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Alimentazione

Sarcopenia e anziani: nessun rischio in più per i vegetariani, se consumano proteine a sufficienza

pubblicato il 27-03-2017
aggiornato il 10-07-2017

Una ricerca statunitense evidenzia come essere vegetariani o meno abbia poco peso nella prevenzione della sarcopenia. Ma dopo i 65 occorre aumentare (di poco) l’apporto di proteine

Sarcopenia e anziani: nessun rischio in più per i vegetariani, se consumano proteine a sufficienza

Vegetariani o no l’importante per gli anziani, a conti fatti, è introdurre un contenuto adeguato di proteine: a prescindere dalla fonte alimentare, di origine animale o vegetale. Mettono tutti d’accordo le conclusioni di uno studio sulla sarcopenia pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, da cui si evince che la salute dell’apparato muscoloscheletrico è legata a doppio filo a un apporto ben definito di proteine. Messo questo tassello, si può tranquillamente essere anche vegetariani.

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COSA E' LA SARCOPENIA

Con questo termine si indica la perdita di massa muscolare, più frequente nell’età avanzata e considerata il prodromo di un decadimento fisico dell’anziano. I dati dello studio confermano che di fronte a un consumo adeguato di carne, pesce, legumi e formaggi, forza e massa muscolare non variano a seconda delle abitudini alimentari. Le proteine ingerite non risultano avere invece alcun legame con il mantenimento della massa ossea.
 

Dieta proteica e attività fisica contro la sarcopenia


ANIMALI O VEGETALI: PURCHE’ SIANO PROTEINE

Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori delle Università del Massachusetts e di Harvard, ha evidenziato due aspetti: l’imprescindibilità di un adeguato apporto proteico per preservare la salute dei nostri muscoli e l’assoluta indifferenza nella scelta delle fonti alimentari. I ricercatori, usando come campione 2.986 adulti di entrambi i sessi arruolati per la terza edizione dello studio Framingham, hanno voluto indagare l’evoluzione nella massa magra delle braccia e delle gambe, la forza dei quadricipiti e la densità minerale ossea. L’apporto proteico è stato rilevato attraverso i diari alimentari compilati tra il 2002 e il 2005. Dall’indagine è emerso che l’82 per cento delle persone arruolate aveva un consumo proteico adeguato: pari ogni giorno a 0,8 grammi per chilo di peso corporeo. Preso atto di questo, gli autori dello studio hanno voluto verificare se ci fossero differenze rimandabili alle fonti alimentari di approvvigionamento proteico. Non è emerso alcun dato significativo. Come dire: l’importante è dare il giusto spazio alle proteine, quanto alla scelta degli alimenti da cui assumerle non è il caso di fasciarsi la testa.


 

LA DIETA VEGETARIANA NON AUMENTA IL RISCHIO DI SARCOPENIA

Il risultato è stato accolto di buon grado soprattutto dai vegetariani. Ai più attempati di loro, finora, è stata spesso sconsigliata la totale esclusione di alimenti di origine animale dalla dieta. È sempre stata opinione diffusa infatti che la sarcopenia, nelle persone con più di 65 anni, potesse essere favorita dalla riduzione delle proteine animali.. «Un problema in crescita nella società occidentale, dato il protrarsi dell’età media, che spesso risulta sottovalutato - afferma Maurizio Muscaritoli, direttore dell’unità operativa di nutrizione clinica al policlinico Umberto I di Roma e presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (Sinuc) -. Nel caso in cui la dieta non risultasse sufficiente, il supporto metabolico diventa fondamentale».

 


PIU' PROTEINE DOPO I 65 ANNI

L’importante, in primis, è consumare proteine a sufficienza. Ma qual è l’apporto al di sotto del quale non bisogna andare per preservare la salute dell’apparato muscoloscheletrico? La Società Italiana di Nutrizione Umana raccomanda un consumo quotidiano minimo pari a 0,8 grammi per chilo di peso corporeo. L’indicazione è in realtà un po’ più alta se si ha di fronte un over 65 normopeso (70 chili): in questo caso la raccomandazione giunge a 1,1 grammi per chilo di peso corporeo, che equivale a dire 77 grammi di proteine al giorno. Questo dato non equivale al peso di un alimento ricco di proteine come può essere un petto di pollo, che risulta però composto anche da acqua e altri micronutrienti. Aggiunge Elena Dogliotti, biologo nutrizionista e ricercatore della Fondazione Umberto Veronesi: «Dalle proteine deve giungere una quota compresa tra il 12 e il 18 per cento dell’apporto energetico quotidiano. La dieta mediterranea mette al primo posto le fonti vegetali, come i legumi e gli pseudocereali.  A seguire il pesce, le carni bianche, le uova e la carne rossa».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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