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Oncologia

Tumore al seno, le insidie della depressione

pubblicato il 27-01-2016
aggiornato il 02-10-2017

Due recenti ricerche confermano la pericolosità del “male oscuro” e liberano da gravi sospetti gli psicofarmaci. Lo psiconcologo: «Non trascuriamo la psicoterapia»

Tumore al seno, le insidie della depressione

Tumore al seno e depressione. Due ampi studi tornano a riproporre quest’abbinata e a sottolineare quanta attenzione occorra dedicarvi. Secondo un’indagine del King’s College di Londra su 77mila donne con cancro mammario è stato constatato un rischio di morte “per qualsiasi causa” molto più alto (fino al 45 per cento) tra quante avevano anche una diagnosi di depressione. Il dato, pubblicato su Psycho-Oncology, risulta dopo essere stato “depurato” dei fattori dell’età più o meno alta, dello stato di avanzamento della malattia, dello status socioeconomico e altri elementi. 

 

IN CORSIA ATTENTI ALLA PSICHE

I ricercatori sottolineano quanto sia importante -in base a questa loro allarmante indagine - che nei reparti di oncologia si presti attenzione al tono dell’umore delle pazienti e si faccia loro capire che è normale chiedere aiuto anche su questo piano e che non devono sentirsi in colpa per “non saper reagire”. La seconda indagine in qualche modo conforta rispetto a quanto sopra perché dà il via libera all’impiego degli antidepressivi quando la malata di cancro al seno prende il tamoxifene, la cura ormonale consigliata per cinque anni contro le ricadute. I ricercatori del Kaiser Permanente Southern California hanno trovato che non vi è interazione negativa tra i due tipi di farmaci, indagando su diaciassettemila donne e seguendole per un lungo periodo, fino a 14 anni. Come pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, non sono stati trovate differenze rilevanti fra le recidive tra le donne sotto tamoxifene, che prendessero o no antidepressivi. 

 

LE REAZIONI COL TAMOXIFENE

Il professor Luigi Grassi, in quanto presidente della International Federation Psycho-Oncology Societies oltre che ordinario di psichiatria all’Università di Ferrara, è una guida qualificata a interpretare e commentare le alterne vicende che hanno segnato abbastanza drammaticamente l’abbinata tumore al seno e depressione. «Il clamore scattò una decina di anni fa quando ad alcuni ricercatori giapponesi risultò - e fu una scoperta casuale - che un certo antidepressivo riduceva la capacità di prevenzione del tamoxifene, interferendo col suo metabolismo. Fu un evento eclatante che generò una corsa a fare verifiche. Si presero in esame i vari antidepressivi in studi originali e in metanalisi.

Si è via via constatato che per tanti antidepressivi non risultavano maggiori ricadute del tumore al seno». Continua lo psiconcologo Grassi: «Questo studio epidemiologico è ampio, dunque rassicurante. Ma il consiglio al medico curante è: valutare quale antidepressivo usa verificando le sue possibili interazioni col tamoxifene sui data-base internazionali». Quanto alla ricerca che certifica la maggiore mortalità “causata” dalla depressione tra le donne col tumore al seno, Luigi Grassi dice che si tratta della conferma di un fatto noto fin dagli anni ’70: «Si sa che cresce la sopravvivenza tra le pazienti più combattive e diminuisce tra quante si perdono d’animo». E, oltretutto, finiscono spesso per farsene una colpa. 

 

LA TERAPIA SIA INTEGRATA

«È però importante non ricorrere agli psicofarmaci senza cautela - raccomanda Grassi -. Sono necessarie due cose: 1) una regolare valutazione degli aspetti emotivi delle pazienti così da cogliere precocemente la depressione; 2) fare interventi integrati con psicoterapia e antidepressivi insieme. Vanno curati i due aspetti, vi sono psicoterapie di efficacia pari ai farmaci». Quali in particolare? «La psicoterapia cognitivo-comportamentale e quella interpersonale».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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