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Pediatria

Bambini, come non «ammalarsi» di Internet

pubblicato il 06-12-2011
aggiornato il 18-01-2017

Dalle nuove tecnologie più benefici che rischi, dicono i pediatri. Ma gli eccessi possono danneggiare vista, sonno, alimentazione. Nuove ipotesi: se le ore davanti al pc contribuissero anche ad asma e allergie?

Bambini, come non «ammalarsi» di Internet

Dal web più benefici che rischi, dicono i pediatri. Ma gli eccessi possono danneggiare vista, sonno, alimentazione. Nuove ipotesi: se le ore davanti al pc contribuissero anche ad asma e allergie?

Le nuove tecnologia sono un’opportunità straordinaria per lo sviluppo cognitivo e relazionale dei più piccoli, ma vanno governate. Alessandro Fiocchi, presidente della Sezione Lombardia della Società Italiana di Pedatria, fa il punto della situazione in occasione degli Stati Generali della Pediatria e di un incontro a Milano dedicato a Bambini, adolescenti e il web.

LA SALUTE PASSA DAL WEB - «Perché un pediatra dovrebbe occuparsi di Internet e Facebook? Perché ogni giorno visitando i bambini ci imbattiamo in fattori che hanno a che fare con la vita di tutti i giorni (esempio tipico sono le malattie immunologiche) e le nuove tecnologie ne fanno parte: siamo di fronte a una generazione di internet-nativi». Per giovani e giovanissimi, l’apprendimento, le relazioni con gli altri, la comunicazione, la percezione di sé e del mondo non possono fare a meno di passare attraverso tastiera e monitor. La sorpresa è che anche la loro salute passa da lì.

DALLA VISTA AL SONNO: I RISCHI DEGLI ECCESSI - Di solito le preoccupazioni riguardano i potenziali rischi dell’uso di social network e internet, come i cattivi incontri, le truffe, il cyber-bullismo, la pedopornografia o l’isolamento. Alessandro Fiocchi richiama invece l’attenzione su fenomeni forse meno eclatanti ma altrettanto cruciali: «Internet ha  cambiato la faccia di molte patologie del bambino, in peggio o in meglio». Diversi studi recenti hanno segnalato, ad esempio, un legame fra tempo passato davanti allo schermo (screen time) e obesità, mancanza di sonno, disturbi visivi e alimentazione scorretta (anche per l’esposizione a nuove forme di pubblicità rivolte ai ragazzi, spesso di cibo-spazzatura). «Un uso eccessivo di internet può essere legato a relazioni alterate con i compagni, con gli insegnanti, con la famiglia, in alcuni casi a depressione. Con ogni probabilità la internet-dipendenza verrà inclusa nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (il manuale dei disturbi mentali adottato dalla comunità medica internazionale, ndr)» aggiunge Fiocchi.

ALLERGIE E ASMA: SE FOSSE COLPA DEL POCO SOLE? - Ma fra i le novità più recenti ci sono dati su asma e allergie. Da tempo si sa che sono malattie legate all’attuale stile di vita occidentale, ricorda Fiocchi: «Si è passati dal 5% di bambini con allergie respiratorie degli anni ’80 al 25-30% di oggi; il figlio di un laureato ha il 30% di possibilità di soffrire d’asma rispetto al 15% del figlio di un illetterato. Esiste un legame fra accesso alle nove tecnologie e questi disturbi del sistema immunitario?». Un fattore su cui si punta crescente attenzione è la vitamina D, la cui carenza è legata a rachitismo, malattie autoimmuni, diabete, infezioni, allergie psoriasi, depressione, e molto altro. Perché la vitamina D sia fruibile dall’organismo, però, è indispensabile l’esposizione al sole e la vita all’aria aperta . «Studi recenti hanno dimostrato che la vitamina D agisce positivamente sul sistema immunitario dei bambini – spiega Alessandro Fiocchi - . Come non pensare allora che le ore passate davanti al computer anziché a giocare in strada non possano essere associate a una ridotta produzione di vitamina D? Non dimentichiamo che le ore passate davanti al computer dai nostri bambini sono molte di più di quelle che i loro padri trascorrevano davanti alla tv».

 

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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