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Cardiologia

Il gene della longevità «agisce» proteggendo i vasi sanguigni

pubblicato il 16-07-2019

Il gene BPIFB4 sembra funzionare anche se trasferito in altri individui. La scoperta porta (anche) la firma di Elena Ciaglia, ricercatrice di Fondazione Umberto Veronesi

Il gene della longevità «agisce» proteggendo i vasi sanguigni

Oltre che negli stili di vita, la longevità è scritta nei geni. Nel caso specifico, in una variante di quello che codifica per la proteina BPIFB4 che, migliorando l'elasticità dei vasi sanguigni, agevola la vascolarizzazione dei tessuti (e di conseguenza la «rivascolarizzazione», se c'è già stata un’ischemia). Questo gene, oltre a essere una fortuna per chi lo possiede, è in grado di determinare lo stesso beneficio se «trasferito» in altri individui. 

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LA CHIAVE PER «RINGIOVANIRE» I VASI SANGUIGNI 

Per dirla con gli scienziati che da anni lavorano su questo tema, la peculiarità del gene della longevità è quella di «ringiovanire» i vasi sanguigni. Questo è quanto scoperto nel 2015, da cui la possibile spiegazione delle differenze rilevabili tra i centenari e le persone «normali». Nei primi, a essere più presente, è una variabile del gene BPIFB4 denominata «Lav». Ovvero: variante associata alla longevità. Inizialmente noto soltanto per la capacità di sintetizzare proteine coinvolte nelle difese immunitarie, stando a quanto pubblicato quattro anni addietro sulla rivista Circulation Research, BPIFB4 svolgerebbe inoltre una funzione protettiva dei vasi. Il meccanismo di protezione indotto dal particolare polimorfismo risiederebbe nell'«attivazione» di un enzima (ossido nitrico sintasi endoteliale) responsabile della produzione dell’ossido nitrico, la più importante molecola protettiva della funzione vascolare.


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SPERANZE DALLA TERAPIA GENICA

Un'alterazione della funzione vascolare è correlata a diverse malattie: cardio e cerebrovascolarimetaboliche e neurologiche. BPIFB4, grazie al polimorfismo «Lav», sarebbe in grado di ridurne l'incidenza. Quello che lo stesso gruppo di ricercatori è riuscito a dimostrare adesso - in uno studio pubblicato sull'European Heart Journal, firmato anche dalla ricercatrice Elena Ciaglia, sostenuta da Fondazione Umberto Veronesi - è che l'«elisir» scritto nei geni potrebbe allungare la vita a chi lo possiede dalla nascita, ma anche ad altri individui: se sottoposti al trasferimento di BPIFB4. Questo è quello che, ricorrendo alla terapia genica, hanno fatto i ricercatori in un gruppo di topi suscettibili all'aterosclerosi e a malattie cardiovascolari, utilizzando come «navetta» un virus reso inoffensivo. Come risultato, si è osservato il «ringiovanimento» dei vasi sanguigni. Lo stesso effetto è stato rilevato in provetta, somministrando la proteina ai vasi sanguigni umani.

UN ARGINE CONTRO L'INVECCHIAMENTO?

A questi dati sperimentali, i ricercatori hanno aggiunto un ulteriore studio condotto su gruppi di pazienti. Si è così visto - prima di tutto - che a un maggiore livello di proteina BPIFB4 nel sangue corrispondeva una migliore salute dei loro vasi sanguigni. Ed erano proprio i portatori della variante genetica «Lav» a mostrare i livelli di proteina più alti. La scoperta - sulla base della relazione stretta tra l'ossido nitrico sintasi endoteliale e la funzione endoteliale - lascia immaginare la possibilità di restituire vitalità a tessuti danneggiati dallo scorrere del tempo o da eventi acuti. «Questo studio apre la strada alla possibilità di soluzioni terapeutiche basate sul particolare polimorfismo di BPIFB4», commenta Carmine Vecchione, direttore dell’unità operativa complessa di cardiologia dell’ospedale Ruggi D’Aragona di Salerno. Serviranno ancora molte ricerche, «ma somministrando la proteina ai pazienti, pensiamo che sia possibile rallentare i danni cardiovascolari dovuti all’età - prosegue il coordinatore della ricerca, a capo del laboratorio di fisiopatologia vascolare del Neuromed di Pozzilli (Isernia) -. Anche a una persona che non possiede le caratteristiche genetiche della longevità, potremmo essere in grado di offrire lo stesso livello di protezione cardiovascolare».


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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