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Oncologia

Mutazioni dei geni Brca 1 e 2 e tumore dell’ovaio: cosa occorre sapere

pubblicato il 16-02-2017
aggiornato il 27-11-2017

Domenica Lorusso, dirigente medico della struttura complessa di ginecologia oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, risponde a dieci domande per chiarire il legame tra la variabilità genetica (Brca 1 e 2) e il rischio di tumore dell’ovaio

 Mutazioni dei geni Brca 1 e 2 e tumore dell’ovaio: cosa occorre sapere

Del test genetico per individuare le variazioni a carico dei geni Brca 1 e Brca 2 oggi si parla di più rispetto al passato. Molto spesso, però, in modo incompleto. Per questo motivo abbiamo posto dieci domande a Domenica Lorusso, dirigente medico della struttura complessa di ginecologia oncologica dell’istituto Nazionale dei tumori di Milano. Obiettivo: fare chiarezza sul legame che sussiste tra la variazione genetica e il rischio di insorgenza del tumore dell’ovaio.

 

Quanto è importante per una paziente con un tumore dell’ovaio sapere se la sua malattia è legata alla mutazione del Brca?

«Oggi è molto importante per una paziente sapere se il suo tumore ha questo tratto genetico caratteristico. I tumori legati alla mutazione rispondono meglio ad alcuni tipi di chemioterapie, ma soprattutto possono essere affrontati con farmaci mirati per tumori legati a questa particolare caratteristica genetica».

 

Quando va acquisita l’informazione genetica?

«L’informazione sull’eventuale presenza della mutazione va acquisita al momento della diagnosi, perché può contribuire alla definizione di un percorso di cura che parte dalla prima linea di trattamento. E poi sapere se la mutazione è presente o meno ha delle implicazioni prognostiche che la paziente deve conoscere. I tumori legati alla mutazione esordiscono infatti più frequentemente come tumori al quarto stadio, ma hanno una prognosi migliore rispetto ai comuni tumori di analogo grado».

 

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In che modo il trattamento del carcinoma ovarico delle pazienti che presentano una mutazione dei geni Brca differisce da quello delle pazienti senza mutazione?

«L’informazione sull’eventuale presenza della mutazione va acquisita al momento della diagnosi. Oggi siamo in grado di impostare fin dall’inizio della malattia strategie di cura diverse per le pazienti mutate. Nell’ambito della sola scelta della chemioterapia, le pazienti con tumori legati a una mutazione rispondono meglio ad alcuni farmaci: come il platino, la doxorubicina liposomiale pegilata e la trabectedina. Se guardiamo alle terapie mirate, entro un anno e mezzo dovremmo conoscere i risultati di studi clinici che ci diranno se sin dalla prima linea di trattamento sarà opportuno usare nelle pazienti con mutazione i farmaci Parp-inibitori, molto efficaci nel controllare la progressione della malattia, oggi utilizzati a partire dal momento della recidiva».

 

Quando si deve sospettare un tumore ereditario?

«La probabilità che una donna con tumore ovarico abbia una mutazione ereditaria è tanto più alta quanto più sono presenti alcune spie: il fatto che la donna abbia già sviluppato un altro cancro, in particolare della mammella o dell’intestino, che abbia una storia familiare tra i consanguinei di tumore ovarico o della mammella o dell’intestino. Particolare attenzione va posta ai tumori al seno maschili o ai casi che si registrano tra donne con meno di 50 anni».

 

Qual è la differenza fra familiarità ed ereditarietà?

«Familiarità ed ereditarietà non sono sinonimi. Con la parola familiarità si fa solo riferimento al fatto che più persone di una stessa famiglia si siano ammalate dello stesso tumore. Con la parola ereditarietà si fa invece riferimento a una mutazione genetica trasmissibile ai propri figli che aumenta significativamente il rischio di ammalarsi di tumore rispetto a chi non manifesta lo stesso difetto genetico».

 

In che proporzione la mutazione dei geni Brca 1 e 2 aumenta il livello di rischio?

«Avere ereditato una mutazione Brca aumenta fino a cinquanta volte il rischio di sviluppare, anche in età relativamente precoce, il tumore dell’ovaio. A incidere maggiormente sono le mutazioni del gene Brca 1. Se si ha una storia personale o familiare di tumore ovarico, è raccomandabile rivolgersi al proprio medico per conoscere le probabilità di avere un rischio aumentato e le misure di prevenzione da adottare di conseguenza. Partendo da un presupposto: essere soggetti a un maggior rischio di tumore non implica la certezza di esserne affetti nell’arco della vita. Occorre poter stimare l’entità di questo rischio aumentato. La consulenza genetica e il test genetico possono essere d’aiuto nel cercare di capire se l’aumento del rischio è così forte da consigliare di prendere decisioni diverse dalle donne della popolazione generale».

 

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Anche le figlie di una donna che presenta una mutazione a carico dei geni Brca corrono gli stessi rischi?

«Se è stata accertata la natura ereditaria del tumore ovarico, anche i figli potrebbero avere ereditato la predisposizione genetica per svilupparlo. Nel caso delle mutazioni Brca, un genitore portatore, uomo o donna, ha il cinquanta per cento di probabilità di trasmettere la mutazione a ciascuno dei propri figli. Si tratta però solo di una probabilità, il che significa che nessuno dei figli potrebbe avere ereditato il gene mutato, o che potrebbero averlo ereditato solo alcuni di loro o tutti loro».

 

Una donna sana che scopre di avere una mutazione Brca quali armi ha contro l’eventuale comparsa della malattia?

«Il riscontro della mutazione apre la strada a quello che oggi è definito effetto-cascata, consistente nella possibilità di studiare anche i parenti sani della paziente per fornire loro una informazione che da usare contro l’eventuale comparsa della malattia. Sia chiaro un punto: avere una mutazione non significa avere un tumore. Avere la mutazione significa avere una maggiore predisposizione ad ammalarsi di alcuni tipi di tumore. Sapere questo significa armarsi sia in termini di sorveglianza sia in termini di vere e proprie strategie di riduzione del rischio. Per il tumore al seno è possibile aumentare la sorveglianza o procedere alla mastectomia profilattica. Mentre per il tumore all’ovaio, se la donna sana scopre di avere la mutazione in età fertile, può usare la pillola contraccettiva, protettiva nei confronti del rischio di sviluppare la malattia. Ma l’unica profilassi al momento sicura è quella chirurgica, che prevede l’asportazione delle sole tube o anche delle ovaie».

 

Qual è il compito dei geni Brca all’interno del nostro organismo?

«I geni Brca sono due oncosoppressori, che intervengono nei meccanismi di riparazione del Dna provocato alla doppia elica del Dna. Dalla loro attività dipende il 25 per cento della probabilità di controllare il sistema, ma esistono anche altri geni minori coinvolti in questo processo. Ciò significa che, anche chi non ha una mutazione a carico dei geni Brca 1 o 2, potrebbe non essere in grado di riparare un eventuale danno cellulare».

 

Tutti i tumori che presentano una mutazione dei geni Brca sono ereditari?

«La maggior parte sì, ma esiste una quota di tumori che acquisiscono nel tempo la mutazione somatica di uno o di entrambi i geni Brca.  Se ci immaginiamo il tumore ovarico come una torta, la metà delle nuove diagnosi ha verosimilmente un deficit nel sistema di riparo del Dna e di questi circa il 22 per cento ha una mutazione ereditaria dei geni Brca».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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