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Pediatria

In vacanza approfittiamone per disconnetterci un po'

pubblicato il 14-08-2018

Il mese di agosto rappresenta il momento utile per mettere (un po') da parte i device tecnologici e dare più spazio alle relazioni umane. Online si rischia di diventare dipendenti anche dal gioco d'azzardo

In vacanza approfittiamone per disconnetterci un po'

C'è troppa tecnologia tra le pieghe delle nostre abitudini quotidiane? Tra quelle di molte persone sì e per affermarlo basta dare un'occhiata ai comportamenti più frequenti negli ambienti comuni. Uno smartphone, ormai, è nelle tasche della metà degli italiani e spesso accompagna anche l'utilizzo di altri media: giornali, radio e tv. Il web e le tecnologie utilizzate per una comunicazione globale integrata hanno portato numerosi benefici per tutti i lavoratori e cittadini. Ma sono sempre più numerose le ricerche che segnalano le conseguenze per la salute legate a un eccessivo (ed errato) loro utilizzo. Ecco perché le imminenti vacanze estive possono essere interpretate anche come un’opportunità per vivere la «gioia di perdersi qualcosa», definizione che traduce l’acronimo inglese «Jomo» («Joy of missing out»). Ovvero: la tendenza a cercare maggior benessere psicologico attraverso un utilizzo più equilibrato di internet e dei social network. L’esatto contrario di «Fomo», sigla che indica invece la «paura di perdersi qualcosa»: da cui la tendenza a presidiare con costanza i social network.

I SEGNI CHE INDICANO LA DIPENDENZA

Sempre più spesso si nota che l'utilità di questi supporti viene intaccata da un cattivo impiego e i più impreparati sono i genitori, chiamati ad affrontare la nuova sfida educativa. Sta a loro porre dei confini. Un uso eccessivo dei nuovi supporti della comunicazione ha anche degli effetti collaterali sul benessere psicofisico delle persone. L'ansia quando non si riesce a consultare la posta elettronica per un'ora e la sensazione di malessere che si prova prima di spegnere il cellulare in aereo sono spie di un abuso di alcuni strumenti di cui, fino a dieci anni fa, si riusciva a fare a meno. Deficit di attenzione, calo della concentrazione e assenze che vengono definite «a singhiozzo»: questi sono gli effetti principali, e più evidenti, dell'eccessivo stress tecnologico, definito «tecnostress» già dallo psicologo americano Craig Broad, nel 1984. Se profondo, il disturbo può interferire anche con l'umore, i ritmi circadiani del sonno e la sessualità. Tra le aree cerebrali più colpite ci sono i nuclei soprachiasmatici dell'ipotalamo, la formazione reticolare del tronco encefalico (coinvolte nella regolazione dei ritmi sonno-veglia), la corteccia prefrontale e il lobo frontale (deputate alle funzioni esecutive).


Anche la dipendenza dall'alcol comincia dai social network

 

ONLINE ANCHE RISCHI PER IL GIOCO D'AZZARDO

L'iperattività cerebrale si manifesta con l'alterazione del sistema neurovegetativo a favore della componente simpatica, i cui neuroni utilizzano come trasmettitori adrenalina e noradrenalina. «Nei pazienti affetti da stress tecnologico si riscontra spesso la separazione dalla realtà», afferma Alberto Oliverio, docente emerito di psicobiologia alla Sapienza di Roma. Pervasività e ossessività sono le spie che segnalano la trasformazione di una necessità in bisogno, fino a rappresentare un desiderio. È quello che accade soprattutto con il controllo della posta elettronica e dei social network, costante attraverso smartphone e tablet. «Anche se nella letteratura scientifica non è ancora riconosciuto come una vera dipendenza, nei pazienti affetti da stress tecnologico l’uso dei social network può diventare problematico, portando a conseguenze negative per il benessere psicosociale degli utenti», dichiara Gianluca Gini, docente di psicologia dello sviluppo all’Università di Padova, che assieme ad altri ricercatori dell'ateneo veneto ha di recente pubblicato due robuste metanalisi sulla dipendenza da Facebook. «Gli studi evidenziano che gli utenti che lo utilizzano in maniera più problematica sono più a rischio di riportare segnali di distress psicologico, quali maggiori livelli di ansia e depressione. Inoltre, gli stessi mostrano livelli più bassi di soddisfazione per la propria vita». Secondo una ricerca appena pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychiatry dai ricercatori dell’Università Cattolica di Roma, il 22 per cento dei giovani convive con un uso problematico di Internet e il 9,7 per cento lo utilizza per giocare online: con un elevato rischio di sviluppare una condizione di gioco d'azzardo patologico.

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I FATTORI DI RISCHIO?

 

LA DIPENDENZA DA VIDEOGAME E' UNA MALATTIA

Se la dipendenza da internet riguarda giovani e adulti, quella da videogiochi riguarda una nicchia più ristretta: ma anch’essa trasversale, come età. Da poche settimane l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha inserita nel lungo elenco ufficiale delle malattie redatto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Icd-11). Il disturbo, come spiega Andrea Fiorillo, docente di psichiatria all'Università della Campania Luigi Vanvitelli, può essere riconosciuto «quando viene data priorità assoluta ai videogiochi, rispetto ad altri interessi o attività quotidiane e nonostante il verificarsi di conseguenze negative». La nuova dipendenza prevede due forme distinte: una online (quando il soggetto deve essere necessariamente collegato a Internet, prerogativa femminile) e una offline (in cui il gioco è svolto prevalentemente in solitudine). Le possibili ripercussioni per la salute psicofisica sono le medesime: riduzione delle relazioni interpersonali e degli hobby, scarsa qualità del sonno, calo delle prestazioni scolastiche e lavorative, aumento dell’aggressività, solitudine e tendenza a ingrassare. Secondo Fiorillo sono «circa 240mila i giovani italiani che trascorrono mediamente più di tre ore al giorno dinanzi al pc, ma non è raro vedere ragazzi impegnati anche per metà delle ore di una giornata». Agosto è arrivato: quale occasione migliore per staccare la spina?


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CONSIGLI PER DISINTOSSICARSI

Il consiglio, per chi ha voglia di disintossicarsi, è quello di svolgere altre attività: sport e yoga più di tutte le altre, ma vista la stagione anche il nuoto può essere una valida soluzione. Il primo obiettivo da centrare riguarda la parsimonia. I divieti assoluti, oltre che poco realistici da rispettare, non rappresentano la soluzione più efficace. Più che connettersi meno, occorre connettersi meglio. Vale la pena allora di procedere gradatamente e dunque «rinunciare alla tv in camera da letto ed evitare di dare il cellulare ai bambini prima della pubertà», aggiunge Oliverio. Staccare dalla tecnologia fuori dagli orari di lavoro è il primo passo da compiere. Il relax si può raggiungere anche tenendo lontani i cellulari e i telecomandi dalla tavola, in favore di un maggior contatto umano. Così, poco alla volta, si può recuperare la propria vita.

 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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