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C'è una scuola dei buoni medici

pubblicato il 19-03-2013
aggiornato il 14-01-2017

E’ stata aperta a Milano e vuole insegnare una nuova deontologia professionale contro gli scandali in sanità che hanno visto spesso coinvolti anche i camici bianchi. Intervista a Alberto Scanni

C'è una scuola dei buoni medici

E’ stata aperta a Milano e vuole insegnare una nuova deontologia professionale contro gli scandali in sanità che hanno visto spesso coinvolti anche i camici bianchi. Intervista a Alberto Scanni

Alberto Scanni  è consigliere del’Ordine dei Medici di Milano, dov’è coordinatore della commissione formazione e aggiornamento. E’ primario oncologo emerito dell’ospedale Fatebenefratelli Oftalmico di Milano, dove ha diretto il dipartimento di oncologia fino al 2006. Successivamente è stato direttore generale dell’ospedale di Melegnano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell’ospedale Sacco. Si è sempre interessato di problemi etici e del rapporto medico-paziente, ed è stato presidente della società italiana di Psico-oncologia. E’ tra i fondatori dell’associazione onlus U.mana, che segue gratuitamente a domicilio i malati di tumore. Ha voluto e organizzato al Fatebenefratelli uno dei primi hospice per le cure ai malati terminali. 

Professor Scanni, l’Ordine dei Medici di Milano ha aperto una scuola di Deontologia Medica ed Etica del comportamento professionale. Lei, come presidente  del comitato scientifico che la organizza, scrive che la Scuola è stata aperta «alla luce dei numerosi scandali in sanità». Che cosa deve imparare il medico?

A resistere. Ad essere indipendente. A ritrovare il malato. In questo momento, al di là delle chiacchiere, al centro della sanità non c’è il malato, c’è il bilancio. Il medico non si deve far dettare dai manager il comportamento professionale. Sarebbe romanticismo parlare della professione medica come «vocazione», ma bisogna ritrovare il concetto che il medico non è un idraulico, non è un ingegnere. Ha in mano la vita della gente.

E gli scandali?

Il medico deve combatterli, non deve farsi coinvolgere. Né tanto meno deve agirli in proprio.

E’ vero che siete riusciti ad aprire la Scuola con il risarcimento che avete avuto come Ordine dei Medici di Milano, che si è costituito parte civile   nel processo contro la tragica  malasanità della clinica Santa Rita, la «clinica degli orrori», in cui  per guadagnare di più si praticavano interventi inutili che hanno anche spedito all’altro mondo quattro pazienti?

Come ha già detto pubblicamente il nostro Presidente Roberto Carlo Rossi, l’Ordine  si è visto assegnare 300mila euro dai giudici di primo grado del processo e ci sono serviti per finanziare questa iniziativa.

Nel presentare la Scuola voi la vedete «come un antidoto al senso di impotenza e di frustrazione davanti alla mole di burocrazia, di norme e di indicazioni da rispettare, spesso dettate da un malinteso senso di economicità, piuttosto che dal rigore scientifico. Una sensazione che colpisce molti medici durante le loro lunghe giornate di lavoro». Qual è questo antidoto?

Ciò che dicevo prima: ritrovare il malato. La sanità è piena di politici testoni che organizzano le cose in base ai tempi tecnici, alla produttività.  Come si fa a stabilire che non si può dare più di un quarto d’ora a ciascun  paziente? E’ un timing assurdo. Bisogna stabilire i tempi di ambulatorio in base all’ascolto del paziente, al lasciarlo parlare. Sennò decadono i principi fondamentali della professione: non si fa più la semeiotica, cioè l’osservazione accurata del paziente. Gli si fa la Tac.

Una sanità a misura d’uomo.  Ma c’è la crisi. E ci sono i tagli.

Nella sanità non bisogna tagliare. Anzi, è il momento di dare. Sono stato direttore generale di tre ospedali, ma non ho mai tagliato. La sanità non va toccata. Si recuperino risorse economiche da altri capitoli di spesa. I costi della politica, le spese delle forze armate. Non si acquistino i cacciabombardieri F-35.

Il moderno Giuramento di Ippocrate impegna a curare tutti senza alcuna discriminazione. Ma nel 2009 è passata una norma di legge per cui i medici di Pronto Soccorso devono denunciare i clandestini.

C’è stata una vera rivolta. Nessun medico la applica.

E l’equità, di cui parla il Giuramento? Come la mettiamo con le parcelle delle visite private? Non avete mai voluto stabilire un massimo.

Pochi sanno che i cittadini, davanti a una parcella troppo cara,  possono presentare ricorso all’Ordine dei Medici. Assicuro che c’è una commissione apposita, molto rigorosa, che dà un giudizio di equità.

Internet e professione medica. Prima domanda: che  dicono i medici del paziente che si documenta su Internet? Seconda domanda: come sta cambiando la professione medica, con Internet?

In risposta alla prima domanda,  dico che talvolta i medici non sono contenti. Ma fanno male, perché è positivo avere un paziente che si è informato. In risposta alla  seconda domanda, ci  sono due notizie, una buona e una cattiva. Quella buona è che ormai quasi tutti i medici di famiglia sono in rete, e appena il loro paziente viene dimesso non solo  vedono arrivare la lettera di dimissione dell’ospedale, ma possono avere accesso a tutta la documentazione, che poi viene continuamente aggiornata nei successivi ricoveri, anche se l’ospedale cambia. Quella cattiva sono i cattivi usi di Internet. Dai siti che medici spregiudicati usano per farsi pubblicità, ai medici che vogliono usare Skype senza visitare i pazienti. Ne parleremo in un incontro che stiamo organizzando per novembre.

Antonella Cremonese


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