con 75-100 milligrammi al giorno di acedo acetilsalicilico) e il 50 per cento (con 500 milligrammi al giorno). «Ma la stima del rischio calcolata per alte dosi di aspirina è basata su pochi dati e deve essere interpretata con cautela», frenano gli stessi ricercatori.  

EQUILIBRIO TRA RISCHI E BENEFICI

Occorre infatti considerare «il potenziale rischio di sanguinamento gastrointestinale, così come di altre emorragie, che aumenta per dosaggi elevati», aggiunge Bosetti. Per questo, l’assunzione di aspirina «deve comunque essere effettuata dopo aver consultato un medico, chiamato a tenere conto del rischio individuale», si legge nel lavoro. Opinione che trova d'accordo Andrea De Censi, direttore della struttura complessa di oncologia medica dell'ospedale Galliera di Genova. «La metanalisi rafforza l'ipotesi di che l'assunzione di aspirina protegga dall'insorgenza dei tumori dell'apparato digerente e, nello specifico, del colon. Detto questo, occorre comunque valutare il rischio emorragico. L'indicazione terapeutica deve essere commisurata alle condizioni del singolo paziente». Questo anche perché alcuni studi non hanno confermato il potenziale beneficio. Addirittura, da uno pubblicato nel 2018 sul New England Journal of Medicine, è emerso un aumentato numero di decessi tra i pazienti oncologici over 70 che assumevano l'aspirina per prevenire una recidiva. «Anche sulla base di questi dati, i benefici sono con ogni probabilità osservabili soprattutto nella fascia d'età 50-70 anni», aggiunge l'esperto.


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LE LINEE GUIDA ESCLUDONO L'ASPIRINA

I possibili benefici legati all'assunzione di aspirina sono da ricondurre ai suoi effetti antinfiammatorio e antiaggregante, che interferirebbero con il processo di formazione e di metastatizzazione del tumore del colon. Detto questo, l'eterogeneità dei dati disponibili ha portato finora le società scientifiche di tutto il mondo a escludere la possibilità di raccomandare l'assunzione dell'aspirina per la prevenzione - primaria (nelle persone sane) e secondaria (per evitare le recidive) - dei tumori dell'apparato dell'apparato digerente. Eppure i vantaggi, quanto meno per chi si è già ammalato o è ad alto rischio, non sembrano in discussione. «Personalmente, consiglio a quasi tutti i miei pazienti con meno di 70 anni di assumere una cardioaspirina (aspirina a basso dosaggio, ndr) al giorno per cinque anni -  aggiunge De Censi -. Ma la mancanza di indicazioni da parte delle autorità regolatorie porta ad avere meno una quota molto bassa di specialisti che fornisce questa indicazione». 


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LA RICERCA SUI FARMACI SENZA BREVETTO

Su questo argomento, secondo De Censi, servirebbe una riflessione più ampia. Il problema nasce dal fatto che l'aspirina è un farmaco a brevetto scaduto, alle prese con un possibile «riposizionamento» rispetto alle indicazioni iniziali. Come antinfiammatorio non steroideo (FANS), l'acido acetilsalicilico viene utilizzato per trattare la febbre, il mal di denti, i dolori mestruali muscolari e il mal di testa. Per fare in modo che si possa arrivare a indicare l'uso dell'acido acetilsalicilico nelle linee guida, occorrerebbe un'autorizzazione da parte dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Ipotesi esclusa nel 2018, «sebbene dalla letteratura scientifica emerga che l’incidenza del tumore del colon-retto nei pazienti in terapia con aspirina per malattie cardiovascolari, dopo anni di utilizzo, possa essere ridotta». Questo perché, al contrario, «l’effetto preventivo dell’acido acetilsalicilico non è noto nella popolazione non in trattamento per la prevenzione cardiovascolare». Motivo per cui, chi ne raccomanda l'assunzione per la prevenzione oncologica, sostiene l'efficacia di un uso al di fuori delle indicazioni previste («off label»). «Al momento, l'aspetto regolatorio sta prevalendo su quello scientifico - conclude l'oncologo -. Siamo di fronte a un bisogno irrisolto per questi pazienti. Mi auguro che uno studio randomizzato fughi quanto prima i dubbi residui».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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