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La salute del diabetico parte dal basso

pubblicato il 02-07-2014
aggiornato il 03-02-2017

I piedi trascurati possono portare conseguenze irreparabili, se la diagnosi è tardiva e se il centro non è multidisciplinare. Il rischio è l’amputazione

La salute del diabetico parte dal basso

SPECIALE DIABETE

 

Le complicanze croniche del diabete sono spesso legate alla sua durata ed all’andamento della glicemia. Nel 30% dei pazienti diabetici si manifesta la neuropatia con diminuzione della sensibilità e comparsa di ulcerazioni alla pianta del piede.

 

 

PIEDE DIABETICO

Nell’ambito della neuropatia si può presentare il cosiddetto “piede diabetico”,  determinato da lesioni vascolari e nervose con gravi deformazioni ossee e disturbi della vascolarizzazione terminale del piede a rischio di amputazione. Bastano controlli periodici per scongiurare il rischio che un piede si ulceri causando infezioni che possono alterare la funzionalità dell’arto o che diventi ischemico per l’occlusione delle arterie che lo attraversano. “Se oggi si fanno ancora amputazioni – spiega il dottor Luca Della Paola , coordinatore dell’Unità operativa per il trattamento del piede diabetico al Maria Cecilia Hospital di Cotignola, in provincia di Ravenna – è perché la diagnosi è stata fatta in ritardo e il centro di cura non ha tutte le competenze multidisciplinari per affrontare la complicanza nei modi più appropriati.  Curare il piede diabetico oggi si può, ma si deve intervenire con la collaborazione di tutti gli specialisti, dal diabetologo all’ortopedico, dall’endocrinologo al chirurgo vascolare. Basta una semplice ispezione del piede per valutare trofismo, appoggio, callosità, dita e caviglie per evitare tutto questo”.

 

L’ALLARME

Ma quali sono i primi campanelli d’allarme che il diabetico non deve sottovalutare? Risponde Carlo Caravaggi, responsabile del centro interdisciplinare per il piede diabetico all’Istituto Città Studi di Milano: “Una sensazione di formicolio o di punture di spillo sia ai piedi sia alle gambe, prevalentemente nelle ore notturne, tanto da interferire con un sonno tranquillo, sono i primi segnali. Quando viene perduta la sensibilità del piede, il cammino può risultare difficoltoso ed incerto.

Talvolta sulla pianta del piede possono comparire delle callosità non dolenti, e quindi non avvertite dal paziente, che tendono, se non curate, a trasformarsi in lesioni ulcerative. Anche una calzatura stretta o un chiodo all’interno di una calzatura possono produrre delle ulcere del piede proprio per la mancanza della sensibilità al dolore. Questi sono infatti gli effetti della neuropatia, alla quale si possono aggiungere quelli della vasculopatia, che causa un sostanziale restringimento delle arterie che portano il sangue ai piedi. Nelle condizioni più avanzate la quantità di sangue non è più sufficiente a nutrire la cute dei piedi che diventa più sottile e meno resistente anche ai minimi traumi”.

 

ARTERIE CHIUSE

Uno dei sintomi classici della vasculopatia è la comparsa di dolore ai polpacci dopo un periodo di cammino più o meno lungo o addirittura a riposo. Purtroppo a causa della coesistenza della neuropatia con perdita della sensibilità al dolore questo campanello d’allarme non è avvertito in circa il 50% dei pazienti. Il dolore, quando è presente, indica che il muscolo della gamba non riceve una quantità di sangue sufficiente durante la marcia o, nei casi più gravi, anche a riposo.

 

LA DIAGNOSI

Per scongiurare l’amputazione è importante non soltanto la prevenzione, ma la diagnosi precoce fatta dal medico ai primi sintomi. “Oggi abbiamo a disposizione anche strumenti o manovre molto semplici e banali come il filo di nylon, il diapason e il martelletto e la palpazione dei polsi – dice Giacomo Clerici, responsabile dell’Unità operativa di piede diabetico all’IRCCS Multimedica di Sesto  San Giovanni (www.ilpiedediabetico.it)– per valutare la presenza di neuropatia e vasculopatia, che sono l’anticamera delle ulcerazioni. Fortunatamente abbiamo anche i mezzi per risolvere i casi più gravi, sfuggiti alla diagnosi precoce. In genere dopo 10 anni di diabete il 25% dei malati rischia la complicanza del piede diabetico; il 50% dopo 20 anni”.

 

LE CURE

Ma anche quando la malattia è ormai in stadio avanzato è ancora possibile mettere in atto interventi conservativi dell’arto. Una eventuale infezione di un’ulcera quando coesiste un’insufficiente vascolarizzazione del piede può evolvere in tempi brevissimi in un quadro di gangrena del piede con un rischio elevatissimo di amputazione. Il paziente deve recarsi immediatamente presso un Centro del Piede Diabetico per una rapida diagnosi alla quale deve seguire una terapia e nei casi avanzati un intervento di rivascolarizzazione che può essere effettuato per via endoluminale (angioplastica) o con intervento chirurgico di by-pass.

 

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