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Pediatria

L’igiene in gravidanza combatte il citomegalovirus

pubblicato il 07-02-2014
aggiornato il 14-11-2017

E’ un virus che può causare serie disabilità al nascituro. Rispettare norme igieniche soprattutto se a contatto con bambini con meno di 6 anni E’ disponibile il test precoce e la terapia con immunoglobuline

L’igiene in gravidanza combatte il citomegalovirus

E’ una di quelle infezioni che passa quasi inosservata: il citomegalovirus (CMV), un ceppo erpetico come quello labiale, convive in modo per lo più pacifico con l’uomo, dà sintomi aspecifici lievi ed è talmente comune da contagiare almeno tre adulti su cinque. Se contratto per la prima volta in gravidanza, però, smette di essere innocuo e può essere causa anche di serie disabilità nel neonato. La probabilità, fortunatamente, non è alta: si conta che l’1-4 per cento delle future mamme è infettato, solo un terzo lo trasmetterà al figlio. Meglio però non abbassare la guardia, anche perchè proteggersi è semplice quasi quanto lavarsi le mani.


Ecco come evitare il citomegalovirus in gravidanza
 

COSA SI RISCHIA

La donna in gravidanza è bersaglio facile per i virus, poichè le difese immunitarie si abbassano per impedire un rigetto fetale.  Solo alcune infezioni possono trasmettersi da madre a figlio, superando la placenta: il rischio di conseguenze sul neonato è più alto nel primo trimestre e diminuisce nei mesi successivi. Così anche per il citomegalovirus che quando congenito - ovvero se l’infezione è avvenuta nella pancia della mamma - può comunque non interferire con il corretto sviluppo embrionale del bambino. Se il contagio è precoce, però, possono manifestarsi ritardi mentali, sordità o corioretinite, una malattia oculare infiammatoria che conduce anche a cecità.

DIETA IN GRAVIDANZA: QUALI PRECAUZIONI ADOTTARE?

 

TEST PRECOCE

«Spesso la diagnosi è formulata solo quando l’ecografia ha già  evidenziato danni al feto - denuncia Giovanni Nigro direttore della Clinica Pediatrica dell’Università dell’Aquila - In questi casi molti ginecologi suggeriscono un’interruzione di gravidanza, senza fare ulteriori approfondimenti». Eppure esiste l’opzione di uno screening precoce, con un semplice esame del sangue: la presenza di anticorpi IgG e IgM nella donna indica un’infezione primaria in corso. Quando l’esito è positivo, il cosiddetto test di avidità consente di stabilire se il contagio è avvenuto prima o dopo il concepimento. In Italia, come in altri paesi europei, lo screening precoce non fa parte di linee guida condivise ed è ancora al centro di dibattito. Perchè? «Scarsa conoscenza del virus, difficoltà nel ricondurre segni di malformazione fetale a questa infezione e perplessità sull’eventualità di falsi positivi dal test. Tramite internet, molte gestanti sono oggi informate e prendono da sole l’iniziativa di sottoporsi al test, a pagamento. In Italia pochi ginecologi suggeriscono lo screening»

GIOCHI E BACI

Mentre si discute se estendere lo screening per il CMV a tutte le donne in gravidanza e si guarda con interesse alle immunoglobuline - un’opzione che ha dimostrato di limitare i danni dell’infezione nell’80 per cento dei casi, - su un punto si raggiunge consenso unanime: la prevenzione. Il citomegalovirus si trasmette attraverso i fluidi corporei, principalmente saliva o urina. Negli Stati Uniti, dove è ritenuto un problema sanitario con 30 mila neonati l’anno con la forma congenita, i Centers for Disease Control and Prevention nazionali raccomandano attenzione all’igiene, soprattutto quando si è a contatto con bambini di età inferiore ai 6 anni. «Lavare accuratamente le mani e i giocattoli, magari messi in bocca dal bambino, evitare baci sulla bocca. Con citomegalovirus congenito, anche in assenza di manifestazioni, il bambino resta infettivo per qualche anno e può trasmetterlo ai compagni di gioco. L’asilo è il luogo dove più facilmente si trasmette il virus», conclude.


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