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Oncologia

«Ricerca e prevenzione contro la solitudine dei malati di cancro»

pubblicato il 04-02-2021

Paolo Veronesi in occasione del World Cancer Day 2021 ricorda la doppia emergenza in cui stanno vivendo i malati di cancro

«Ricerca e prevenzione contro la solitudine dei malati di cancro»

Le ricorrenze sono una buona occasione per tracciare bilanci e per fare progetti. Per questo vorrei fare alcune riflessioni oggi, in occasione del World Cancer Day, la giornata mondiale dedicata al cancro e soprattutto alle persone che stanno affrontando la malattia.

Sono stati mesi duri e complicati per tutti, che ci hanno visto lavorare in condizioni di grande incertezza, talvolta drammatiche, per fronteggiare un virus che un anno fa quasi neppure conoscevamo. Questa pandemia ci ha ricordato che le malattie infettive rappresentano ancora oggi una delle minacce per la salute globale. Nel mondo un decesso su quattro è legato a infezioni, vecchie o nuove che siano. E per chi come me si occupa di oncologia è bene tenere sempre presente quanto anche nella lotta ai tumori siano importanti la prevenzione e il controllo di infezioni. Ad esempio dell’epatite B, causa dell’epatocarcinoma, dell’HPV, senza il quale non esisterebbero il tumore della cervice uterina né altre forme di cancro che colpiscono l’area genitale e oro-faringea.

Questa pandemia ci ha inoltre ricordato che la tutela della salute è un sistema dall’equilibrio fragile, che va curato e alimentato con costanza, non solo in situazioni di emergenza. L’arrivo, nell’arco di pochi mesi, non di uno ma di molti vaccini efficaci ha dimostrato che una reazione globale efficace è possibile, anche in una situazione estremamente complessa. Occorrono però ingredienti speciali: una comunità scientifica che condivide le conoscenze con rapidità e su scala mondiale. Serve la capacità e la volontà di informare i cittadini-pazienti, che hanno diritto di sapere con chiarezza cosa accade, di avere gli strumenti necessari per tutelare se stessi e le loro famiglie. Serve infine un investimento in ricerca, non strozzato nell’urgenza del momento ma adeguato, sistematico, lungimirante. Ci sono domande che attendono risposte, ci sono nuovi strumenti di diagnosi e nuove cure da mettere a punto, ci sono politiche di prevenzione che vanno potenziate e perfezionate.

In questi mesi abbiamo imparato che i malati di tumore rischiano di pagare un prezzo particolarmente alto all’infezione da Sars-CoV-2. Soprattutto le persone con tumori del polmone, leucemie o linfomi, soprattutto i più anziani e debilitati, chi sta curando anche altre malattie importanti, come obesità, ipertensione o diabete. Solo nell’anno trascorso 377.000 italiani hanno ricevuto una diagnosi di cancro; oltre tre milioni e mezzo se consideriamo chi è guarito o si sta curando da più tempo. Sono esposti a un rischio più alto legato al Covid-19 e al cancro, e scontano le conseguenze dell’emergenza sull’assistenza sanitaria. Gli ospedali e la medicina territoriale si sono organizzati al meglio, in questi mesi, ma la pandemia continua a rendere più complicato di prima gestire visite, esami diagnostici, attese, controlli e prestazioni. I malati e i familiari vivono una situazione già difficile con un carico aggiuntivo di stress e di preoccupazione. Inoltre, chi si ammala di Covid-19 o deve restare in quarantena per un contatto con un positivo si trova a dover rimandare gli appuntamenti già fissati.

Ecco perché a chi mi domanda un consiglio io rispondo “vaccinatevi appena potete”. Non solo per scongiurare le conseguenze gravi del Covid-19, ma anche per immunizzarci contro uno degli aspetti più duri di questa pandemia: la solitudine che tanti malati di cancro si sono trovati a subire, negli ospedali e nelle loro case, senza la spalla di un amico, le chiacchiere al bar o l’abbraccio rumoroso di un nipotino. Il mio auspicio di medico e di ricercatore oggi è che tutto questo possa tornare a far parte del senso più completo della parola “cura”.

 

Paolo Veronesi è Presidente di Fondazione Umberto Veronesi, Professore Ordinario in Chirurgia Generale presso l’Università degli Studi di Milano, Direttore del Programma di Senologia e Direttore della divisione di senologia chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia

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