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Oncologia

Tumori cerebrali: nuova «assoluzione» per i cellulari

pubblicato il 02-01-2019

Uno studio australiano esclude un legame tra l'utilizzo dei cellulari e l'aumento dei casi di tumore al cervello. La ricerca proseguirà per valutare l'evidenza anche a lungo termine

Tumori cerebrali: nuova «assoluzione» per i cellulari

Le prove al momento disponibili non permettono di ascrivere alcuna «responsabilità» ai cellulari relativamente all'insorgenza di un tumore al cervello. Giunge una nuova «assoluzione» per i telefonini, la cui presenza sempre più pervasiva nelle nostre vite è stata in passato collegata a un aumento rischio di insorgenza di neoplasie cerebrali.

Dal confronto tra le statistiche relative all'ultimo ventennio del secolo scorso e al primo decennio di quello attuale, coinciso con il «boom» nella diffusione dei cellulari, non è emerso un aumento dei tassi di queste malattie tale da far ipotizzare un nesso causale con la maggiore esposizione a radiazioni a radiofrequenza (come quelle emesse dai cellulari).

Cellulari e tumori al cervello: legame plausibile solo in alcuni casi


«SCAGIONATI» I CELLULARI

La notizia giunge da un'analisi condotta in Australia e pubblicata dai ricercatori dell'Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare sulla rivista Bmj Open. Ricorrendo ai registri tumori, i ricercatori hanno conteggiato i casi di tumori cerebrali registrati in persone di età compresa tra i 20 e i 59 anni (la fascia che mediamente utilizza di più il cellulare), tra il 1982 e il 2013. Il lungo periodo di osservazione è stato però suddiviso in tre diversi momenti - dal 1982 al 1992, dal 1993 al 2002, dal 2003 al 2013 - per registrare le eventuali variazioni nei trend di comparsa dei tumori cerebrali.

Oscillazioni che, a conti fatti, o non ci sono state o non sono state considerate significative. «I tassi dei tumori cerebrali sono rimasti piuttosto stabili nei decenni né sono aumentati alcuni sottotipi di queste malattie», è quanto messo nero su bianco dagli autori della ricerca.

L'attenzione era rivolta soprattutto ai gliomi del lobo temporale: l'area del cervello più vicina alle orecchie e dunque maggiormente esposta alle onde emesse dai cellulari. L'unica variazione ha riguardato i numeri del più aggressivo tra i tumori al cervello, il glioblastoma. Secondo gli esperti, però, la variazione registrata nel decennio compreso tra il 1993 e il 2002, che peraltro non coincide con quello di maggiore diffusione degli smartphone, è da attribuire «ai progressi diagnostici e al crescente utilizzo della Tac e della risonanza magnetica, che hanno migliorato l'accuratezza diagnostica».

MA LA RICERCA PROSEGUIRA'

Le conclusioni dei ricercatori australiani sono considerate in linea con quanto osservato negli anni scorsi anche in altri Paesi. Uno dei principali limiti dell'analisi è dato dalla misurazione dell'utilizzo dei cellulari: stimato sulla base delle statistiche in possesso dei singoli gestori (una persona può avere più abbonamenti o usare a lungo un telefono non a lui intestato) e ricorrendo ai dati di un'indagine condotta dall'ente nazionale delle telecomunicazioni.

Ma pur considerando le potenziali lacune di uno studio osservazionale, gli autori sono abbastanza convinti della solidità delle prove raccolte.

Questo non vuol dire comunque escludere anche un minimo aumento del rischio o una variazione dei dati con un'osservazione di durata superiore a quindici anni.

Da qui l'invito «a studiare ancora l'epidemiologia dei diversi sottotipi di tumori cerebrali, al fine di valutare eventuali possibili aumenti in un arco temporale maggiore».

QUANTO E' IMPORTANTE LA RICERCA
PER MIGLIORARE LA CURA DEI TUMORI?

MENO RADIAZIONI CON I CELLULARI MODERNI

Le preoccupazioni circa il possibile legame tra l'utilizzo dei cellulari e l'insorgenza dei tumori cerebrali sono cresciute a partire dal 2011, quando l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) definì le onde elettromagnetiche come «possibili cancerogeni per l’uomo» e come tali le inserì nel gruppo 2B dell’elenco con cui viene valutato il rischio oncologico dei diversi composti. Da quel momento diverse ricerche - la più significativa, pubblicata sull’International Journal of Oncology, documentò un rischio aumentato di sviluppare un glioma nei frequenti utilizzatori di cordless e cellulari, con una latenza di vent’anni - avevano ottenuto simili conclusioni e messo sotto accusa radio, televisori, wi-fi, forni a microonde, dispositivi bluetooth e apparecchi telefonici senza fili.

Dati che non hanno però trovato conferma in numerosi studi successivi, condotti in Paesi differenti.

L'esposizione maggiore alle radiazioni a radiofrequenza risale comunque a diversi decenni fa, quando si utilizzavano i cellulari analogici. Il ricorso al digitale e la progressiva estensione delle reti di quinta generazione (5G) «non devono quindi essere causa di preoccupazione», si legge nella pubblicazione.

Cellulare alla guida: meglio evitare (anche se con gli auricolari)

ALCUNE PRECAUZIONI UTILI

Su scala globale, la fascia di popolazione che utilizza i cellulari è decuplicata dall'inizio del secolo a oggi. Mentre negli ultimi tre decenni, l’incidenza di tumori al cervello è rimasta stabile nelle donne e cresciuta lievemente tra gli uomini.

A ogni modo, in attesa di sgomberare definitivamente il campo dai dubbi, è comunque meglio evitare lunghe conversazioni, soprattutto se non si utilizzano gli auricolari. Stesso motivo per cui non è una buona abitudine addormentarsi con il cellulare vicino: cosa che succede soprattutto ai ragazzi, che hanno peraltro tessuti più sensibili e una prospettiva di vita ben più lunga rispetto ad adulti e anziani.


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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