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Cardiologia

Cuore e stili di vita: cosa evitare per restare in forma

pubblicato il 12-09-2011

Una delle principali cause dell’elevata diffusione delle patologie cardio e cerebrovascolari nei Paesi occidentali è probabilmente legata agli stili di vita: un’alimentazione sbagliata o, nella migliore delle ipotesi, poco equilibrata e troppo ricca di grassi; il lavoro che è diventato sempre più competitivo, fonte di stress e di affaticamento fisico e mentale; la stanchezza che si accumula e che non sempre si riesce a recuperare nei momenti di riposo (basti pensare alla diffusione del lavoro notturno per uomini e donne che è stata raggiunta negli ultimi 20 anni in Europa e in particolare in Italia).

Cuore e stili di vita: cosa evitare per restare in forma

Una delle principali cause dell’elevata diffusione delle patologie cardio e cerebrovascolari nei Paesi occidentali è probabilmente legata agli stili di vita: un’alimentazione sbagliata o, nella migliore delle ipotesi, poco equilibrata e troppo ricca di grassi; il lavoro che è diventato sempre più competitivo, fonte di stress e di affaticamento fisico e mentale; la stanchezza che si accumula e che non sempre si riesce a recuperare nei momenti di riposo (basti pensare alla diffusione del lavoro notturno per uomini e donne che è stata raggiunta negli ultimi 20 anni in Europa e in particolare in Italia).

E poi c’è la sedentarietà: raramente si esce a fare quattro passi per il semplice gusto di farlo. Le città, piccole o grandi, hanno visto ridursi la loro capacità di attrattiva nei confronti di chi passeggia o di chi va in bicicletta. Può sembrare una banalità, una frase fatta magari abusata, ma il fatto di usare l’automobile per tutto, anche per andare a prendere il pane al negozio dietro l’angolo, è sicuramente lo specchio di una situazione generalizzata e di una mentalità che rapidamente ha preso piede nella nostra società.

Si fa sempre meno sport, soprattutto i bambini e gli adolescenti, e si passa molto più tempo in casa, davanti alla televisione o collegati a Internet. Gli atteggiamenti e le abitudini sbagliate, secondo uno studio recente, non riguardano soltanto la popolazione. Spesso anche i medici di famiglia sottovalutano alcuni segnali, o la presenza di alcuni fattori di rischio che potrebbero essere corretti con relativa facilità se si utilizzasse l’approccio giusto.

Nei confronti dell’ipertensione, per esempio, che è uno dei principali fattori di rischio delle patologie cardio e cerebrovascolari, l’atteggiamento dei medici a volte è differente se si tratta di un giovane o di un anziano. Verso questi ultimi, spesso, non c’è la stessa determinazione nel tenere sotto controllo la pressione rispetto a quella che si dispiega per i più giovani. Si usa una maggiore tolleranza perchè si dà per scontato che, con l’età, anche la pressione tenda a salire. Questo in molti casi è vero, ma ciò non significa abbassare la guardia. Anzi, intervenire ai primi segnali di innalzamento pressorio può dare risultati significativi soprattutto sul lungo periodo.

Per quanto riguarda invece l’ipercolesterolemia, a volte viene sottovalutata l’importanza della dieta. Oppure le si dà un eccessivo peso, trascurando le altre possibili iniziative, compresa quella farmacologica. Mentre l’intolleranza al glucosio (alla base del diabete, in particolare di quello adulto), in alcuni casi non è presa in adeguata considerazione per la sua connessione con il rischio cardiovascolare. Poca incisività è data anche alla dipendenza da fumo di sigaretta e all’eccesso di peso (obesità e sovrappeso). Sono tutti aspetti che, se presi singolarmente, viene spontaneo sottovalutare o comunque relegare al rango di fattore di rischio non modificabile, su cui non si può fare nulla. Molto spesso, invece, non è così.  

(testo tratto da "L'enciclopedia della salute", realizzata da Fondazione Veronesi con il Corriere della Sera)


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