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Alimentazione

La dieta che allevia il reflusso gastroesofageo

La malattia da reflusso gastroesofageo è controllabile. Il disturbo gastrico può essere tenuto sotto controllo grazie a una dieta adeguata.

Può oltremodo aggravarsi, fino a rappresentare il primo fattore di rischio per uno sviluppo neoplastico.

Ma, nella maggior parte dei casi, la malattia da reflusso gastroesofageo è controllabile, pur dovendo accettarla per tutta la vita.

Le cause sono anatomiche o motorie.

I SINTOMI DA REFLUSSO GASTROESOFAGEO

I sintomi piuttosto fastidiosi: i pazienti lamentano un bruciore alla bocca dello stomaco (dovuta all’azione lesiva dell’acido cloridrico) e il rigurgito del bolo alimentare (a volte fino alla bocca) nelle due ore successive al pasto.

Il disturbo, più diffuso nelle donne che affrontano una gravidanza in età avanzata, è dovuto a una perdita di tono del cardias (la valvola che regola il passaggio del cibo tra l’esofago e lo stomaco) o a un’alterata motilità nel tubo digerente.

Ne soffre almeno il 15% della popolazione italiana, ma il dato è omogeneo in tutto l’Occidente. Perciò, nella comunità scientifica, è tra i più dibattuti.

Il Journal of gastroenterology ha recentemente pubblicato le nuove linee guida dell'American college of gastroenterology per la diagnosi e la terapia.

L’articolo affronta i sintomi extra-esofagei: quali asma, tosse cronica e laringiti. E le complicanze: come esofagite erosiva, stenosi peptica ed esofago di Barrett.

Trattata è anche la gestione dei pazienti in cura con farmaci, gli inibitori della pompa protonica (Ppi), ritenuti efficaci e sicuri nei bambini e nelle donne in maternità, ma in alcuni casi in grado di innescare eventi avversi: quali mal di testa, diarrea, dispepsia e osteoporosi.

«Sono farmaci che attenuano la secrezione acida dello stomaco e vengono somministrati in una dose minima che oscilla dai 10 ai 40 milligrammi, a seconda del prodotto utilizzato», commenta Pier Alberto Testoni, direttore dell’unità operativa di gastroenterologia ed endoscopia digestiva del San Raffaele di Milano.

«In alcuni casi sono associati a farmaci procinetici, che migliorano la motilità gastrica, o all’alginato, in grado di creare una barriera schiumosa che impedisce la risalita del cibo nell’esofago».

 

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