Numeri che lasciano poco spazio alle interpretazioni: in Italia, come abbiamo scritto negli scorsi giorni, oltre 358mila bambini non sono stati vaccinati per morbillo, parotite e rosolia nel quinquennio 2008-2013. Eppure le vaccinazioni hanno cambiato radicalmente la storia di molte malattie. Un’evidenza che purtroppo abbiamo dimenticato. Le ragioni? Secondo il dottor Seth Berkley, amministratore delegato di GAVI The Vaccine Alliance e considerato uno dei massimi esperti del settore, le ragioni sono essenzialmente quattro: la bufala del legame con l’autismo, l’impossibilità di rimuovere i contenuti fasulli dal web e un certo modo di fare informazione. L’ultima, la più importante, riguarda la memoria. Nessuno ricorda più cosa significa morire di infezioni.
LEGAME INFONDATO
Partiamo raccontando i fatti: quasi 30 anni dopo la commercializzazione del vaccino trivalente (MPR) la rivista The Lancet pubblica un controverso e poco chiaro studio -opera di Andrew Wakefield- effettuato su 12 bambini, che mette in relazione alcuni disturbi intestinali associati all’autismo e il vaccino MPR. L’effetto è immediato: crollo delle vaccinazioni in Inghilterra conseguente epidemia di morbillo. Grazie anche ad un inchiesta giornalistica l’ormai ex medico viene messo a nudo. Lo studio è una bufala ed è frutto di falsificazione dei risultati, conflitto d’interessi del ricercatore e omissione delle cartelle cliniche. Oggi, chiarite le posizioni degli attori in gioco, l’articolo incriminato non esiste più. Dal 2010, la rivista The Lancet, ha deciso di ritrattare la questione e ritirare definitivamente dai suoi archivi il “paper scientifico” di Wakefield.
FARE CORRETTA INFORMAZIONE
Il danno però è fatto e gli effetti continuano tutt’ora. Come spiega Berkley, «il lavoro di Andrew Wakefield ha contribuito in maniera netta a gettare ombre del tutto infondate sui vaccini. Detto ciò è importante sottolineare che oggi la rete ha amplificato questi messaggi. Sul web le notizie false che girano a riguardo sono moltissime ed è difficile fare pulizia». Ma chi le mette queste notizie? Se da un lato c’è una forte corrente di complottisti dall’altro anche i media tradizionali - specie in passato - non si sono dimostrati all’altezza. Emblematiche le parole di Berkley: «anni fa, quando lavoravo per un'altra organizzazione, ero in contatto con molti giornalisti specializzati nel campo della salute.







