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Medici e pazienti alleati per contrastare le bufale sulla salute

pubblicato il 17-11-2017
aggiornato il 22-11-2017

L'appello di quattro scienziati a Science for Peace: «I giovani non si stanchino mai di studiare: soltanto così potranno non rimanere vittime delle notizie false che circolano in rete»

Medici e pazienti alleati per contrastare le bufale sulla salute

«Ripartiamo dal metodo scientifico, in ogni campo: dubitiamo, interroghiamoci, andiamo a cercare le risposte soltanto sui siti attendibili e diffondiamo il messaggio». Non lascia adito a dubbi il testamento diffuso dai quattro scienziati che hanno preso parte al secondo panel di Science for Peace, quello dedicato alla salute e ai media: Giuseppe Testa (direttore del laboratorio di epigenetica delle cellule staminali all’Istituto Europeo di Oncologia e membro del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi), Salvo Di Grazia (ginecologo e fondatore del blog di divulgazione scientifica MedBunker), Carlo Alberto Redi (docente di zoologia e biologia dello sviluppo all’Università di Pavia e membro del comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi) e Carla Collicelli (sociologa del welfare e della salute all'Istituto di Tecnologie Biomediche del Cnr e membro del comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi). Dal palco dell'Università Bocconi, i relatori hanno lanciato un appello anche ai loro colleghi: «Alla base delle fake news c’è spesso un rapporto di subordinazione tra scienziati e lettori. Ma il modello della torre e della piazza non funziona più. Gli addetti ai lavori devono scendere nell’agone popolato da chi commenta e giudica e rivendicare il ruolo del metodo scientifico».

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LA CULTURA SCIENTIFICA PER SCANSARE LE FAKE NEWS

L’approccio precedente, secondo Testa, «non funziona più in una fase in cui la medicina sta cambiando molto, chiamando in causa direttamente i pazienti per tenere sotto controllo il proprio stato di salute: penso al monitoraggio della pressione sanguigna e della glicemia». Tocca dunque agli specialisti impegnarsi in prima persona per contrastare un fenomeno, quello che porta alla libera circolazione di informazioni non ufficiali, che non riguarda soltanto la medicina, ma viene replicato anche in altri contesti: le questioni ambientali, politiche, economiche e sociali. Ma un compito di primo piano, citando Di Grazia, che sul tema s'era già pronunciato attraverso queste colonne, spetta anche agli operatori dell'informazione. «Spesso le testate amplificano i titoli per affascinare chi legge e attirare nuovi lettori, trascurando invece l’accuratezza dei contenuti di un articolo. Nei giornali c’è un bisogno impellente di giornalisti scientifici». Le responsabilità vengono riconosciute pure alle istituzioni: «Se il servizio sanitario regionale toscano offre la pranoterapia ai propri cittadini, è giusto che questi ci credano - ha aggiunto il ginecologo -. Così come se una società scientifica consiglia il consumo di un’acqua oligominerale per prevenire il tumore della prostata, mal celando un conflitto di interesse, è normale che la maggior parte di chi legge corra ad acquistare la bevanda, che purtroppo non influenzerà il rischio di ammalarsi». Quale consiglio allora da rivolgere ai ragazzi? «Quello di leggere, studiare e approfondire - è il messaggio condiviso dagli scienziati -. La cultura è la base per non rimanere impigliati nelle bufale e per smascherarle».


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LA PERVASIVITA' DELLE FAKE NEWS

Che la sfida alle fake news sia attuale e non più procrastinabile, lo dimostra l'ultimo Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione. Dal rapporto, presentato nelle scorse settimane, è emerso che, per quanto riguarda le fake news circolate in rete, più della metà degli utenti intervistati ha dato loro credito. La percentuale è risultata di poco più bassa per le persone più istruite, ma a preoccupare in realtà è l'alto tasso di «creduloneria» dei più giovani. «Il 57 per cento di loro ha dichiarato di essersi imbattuto in una fake news e di aver seguito il consiglio e chissà quanti altri non hanno nemmeno riconosciuto la bufala - ha dichiarato Collicelli -. La questione va affrontata di petto, perché dal rapporto è emerso pure come le smentite degli organi di stampa spesso non riescano a mettere in crisi le false notizie che circolano in rete. Un problema che risulta ancora più sentito tra tra i giovani, cresciuti con il mito di internet come regno della libertà».

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LA CRISI DEL RUOLO DEL MEDICO

Oggigiorno, ha spiegato Collicelli, è cambiato il paradigma della medicina: da quella delle 3R (rimozione, riparazione e rassegnazione) s'è passati a quella delle 3P (prevenzione, promozione e partecipazione). Il paziente non è più dunque soltanto un ricettore passivo di indicazioni e prescrizioni, ma un soggetto che richiede un ascolto che riguarda anche le opinioni e  conoscenze. «Questo processo mette in difficoltà i medici, che non hanno più di fronte una persona obbediente, ma nemmeno un addetto ai lavori». La chiosa è stata affidata a Redi: «Non dobbiamo pensare che le fake news ci caschino addosso, perché alle volte siamo anche noi i produttori delle bufale. Ed è nostro dovere diffondere informazioni veritiere. Le scelte di salute hanno una responsabilità non solo personale, ma anche sociale: ecco perché se ad avere la meglio sono le notizie false, il problema diventa della collettività».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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