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Fumo

Ecco come come diventano i polmoni di un fumatore

pubblicato il 29-05-2018

Anneriti, infiammati e poco elastici: così si presentano i polmoni di un fumatore di lunga data. I sintomi e gli esami da fare

Ecco come come diventano i polmoni di un fumatore

Sono anneriti, perennemente infiammati e meno elastici: così si presentano i polmoni di un forte fumatore, abituato a consumare almeno un pacchetto (di sigarette) al giorno chiaro. Il loro aspetto è segnale di uno stato di salute precario, determinato dalle oltre 400 sostanze tossiche sprigionate dalle sigarette. Per averne una prova basta guardare per intero il video che segue.

I polmoni, essenziali per la respirazione e di conseguenza per l'apporto di ossigeno al sangue e ai tessuti, sono i più compromessi nel corpo di un fumatore. Il danno che si genera dopo anni di fumo è soltanto parzialmente reversibile.

Spiega Roberto Boffi, responsabile della struttura di pneumologia e del centro antifumo dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, membro del comitato scientifico di No Smoking Be Happy: «Le conseguenze che il fumo provoca ai polmoni sono di due tipi: infiammatorio e fisico». 

 

COME DIVENTANO I POLMONI DI UN FUMATORE

 

FUMO E BRONCHITE CRONICA

Andiamo con ordine. «L'infiammazione si manifesta con la tosse e il catarro - si legge nel Manuale sul fumo -. Se protratta nel tempo, provoca la bronchite, che colpisce circa la metà dei forti fumatori ed è considerabile cronica quando i sintomi persistono per più di tre mesi e si presentano in almeno due anni successivi. La bronchite cronica aumenta il rischio di infezioni respiratorie e determina un declino accelerato delle funzioni polmonari

L'infiammazione è la maggiore insidia, «perché stiamo parlando di una condizione che, a prescindere dall'organo, è la base su cui sbocciano i tumori», prosegue Boffi.

La condizione è però reversibile. «Ci vogliono dieci anni lontano dalle sigarette per tornare ad avere dei bronchi funzionali come quelli di una persona che non ha mai fumato. L'infiammazione dipende più dal tempo, che dalla dose: fanno più danni dieci sigarette al giorno fumate per quarant'anni che quaranta sigarette quotidiane accese per dieci anni. Questo perché, oltre una certa soglia, la capacità dei polmoni di assorbire le sostanze tossiche sprigionate da una sigaretta raggiunge la saturazione. Non è un caso che sia considerata più dannosa la prima sigaretta, piuttosto che la ventesima».

 

I POLMONI PERDONO ELASTICITA'

Come spiega nel video Chiara Segré, responsabile della supervisione scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, «la seconda differenza tra i polmoni di un non fumatore e quelli di un fumatore di lunga data risiede nella funzionalità polmonare, ovvero la capacità di gonfiarsi e sgonfiarsi durante la respirazione».

La difficoltà che avvertono i fumatori è dovuta all'enfisema polmonare, ovvero la progressiva distruzione della parete degli alveoli, le sacche in cui avviene lo scambio tra aria ricca di ossigeno e aria ricca di anidride carbonica.

La dilatazione degli alveoli polmonari determina una perdita di elasticità dell'organo. Il processo è alla base dell'insorgenza della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), una malattia che toglie il fiato. «C'è un sintomo che ci permette di fare subito una diagnosi corretta: è la mancanza d'aria, che noi specialisti chiamiamo dispnea», aggiunge Boffi. «La si riconosce prima sotto sforzo: correndo, poi camminando velocemente e salendo le scale. Ma nei casi più gravi l'insufficienza respiratoria arriva a manifestarsi anche mentre si svolgono le faccende domestiche o, peggio ancora, anche a riposo». Come conseguenza, il cuore inizia a battere regolarmente in maniera più veloce (tachicardia): da qui il rischio cardiovascolare aumentato.

Un altro campanello d'allarme da non sottovalutare è dato dalla frequente comparsa di crampi ai polpacci. «Possono essere la spia del morbo di Buerger, una vasculite che determina un restringimento del lume di piccole arterie e vene e che si osserva praticamente soltanto nei fumatori».

I benefici dello smettere di fumare

 

 

GLI ESAMI DA FARE

Per diagnosticare la bronchite e l'enfisema, la spirometria semplice è la base da cui partire. «Ma al minimo sospetto di un danno ostruttivo, che all'inizio può essere anche asintomatico e dunque più subdolo, occorre effettuare quella globale, che permette di misurare anche il ritorno elastico dei polmoni», chiosa Boffi. In caso di esito positivo dell'esame, smettere di fumare, che il problema sia l'infiammazione o l'enfisema, è il primo passo da compiere. Nel caso del danno fisico, soltanto parzialmente reversibile (è la parte sana del polmone a svolgere anche l'attività di quella danneggiata: più questa è ampia, maggiori sono le difficoltà respiratorie), sono d'aiuto pure «la ginnastica respiratoria, l'utilizzo dei broncodilatatori, una dieta ricca di antiossidanti e una moderata attività fisica».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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