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Diabete di tipo 1 e immersioni: un sogno divenuto realtà

pubblicato il 30-08-2017
aggiornato il 02-09-2017

Lo sport è un valido alleato nella gestione del diabete di tipo 1, che in Italia colpisce quasi trecentomila persone. Come adattare la terapia

Diabete di tipo 1 e immersioni: un sogno divenuto realtà

Nell'immaginario collettivo, è una malattia. Ma gli esperti e i pazienti, su questo punto, fanno opposizione. «Meglio parlare di persone con il diabete: stiamo parlando di una condizione con cui si fanno i conti tutti i giorni, ma che non per questo pone restrizioni assolute a tavola come nella vita». Il tema è sport e diabete e a parlare è Elena Gamarra, diabetologa e ricercatrice all'interno della struttura complessa universitaria di endocrinologia, diabetologia e metabolismo della Città della Salute e della Scienza di Torino. Ma, soprattutto, diabetica di tipo 1. Nella sua vita ha fatto di tutto, prima e dopo aver scoperto di non essere più in grado di metabolizzare gli zuccheri: sci, sci di fondo, nuoto, escursionismo. Dall'anno scorso si dedica anche alle immersioni subacque, uno degli tabù a essere caduti parlando di sport e diabete.


Leggi il BLOG SUL DIABETE di Stefano Del Prato


SOTT'ACQUA COL DIABETE

Ecco la dieta che ci difende dal diabete di tipo 1

Ecco la dieta che ci difende dal diabete di tipo 1

07-04-2017
Oggi, nei panni della specialista, Elena è al seguito dei dieci diabetici che stanno frequentando un corso ad hoc a Numana (Ancona). L'iniziativa è organizzata da «Diabete Sommerso», onlus nata nel 2011 su iniziativa del centro di diabetologia e malattie metaboliche dell’ospedale Niguarda di Milano diretto da Matteo Bonomo, con cui è stato redatto un protocollo scientifico ad hoc per permettere alle persone con diabete di tipo 1 di avvicinarsi alla pratica delle immersioni subacquee. Un campo di interesse all'apparenza di nicchia, ma che ha permesso già a duecento persone di conseguire il brevetto open (fino a 18 metri), oltre che a molti sub scopertisi a seguire diabetici di non dover sacrificare una passione sull'altare del diabete. Uno scenario piuttosto comune fino ai primi anni Duemila, «che col tempo stiampo poco a poco modificando», afferma Laura Cingoli, segretario dell'associazione e mamma di un ragazzo diabetico: tra le prime a credere nella possibilità di portare giovani e adulti col diabete di tipo 1 a compiere immersioni subacquee. «Molti diabetologi ormai ci seguono, mentre rimane da lavorare sui medici dello sport, per far capire loro che il diabete non è mai un ostacolo a priori per l'attività sportiva».

COME MODULARE LA TERAPIA PRIMA DI IMMERGERSI 

La valutazione, nella pratica, avviene caso per caso. Ma che il diabete di tipo 1 non fosse in assoluto un ostacolo alla pratica sportiva lo avevano già confermato diverse esperienze nel mondo del ciclismoL’attività fisica è considerata centrale per la persona affetta da diabete di tipo 1, al fine di non vedere l’ambiente come un ostacolo. La malattia, come spiega Valentino Cherubini, direttore della struttura complessa di diabetologia pediatrica dell'azienda ospedaliero-universitaria di Ancona, «può essere gestita modulando il quantitativo di insulina che ogni paziente si inietta dalle quattro alle sei volte al giorno». Non varia il numero di somministrazioni dell'ormone, «necessarie per rimediare al malfunzionamento del sistema immunitario che attacca e distrugge le cellule beta del pancreas, deputate alla produzione dell’insulina». Ma l'apporto va ridotto, «altrimenti col dispendio energetico che accompagna un'immersione il rischio è quello di andare in corso a un episodio di ipoglicemia». Un'accortezza da assumere tanto nell'iniezione basale (una al giorno, di solito all'ora di cena) quanto nei cosiddetti «boli», con cui ci si somministra l'insulina ad azione rapida in prossimità dei pasti.


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COME MODULARE LA TERAPIA PRIMA DI IMMERGERSI 

Della spedizione marchigiana fanno parte dieci allievi di età compresa tra i 16 e i 60 anni. Intenso è il programma del corso: con due immersioni al giorno (tra piscina e mare) e almeno altrettante ore quotidiane dedicate alla teoria. Nel mezzo sono costanti i controlli dei valori della glicemia, che quando si è sott'acqua non dovrebbero mai uscire fuori dal range compreso tra 150 e 250 milligrammi per decilitro di sangue (ma il discorso vale anche per qualsiasi altra attività sportiva). Sono valori differenti da quelli richiesti in una giornata tipo: 90-130 (prima dei pasti) o 160-180 (due ore dopo aver mangiato). «Il protocollo prevede che le misurazioni avvengano tre volte prima di ogni immersione: in anticipo di un'ora, mezzora e dieci minuti - dichiara Elena Cimino, diabetologa all'ospedale Niguarda di Milano e coordinatore scientifico del campo -. Lo stesso avviene subito dopo essere usciti dall'acqua. In questo modo abbiamo sempre la possibilità di intervenire, a seconda delle esigenze del paziente: somministrandogli zuccheri semplici in grado di far salire la glicemia in meno di cinque minuti o insulina».


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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