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Polmonite: tutto ciò che bisogna sapere

pubblicato il 25-02-2014
aggiornato il 27-01-2017

Preoccupano le forme resistenti ai farmaci e con il periodo influenzale le complicanze legate alle polmoniti aumentano. Cosa fare per prevenire, curare e superare al meglio la malattia

Polmonite: tutto ciò che bisogna sapere

Speciale polmoniti e fumo: se l'infezione arriva dalla sigaretta

Ogni anno sono circa 4 milioni gli Europei colpiti da polmonite, che resta la prima causa di morte per infezione nel continente. Una preoccupazione crescente è quella della resistenza ai farmaci e l’aumento, segnalato anche dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, delle forme di polmonite dovute a patogeni multiresistenti, che non rispondono a una combinazione di antibiotici. E con il periodo influenzale il rischio di complicanze aumenta, motivo per cui molti esperti raccomandano di adottare strategie preventive, dalla semplice ma sempre efficace igiene delle mani alla vaccinazione.

 

LE FORME RESISTENTI

Sono malattie più difficili da curare e che più spesso possono portare a gravi conseguenze per il paziente. «Negli USA poco meno di un terzo delle polmoniti sono causate da batteri cosiddetti MDR (multi drug resistant), in Italia sono meno del 10% per le polmoniti acquisite in comunità, ma salgono oltre al 40% se si considerano le polmoniti che colpiscono particolari gruppi di individui»  spiega Francesco Blasi, professore ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio dell’Università di Milano e direttore dell’unità di Broncopneumologia dell’IRCCS Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano. «Ci sono persone più vulnerabili a patogeni resistenti, in primo luogo i pazienti anziani o disabili nelle residenze sanitarie assistenziali  (RSA), gli alcolisti, chi soffre di insufficienza renale e, in misura minore, chi soffre di diabete e altre malattie concomitanti».

 

INFL UENZA E POLMONITE

Per queste persone un momento critico è proprio la stagione dell’influenza, dalla metà di dicembre fino a fine febbraio. «In periodo influenzale aumenta il rischio di infezioni multiresistenti. L’infezione virale (l’influenza) altera l’equilibrio fra organismo ospite e batteri presenti, come lo Stafilococco aureo o lo pneumococco, facilitandone la penetrazione nell’albero respiratorio e alterando la risposta immunitaria. E’ quello che accadde ai tempi della Spagnola (pandemia che fece decine di milioni di vittime alla fine della prima guerra mondiale) e che si è visto anche con le più recenti pandemie influenzali: l’epidemia è virale, ma la gran parte delle complicanze gravi è dovuta a infezioni batteriche, spesso polmoniti».

 

IL VACCINO

Per questi motivi, raccomanda Blasi, «la prima strategia contro le forme multiresistenti è migliorare il controllo delle infezioni e l’utilizzo degli antibiotici, a partire dalle RSA. Oggi contro l’infezione da pneumococco (fra le più comuni cause di polmoniti) è disponbile un vaccino coniugato, più attivo dal punto di vista immunologico. E’ possibile abbinarlo alla vaccinazione antinfluenzale. La vaccinazione, che oggi è proposta gratuitamente nella prima infanzia, è inoltre consigliata alle persone a rischio, anziani, portatori di patologie croniche, immunodepressi, alle persone affette da BPCO, HIV o diabete. Molti dati ormai indicano inoltre che laddove il personale sanitario è vaccinato si prevengono le infezioni – e i decessi - fra i ricoverati. Fuori degli ospedali, infine, si è notato che una buona copertura vaccinale dei bambini è associata a un minor tasso di infezioni fra i nonni».

 

LE POLMONITI IN ITALIA

I dati sono variegati, poichè, spiega Blasi, la polmonite  non è una malattia soggetta a denuncia (com’è ad esempio la tubercolosi). «Colpisce ogni anno circa 1 giovane su 1.000, 5-10 anziani su 1.000; i dati ospedalieri riportano da 150.000 a 400.000  casi di polmonite l’anno, delle quali il 15-30% richiedono un ricovero». Da segnalare le differenze in termini di mortalità rispetto ad altri paesi. «Sappiamo che in Italia la mortalità è 2 o 3 volte inferiore rispetto a Paesi nordici come il Regno Unito o la Danimarca. E, in generale, il segno positivo accomuna tutti i Paesi dell’area mediterranea. Per diversi fattori: condizioni meteo più favorevoli, caratteristiche genetiche di risposta alle infezioni, differenze importanti nell’uso degli antibiotici (nel Sud Europa si usa un approccio più “aggressivo” e si ricorre ad antibiotici a largo spettro)».

 

CHI E’ PIU’ ESPOSTO

Secondo uno studio internazionale recentemente apparso sulla rivista Thorax, che annovera fra gli autori anche Francesco Blasi, l’incidenza di polmonite è più alta negli anziani oltre i 65 anni, negli uomini rispetto alle donne, nei pazienti con malattie respiratorie croniche, HIV o altre patologie concomitanti. Fra gli stili di vita, fanno la differenza e aumentano il rischio fumare, bere troppi alcolici, essere sottopeso, avere contatti regolari con bambini e avere una scarsa igiene orale.

 

LA PREVENZIONE

Batteri, virus, funghi sono gli agenti infettivi che provocano la maggior parte delle polmoniti. Per ridurre le probabilità di ammalarsi, consiglia il Ministero della Salute, è bene adottare precauzioni ben note: lavare le mani con regolarità, coprire la bocca e il naso in caso di tosse o starnuto, non lasciare in giro fazzoletti usati. Valutare la possibilità di vaccinarsi contro l’influenza e contro lo pneumococco. Proteggere le difese immunitarie astenendosi dal fumo e dall’alcol in eccesso.

 

E DOPO? CONSIGLI PER IL RECUPERO

Non basta che la febbre sia sparita, per dirsi guariti. «E’ bene ricordarsi che la polmonite, anche se non si viene ricoverati, è comunque un evento importante e merita prudenza – raccomanda Francesco Blasi -. Meglio non riprendere immediatamente l’attività lavorativa. Per almeno 15 o 20 giorni si è esposti a un’alterazione dell’immunità locale e a potenziali lesioni a livello dell’albero bronchiale, motivo per cui il rischio di una seconda infezione è ancora più alto della media. E’ fondamentale non fumare e seguire una dieta variata e equilibrata, valutare con il proprio medico l’opportunità di vaccinarsi, se non lo si è già fatto».


@donatellabarus

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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