Noa, eutanasia, minori: chiarezza sulla legge olandese

La morte di Noa Pothoven e le responsabilità dei media. Il dibattito sull'eutanasia sui minori

Noa, eutanasia, minori: chiarezza sulla legge olandese

È di ieri la notizia della morte di Noa Pothoven, una ragazza olandese di 17 anni affetta da una grave forma di depressione e altri disturbi a seguito delle violenze subite da bambina. Al momento non è ancora del tutto chiaro in che circostanze sia avvenuta la morte di Noa, che pare avere trascorso gli ultimi giorni in un letto di ospedale a casa propria, scegliendo di rifiutare il cibo e l’idratazione. Non si sa nemmeno che tipo di assistenza medica abbia ricevuto nelle ultime ore (è stata sedata?). La famiglia sembra che fosse presente e a conoscenza delle ultime volontà della figlia. 

Quella di Noa è una storia triste, che merita rispetto e probabilmente delle scuse da parte di alcuni media che, nelle ore precedenti, avevano diffuso notizie non verificate nelle quali si presentava la morte di Noa come un caso di avvenuta eutanasia su minori. Al contrario di quanto si è detto, infatti, pare che la richiesta di Noa di poter ricorrere all’eutanasia o al suicidio assistito per porre fine alla propria sofferenza sia stata rifiutata dai medici olandesi. L'eutanasia e il suicidio assistito sono entrambi legali in Olanda e possono farvi ricorso sia i minori sia le persone con disturbi mentali non terminali. I minori di sedici anni possono addirittura chiedere di terminare la propria vita attraverso la compilazione di una dichiarazione scritta - e cioè attraverso il testamento biologico - di cui il medico può tenere conto quando il minore non è più in grado di esprimere le proprie volontà.


Al netto delle «fake-news», però, come sempre accade in questi casi, l’associazione tra le parole «eutanasia»«suicidio assistito» «minori» ha generato delle polemiche. Soprattutto in un Paese come l’Italia, in cui tali pratiche sono considerate reati penali, anche se somministrate a malati terminali che ne fanno ripetuta richiesta. Ecco perché è utile fare chiarezza e rispondere ad alcune domande su quanto prevede la legge olandese, approvata nel 2001. 


Per cosa si può chiedere il suicidio medicalmente assistito in Olanda?

La legge olandese prevede che si possa chiedere il ricorso al suicidio assistito in tutti i casi in cui la sofferenza del paziente viene giudicata «insopportabile». La scelta del termine «sofferenza» è importante, perché in essa rientrano sia malattie che causano dolore sia altre (come la depressione grave) che colpiscono a livello psicologico ed esistenziale.


Chi decide se accogliere la richiesta di accedere al suicidio medicalmente assistito?

La legge prevede che a esaminare una richiesta siano almeno due medici. Il primo («the attending physician») ha il compito di assistere la persona richiedente e di valutare insieme a lei la situazione ed, eventualmente, di dare corso a tale richiesta. Il secondo («the independent physician») ha invece una funzione di garanzia e deve essere interpellato dal primo medico per dare un giudizio indipendente dopo essersi consultato a sua volta con il paziente.


Chi garantisce il rispetto della legge?

Ogni caso di avvenuta richiesta viene valutato da un comitato regionale apposito, composto da un esperto in materie giuridiche, un medico e un esperto di etica e filosofia. Il comitato accerta che tutte le procedure siano stati seguite e che il paziente abbia ricevuto delle cure adeguate.


Possibile che non ci siano altre strade al suicidio assistito?

Il ricorso al suicidio medicalmente assistito è possibile solo se viene giudicata l’unica strada per uscire da uno stato di sofferenza insopportabile, se «non esiste alcuna prospettiva di miglioramento» e una volta che il medico «ha raggiunto la conclusione, insieme al paziente, che non esiste una ragionevole alternativa alla luce della situazione del paziente».


Quale ruolo hanno o potrebbero avere i genitori?

La legge olandese divide sostanzialmente le persone in tre categorie a seconda del fatto che siano o meno capaci di decidere per sé in modo autonomo. La prima categoria è quella dei minori con età tra i 12 e i 16 anni. A fronte di sofferenze insopportabili (per esempio malati terminali affetti da dolori refrattari e incurabili), anche queste persone hanno la possibilità di chiedere di il suicidio assistito o l’eutanasia, ma solo se i genitori (o chi per essi ha tutela legale) sono d’accordo. Vi sono poi i minori tra i 16 e i 18 anni, i quali vengono spesso definiti «giovani adulti». Per questa categoria la legge prevede, se sufficientemente autonomi, la possibilità di decidere per sé: i genitori devono essere informati ma non hanno diritto di veto e cioè non possono opporsi. Infine, vi sono gli adulti competenti, i quali possono decidere da sé e senza informare nessuno. 


Quanti sono stati i casi di ricorso all’eutanasia e al suicidio assistito?

Pochissimi. Tra il 2002 e il 2014 sono stati esaminati solo cinque casi, riguardanti quattro minori di 17 anni e uno di 12 anni. In tutti i casi le famiglie hanno rispettato la volontà del richiedente. 




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