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Pediatria

L’obesità in adolescenza aumenta il rischio Alzheimer

pubblicato il 01-09-2015

Individuato già nei giovani obesi l’accumulo della proteina-spia responsabile della malattia cerebrale dell’età adulta. Lo studio del Bambino Gesù su Pediatrics

L’obesità in adolescenza aumenta il rischio Alzheimer

Anche se non è mai troppo tardi per iniziare ad adottare stili di vita sani iniziare sin da piccoli è il miglior modo di fare prevenzione. Malattie cardiovascolari e tumori sono - eccetto rari casi dovuti alla genetica - anche il risultato di comportamenti scorretti. Lo stesso accade per le malattie neurodegenerative e quanto scoperto dai ricercatori dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ci conferma ancora una volta l’importanza di una sana alimentazione e di una costante attività fisica: in uno studio pubblicato dalla rivista Pediatrics gli scienziati hanno individuato già nei giovani obesi un accumulo della proteina-spia responsabile dell’Alzheimer.


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OBESITA’ COME FATTORE DI RISCHIO

«L’obesità in sé non è una patologia vera e propria, è piuttosto un insieme di fattori di rischio: di sviluppare malattie cardiovascolari, cancro e oggi sappiamo anche demenza progressiva e Alzheimer», spiega Melania Manco, endocrinologa e ricercatrice del Bambino Gesù, una delle autrici dello studio. Un legame, quello con la malattia neurodegenerativa, che inizia sin da piccoli. La ricerca è la prima nel panorama internazionale ad aver indagato i livelli di una proteina - ? 42 amiloide, il cui accumulo può portare all’insorgenza e sviluppo di queste patologie - e la correlazione tra obesità infantile e rischio di Alzheimer.


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LO STUDIO

Dalla ricerca, che ha coinvolto 440 giovani (101 bambini tra i 2 e i 6 anni e 339 adolescenti) sia di peso normale che non, è emerso che gli adolescenti obesi e con insulino-resistenza presentavano aumentati livelli di ? 42 amiloide. «Quanto più i livelli di questa proteina sono alti, tanto maggiore potrebbe essere il rischio che questi giovani sviluppino demenza senile e Alzheimer in età adulta. Un risultato importante che per la prima volta dimostra che la storia naturale di questa terribile malattia incomincia precocemente, già durante l’adolescenza. Ancora una volta, i risultati delle nostre ricerche indicano quanto gravi possano essere le conseguenze dell’obesità pediatrica e quanto importante sia la prevenzione» spiega la dottoressa Manco.


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IL TEMPO E’ TUTTO

Uno dei dati più interessanti che emerge dallo studio riguarda il legame tra tempo di esposizione ai fattori di rischio e livelli di proteina amiloide. L’alterazione, a differenza degli adolescenti, non è infatti riscontrabile nei bambini in età prescolare. Un dato che suggerisce l’importanza di adottare stili di vita sani sin dalla tenera età: gli aumentati livelli di amiloide richiedono una lunga esposizione all’obesità e all’insulino-resistenza. Ciò significa che quanto più a lungo e gravemente il bambino è obeso e insulino-resistente, tanto più elevati sono i livelli attesi di questa proteina che depositandosi a livello cerebrale può causare la malattia.

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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