E’ una di quelle infezioni che passa quasi inosservata: il citomegalovirus (CMV), un ceppo erpetico come quello labiale, convive in modo per lo più pacifico con l’uomo, dà sintomi aspecifici lievi ed è talmente comune da contagiare almeno tre adulti su cinque.
Se contratto per la prima volta in gravidanza, però, smette di essere innocuo e può essere causa anche di serie disabilità nel neonato. La probabilità, fortunatamente, non è alta: si conta che l’1-4 per cento delle future mamme è infettato, solo un terzo lo trasmetterà al figlio.
Meglio però non abbassare la guardia, anche perchè proteggersi è semplice quasi quanto lavarsi le mani.
COSA SI RISCHIA
La donna in gravidanza è bersaglio facile per i virus, poichè le difese immunitarie si abbassano per impedire un rigetto fetale.
Solo alcune infezioni possono trasmettersi da madre a figlio, superando la placenta: il rischio di conseguenze sul neonato è più alto nel primo trimestre e diminuisce nei mesi successivi.
Così anche per il citomegalovirus che quando congenito - ovvero se l’infezione è avvenuta nella pancia della mamma - può comunque non interferire con il corretto sviluppo embrionale del bambino.
Se il contagio è precoce, però, possono manifestarsi ritardi mentali, sordità o corioretinite, una malattia oculare infiammatoria che conduce anche a cecità.






