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Dieta proteica e attività fisica contro la sarcopenia

pubblicato il 10-02-2015
aggiornato il 09-06-2017

La perdita di massa muscolare è la causa che innesca nell’anziano una progressiva fragilità. Diversi studi dimostrano che proteine e moto quotidiani possono prevenirne l’insorgenza

Dieta proteica e attività fisica contro la sarcopenia

La sarcopenia, ovvero la perdita di massa muscolare, rappresenta una delle prime implicazioni dell’età avanzata, con un effetto domino sulla salute generale. Da essa infatti dipendono l’indebolimento dell’intero organismo che può nei casi più gravi portare alla disabilità. Un problema in crescita nella società occidentale, dato il protrarsi dell’età media, ma il cui rischio può essere rallentato con l’adozione di corrette misure preventive come dimostrano diversi ampi studi internazionali. 


Sarcopenia e anziani: nessun rischio in più per i vegetariani (se consumano proteine a sufficienza)

LA SARCOPENIA

Può cominciare prima di quanto si pensi, già a partire dai 50 anni, specie in presenza di cause avverse come condizioni di sedentarietà o allettamento; particolari malattie quali tumori, patologie infiammatorie o endocrine; carenze nutrizionali per diete inadeguate, malassorbimento, patologie gastrointestinali o disturbi alimentari. Con gravi ripercussioni fisiologiche - dalla mancata autonomia e scarsa mobilità, all’impoverimento della qualità della vita fino alla disabilità vera e propria o alla possibile morte precoce -e una incidenza in crescita per la componente di popolazione sempre più anziana e affetta da malattie croniche. 


ALIMENTAZIONE SBAGLIATA

Escluse patologie che possono favorirne evoluzione e decorso, a sfibrare i muscoli sono soprattutto fattori esterni: in particolare risorse alimentari sbagliate, cioè carenti di proteine invece essenziali nell’anziano. «Abbiamo avuto conferma dal Progetto Sprint (Sarcopenia and Physical fRailty IN older people: multi-componenT Treatment strategies) – spiega il professor Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva - un ampio studio che ha coinvolto 1.500 ultrasettantenni e diversi centri di tutta Europa, Italia compresa, che per tutelare l’anziano dal rischio sarcopenia sono necessarie almeno 1,2 grammi di proteine quotidiane per chilo di peso corporeo.  Una soglia invece raramente rispettata». Il Progetto Sprint-t è ancora in corso, quindi gli esperti si attendono possibili nuove evidenze in aggiunta a quelle già emerse e che possono influenzare nel bene e nel male la fragilità e la massa muscolare. Una revisione sistematica pubblicata su Age and Ageing dalla International Sarcopenia Initiative, esamina poi l’efficacia di vari tipi di intervento, come quelli basati sullìesercizio di resistenza, sotto la supervisione del medico, che può aiutare a migliorare la forza e le performance fisiche. Qualche beneficio è riscontrato anche con la supplementazione di aminoacidi essenziali (EAA), compresi i supplementi a base di leucina e HMB (acido beta-idrossi beta-metilbutirrico). Anche se, concludono gli autori, non ci sono dati consistenti per raccomandarne l’utilizzo ai pazienti con sarcopenia. 


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LA DIETA

«Una dieta nutriente over 65 – aggiunge ancora Bernabei - dovrebbe sempre prevedere l’apporto di fibre, proteine (anche vegetali), fitosteroli e polifenoli, aminoacidi, acidi grassi essenziali, antiossidanti, omega-3, sali minerali e vitamine, coenzima Q10, steroli, selenio, acido folico e ferro insieme a supplementi proteici e a integratori specifici suggeriti dal medico di riferimento o dallo specialista».

ATTIVITA’ FISICA

Anch’essa è strategica. Laddove possibile, il moto negli anni d’argento va praticato tutti i giorni, perché svolge una funzione preventiva e terapeutica, ovvero contribuirebbe a ridurre in maniera significativa l’incidenza di disabilità maggiore riguardante la mobilità, definita come incapacità di camminare per 400 metri. Sono le evidenze emerse dallo studio randomizzato LIFE (Lifestyle Interventions and Independence for Elders), condotto in otto centri e coordinato dall’Università della Florida, su oltre 1.600 persone di età compresa fra 70 e 89 anni che ha paragonato gli esiti di una attività fisica moderata e di lunga durata contro un semplice intervento educazionale su temi di buona salute generale.


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