Al professor Carlo Flamigni un saluto riconoscente

Carlo Flamigni, uno dei padri della medicina della riproduzione in Italia, è scomparso il 5 luglio. Condivise con Umberto Veronesi e con il Comitato etico di Fondazione Veronesi l'impegno per la difesa dei diritti e della salute delle donne

È mancato il professor Carlo Flamigni, uno dei padri della medicina della riproduzione in Italia. Ha contribuito con profonda competenza, sensibilità, garbo e lucidità intellettuale alla difesa della salute e dei diritti delle donne in anni turbolenti, segnati da grandi progressi scientifici e da un dibattito politico accesissimo. Ginecologo, per oltre vent’anni ha guidato il Servizio di fisiopatologia della riproduzione e successivamente la Clinica ostetrica e ginecologica all’Università di Bologna. Si è dedicato allo studio dell’infertilità, del congelamento di embrioni e di ovociti, delle questioni etiche legate alla fecondazione assistita.

Ha condiviso con Umberto Veronesi alcune battaglie fondamentali nella storia recente di questo paese, come quella per il referendum sulla legge 40 per la procreazione medicalmente assistita e quella per il testamento biologico. È stato per alcuni anni membro del Comitato etico di Fondazione Umberto Veronesi e dal 2015 faceva parte del Comitato scientifico della rivista The Future of Science and Ethics.


Carlo Flamigni sosteneva con forza la necessità di riservare tempo all’ascolto e a una corretta comunicazione fra medico e paziente. In occasione di una intervista al Magazine di Fondazione Umberto Veronesi disse: «Ci vuole più serietà (e ce n’è poca), più compassione (e ce n’è pochissima) e poi forse più attenzione da parte dell’Ordine dei medici - conclude Flamigni -. Dovrebbe essere una medicina basata su piccole virtù, la capacità di ascolto, l’informazione del paziente, che ha diritto di sapere perché ha diritto di scegliere. La compassione, in particolare, è un sentimento fondamentale nell’esercizio della professione medica. Non si impara all’università e non può essere sempre autentica, ma se talvolta risultasse vera, allora sì che saremmo dei buoni medici».

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