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Pediatria

Asma: ecco quando gli antibiotici non servono

pubblicato il 29-09-2017
aggiornato il 23-11-2017

Troppe le prescrizioni inutili (e dannose) per bambini con l'asma. Anche così aumenta la resistenza agli antibiotici

Asma: ecco quando gli antibiotici non servono

Le famiglie che hanno un bambino che soffre d'asma, all'incirca cinquecentomila in Italia, lo sanno. A molte di queste, almeno una volta, è capitato di sentirsi dire che nel percorso terapeutico era giunta l'ora di inserire un antibiotico. La prassi risulta piuttosto diffusa, soprattutto se l'asma non viene correttamente riconosciuta, ma potrebbe essere inutile e dannosa: «Non c'è alcuna evidenza che i bambini asmatici abbiano più bisogno degli antibiotici rispetto ai coetanei che non soffrono del disturbo respiratorio», è quanto affermato da un gruppo di ricercatori dell'Università di Rotterdam nel corso del congresso della Società europea di medicina respiratoria, tenutosi a Milano. 


Consumo di antibiotici e asma: il legame che non c'è


TROPPI ANTIBIOTICI NON NECESSARI

Lo studio da loro condotto ha incluso 1,5 milioni di bambini del Regno Unito e altri 375mila provenienti dai Paesi Bassi. Nel complesso, su poco più di 1,8 milioni di persone coinvolte, gli asmatici erano centottantamila. I ricercatori hanno confrontato i dati di prescrizione antibiotica, oltre ad andare alla ricerca di differenze fra i due Paesi. Dai risultati è emerso che i bambini asmatici avevano una probabilità circa 1,6 volte maggiore di vedersi prescritti antibiotici, rispetto ai coetanei senza la malattia. In tutti i casi, l'amoxicillina risultava il farmaco più prescritto. «Eppure le principali linee guida internazionali escludono la prescrizione di antibiotici anche in presenza di un aggravamento dei sintomi - afferma Esmé Baan, l'epidemiologo dell'Università di Rotterdam che ha presentato la ricerca -. Nonostante ciò, la prassi risulta differente. Questo perché spesso i sintomi dell'asma vengono ricondotti a quelli di un'infezione respiratoria. Oppure perché, nel dubbio, si preferisce comunque proteggersi nei confronti dei batteri che ne sono potenzialmente responsabili».

QUANTO E' DANNOSO IL FUMO PASSIVO?

IL PROBLEMA DELLA RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI

Ma una simile scelta non è priva di conseguenze. L'errato utilizzo degli antibiotici è una delle cause dell'aumento del fenomeno della resistenza ai farmaci. Di conseguenza l'impiego non necessario può tradursi in un aumentato rischio, per i bambini ma pure per il resto della popolazione, di non essere in grado di rispondere in maniera adeguata nel momento in cui l'infezione soltanto presunta dovesse invece materializzarsi in maniera concreta. Una conseguenza che più che in Olanda, dove si registra uno dei tassi più bassi di prescrizione di antibiotici a livello mondiale, in Europa risulta diffusa soprattutto in Italia, in Spagna e in Grecia, paesi con una tendenza più marcata all'utilizzo degli antimicrobici. «L'errore si materializza quando il bambino manifesta per la prima volta i sintomi dell'asma o se si rivolge a uno specialista che non è quello che lo ha normalmente in cura - dichiara Renato Cutrera, direttore dell'unità operativa complessa di broncopneumologia dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma -. Ciò accade perché, nel momento in cui l'asma non è più allo stadio iniziale, che è quello in cui risulta facilmente riconoscibile dal respiro sibilante, i sintomi sono molto simili a quelli di una bronchite di origine infettiva o di una polmonite».

FENOMENO PIU' DIFFUSO DURANTE L'INVERNO

I pediatri, in questa situazione, tendono a cautelarsi con la somministrazione di un antibiotico di «copertura», per un periodo di terapia compreso tra cinque e sette giorni. Un atteggiamento difensivo che è una delle cause dell'aumento della resistenza agli antibiotici da parte dei batteri. Il fenomeno è più accentuato in inverno: l'abbassamento delle temperature e l'abitudine a vivere in comunità in nidi e scuole materne favoriscono la circolazione dei patogeni. «Quando la diagnosi di asma non è correttamente effettuata, si somministrano antibiotici in maniera inutile e non si perviene alla risoluzione del problema - prosegue lo specialista -. Così si innesca un circolo vizioso: alla successiva crisi d'asma si prescriveranno altri antibiotici, mentre il piccolo paziente tenderà comunque a non vedere scomparire i sintomi». C'è una sola situazione in cui ai bambini possono essere prescritti degli antibiotici per controllare i sintomi della malattia respiratoria. Questo accade quando non si registra alcuna risposta alle altre terapie e ci si affida al potenziale antinfiammatorio dei macrolidi come ultima spiaggia. Ma è una situazione che si verifica in un caso su cento: nulla a che vedere con i dati rilevati tra il Regno Unito e l'Olanda.

 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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