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Alimentazione

Niente grassi per i disturbi da ernia iatale: la dieta aiuta

pubblicato il 27-02-2015
aggiornato il 11-07-2017

Frutta, verdura, omega 3 e cereali sono fra gli alimenti più indicati. Ma attenzione anche a comportamenti quotidiani e stile di vita

Niente grassi per i disturbi da ernia iatale: la dieta aiuta

 

Dolore e bruciore di stomaco, rigurgiti acidi, difficoltà digestive non sono solo conseguenza di una arrabbiatura colossale: talvolta questa sintomatologia aspecifica, tale da essere confusa con altre condizioni cliniche, potrebbe essere spia di un'ernia iatale. Si tratta di una problematica piuttosto diffusa: si stima che possa interessare 6 persone su 10, ma non tutti lo sanno o imputano i problemi digestivi a cause diverse dall’ernia.

 

 

LE CAUSE

Implicati sono lo stomaco e lo iato, una piccola apertura localizzata sul muscolo diaframma, attraverso cui passa l’esofago che deve portare liquidi e cibi dalla bocca verso lo stomaco. Può capitare che lo iato per qualche ragione si indebolisca, ovvero si allarghi, consentendo a una piccola parte dello stomaco di fuoriuscire da questa fessura e di protendersi verso l’alto, in direzione della cassa toracica. Ed ecco così che si forma l’ernia. Le cause del fenomeno però non sono ancora del tutto note: si ipotizza che in parte vi sia una  componente genetica o che la sua comparsa sia stimolata da alcune particolari condizioni come l’obesità, la gravidanza nelle donne, traumi o allenamenti con pesi eccessivi, ma anche lo sforzo alla defecazione, abiti troppo stretti o il fumo.

Seppure si riconoscano tre tipologie differenti di ernie - da scivolamento, che è anche quella più comune, che entra ed esce dalla cavità toracica; la fissa, in cui la parte superiore dello stomaco rimane intrappolata nella cassa toracica; e l’ernia complicata o mista che è anche la più rara - esiste un denominatore comune per lo più correlato ai sintomi. Questi sono assenti o lievi nella maggior parte dei casi, in taluni altri si manifestano invece fastidiosi bruciori e rigurgiti acidi i quali, di rado, potrebbero evolvere verso ulcere, sanguinamenti con lo sviluppo di una eventuale anemia, fino anche a disturbi atipici come raucedine, tosse secca cronica e asma.

 

 

LA DIAGNOSI

Per diagnosticare l’ernia iatale può essere sufficiente una radiografia con mezzo di contrasto della parte superiore del tubo digerente in posizione supina, completata quando necessario con una esofagogastroduodenoscopia.

 

 

LA CURA

E’ essenzialmente ‘dietetica’ e basata sulla correzione dello stile di vita perché il ricorso cronico ai farmaci è necessario solo in caso di sintomatologia severa, persistente e dolorosa. Rara è invece la necessità di ricorrere all’intervento chirurgico che viene per lo più praticato in caso di ernia iatale di grandi dimensioni e complicata. Se la sana alimentazione è un ‘must’ sempre, in caso di ernia iatale (proprio perché coinvolge l’apparato digerente) è fondamentale associare una correzione dello stile di vita ovvero la riduzione del sovrappeso, l’abolizione di fumo, alcool e caffeina, grassi in genere, ma anche di cioccolato e menta che possono contenere ‘ingredienti’ irritanti o facilitanti il reflusso acido.

Non esistono cibi pro o contro l’ernia iatale in assoluto; per questo la prima buona regola sarebbe cercare di evitare pasti abbondanti, di coricarsi subito dopo aver consumato un pasto e di mangiare alimenti che possono provocare disturbi gastrici, eliminandoli dalla dieta. In linea generale è possibile comunque dare qualche indicazione su ciò che è bene mettere in tavola e su quanto invece sarebbe consigliato limitare o evitare.

 

 

ALIMENTI OUT

Ovvero tutti quei cibi che possono avere un influsso irritante sull’esofago. A questa classe appartengono:

Cibi piccanti: in cima alla lista fra i cibi ‘irritanti’, specie per l’esofago, ci sono il pepe e il chily. L’indicazione è dunque quella di eliminarli dalla dieta, quale azione preventiva contro i sintomi dolorosi e il rischio di ulcerazioni.

Cibi grassi: sono spesso causa di reflusso ma anche di un peggioramento dei sintomi perché stimolano la produzione di una maggiore quantità di acido nel corso della digestione. Particolarmente dannosi sono i cibi ricchi di grassi saturi, quindi latticini, burro, panna, formaggio fresco, insaccati, carne di maiale e i fritti. Allo stesso modo vanno evitati anche il brodo di carne e tutte quelle preparazioni a base di carne che richiedono molte ore di cottura, ad esempio gli stufati, spezzatini, brasati e ragù. La ragione della nocività sta nel fatto che i grassi possono provocare sia una diminuzione della pressione dello sfintere gastroesofageo sia un ritardo dello svuotamento dello stomaco.

Cibi caldi e liquidi: meglio mangiare tiepido. È la prima indicazione per evitare il peggioramento di eventuali lesioni presenti nello stomaco o nell’intestino o intensificare i sintomi di reflusso acido.

Menta e cioccolato: questi due alimenti golosi contengono sostanze chimiche ‘nocive’ che possono stimolare il rilascio di acidi nello stomaco e far rilassare il cardias. Questo significa che può arrivare il reflusso acido alla bocca dello stomaco e al petto.

No alla caffeina e alla teina: quindi a caffè, thè, alcool, e ogni altra bevanda che possa contenere queste sostanze. Esse potrebbero infatti essere responsabili di irritazioni che interessano il rivestimento dello stomaco.

Agrumi: Arance, pompelmi e limoni, succo d’arancia e di mirtillo, pomodoro e sugo e salsa, ma anche tutti gli alimenti a base acida, sono da eliminare o da ridurre significativamente nella dieta. Possono infatti indurre un aumento del livello di acidità nello stomaco e quindi la riacutizzazione dei sintomi.

 

 

ALIMENTI PREFERITI

O da integrare nella dieta e che possono accontentare un po’ tutti i gusti. Sono protettivi della mucosa gastrica:

Alcuni frutti: sono meglio, per l’ernia iatale, quelli esotici. Soprattutto ananas e papaya perché contengono rispettivamente bromelina e papaina, due enzimi digestivi che aiutano l’organismo a destrutturare alcune proteine ingerite.

Sale: Insaporire le pietanze con quello iodato. L’uso regolare di sale arricchito di iodio fa bene all’ernia iatale, ma occorre fare attenzione se si soffre di pressione arteriosa. In questo caso sarebbe meglio, laddove necessario, ricorrere a integratori a base di iodio.

Pesce: è ricco di omega 3 che apporta particolari benefici all’apparato gastrico. Se non è possibile mangiare regolarmente pesce, è consigliato l’utilizzo di integratori specifici.

Cereali: Pasta e riso agiscono contro l’eccessiva acidità gastrica in quanto sono cibi che vengono facilmente assimilati dall’organismo e non impegnano in maniera importante l’apparato digerente.

Frutta e verdura. Soprattutto le mele, le banane e le patate dovrebbero essere parte integrante della dieta perché svolgono una azione lenitiva sulle pareti dello stomaco. Vanno evitati invece ortaggi e frutta a base acida.

 

 

STILE DI VITA

Insieme alla dieta, occorrerebbe seguire anche alcuni comportamenti corretti correlati per lo più ad abitudini culinarie, della quotidianità e/o allo stile di vita. In particolare sarebbe bene ridurre la ‘sostanza’ dei pasti e renderli più frequenti, dando il giusto tempo alla digestione, specie alla sera. Ovvero lasciando passare almeno 2 o 3 ore dalla cena prima di coricarsi. Mangiare bene significa fare attenzione a non aumentare o a perdere peso, se necessario. Infatti anche l’obesità aumenta la pressione sull’addome e conseguentemente tutte le implicazioni digestive e non. Il moto fa bene, evitando però, specie in palestra, esercizi per gli addominali e nella quotidianità cercare di chinarsi il meno possibile e non indossare cinture strette e ventriere.

Anche il riposo ‘comodo’ ha la sua importanza. Sarebbe infatti indicato alzare l’appoggio per il tronco e la testa di circa 20-30 centimetri, mettendo dei cuscini o dei supporti sotto il materasso. Una piccola strategia che aiuta a tenere gli acidi lontano dallo stomaco durante il sonno.

E se tutto questo non bastasse, sotto consiglio medico, è possibile ricorrere a una eventuale terapia farmacologica con antiacidi e/o farmaci che riducono specificamente la produzione acida gastrica.  

Testo di Francesca Morelli

Consulenza: Dottor Tino Casetti, Primario di Gastroenterologia, Dipartimento di malattie dell’apparato digerente, ASL di Ravenna


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