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Fumo

Ecco come la nicotina toglie l'appetito

pubblicato il 06-12-2011
aggiornato il 18-01-2017

Identificato uno dei meccanismi con cui le sigarette inducono un senso di sazietà. Anche Big Tobacco ne ha fatto una strategia. Da sfatare il mito che chi smette è condannato a ingrassare

Ecco come la nicotina toglie l'appetito
Identificato uno dei meccanismi con cui le sigarette inducono un senso di sazietà. Anche Big Tobacco ne ha fatto una strategia. Da sfatare il mito che chi smette è condannato a ingrassare

E’ la prima causa evitabile di malattia e di morte, ma nell’immaginario di molti fumatori mantiene un appeal irresistibile: il fumo di sigaretta fa dimagrire.  Non è sempre così ed è superfluo ribadire che esistono modi più salutari di tenersi in forma, tuttavia il timore di prendere peso è un motivo concreto di preoccupazione per chi cerca di smettere di fumare, e non va sottovalutato. Ora, un gruppo di ricerca della Yale University ha affrontato la questione, identificando uno dei meccanismi con cui la nicotina contenuta nelle sigarette toglie l’appetito.

TUTTO HA A CHE FARE COL CERVELLO - Da tempo gli scienziati ipotizzavano che l’effetto anoressizzante della nicotina avesse a che fare con i recettori cerebrali che regolano le sensazioni di ricompensa e gratificazione. Si tratta di una delle tante vie attraverso cui la nicotina agisce a livello cerebrale, provocando effetti diversi, come la dipendenza, il rilassamento o l’aumento della pressione arteriosa. I neuroscienziati americani hanno individuato un particolare recettore, chiamato ?3?4, a cui la nicotina si lega e stimola l’invio di un segnale di sazietà al cervello, con un meccanismo del tutto simile a quello che scatta quando si è effettivamente mangiato.

FUTURE TERAPIE - Nel corso dell’esperimento, i topi trattati con nicotina hanno mangiato la metà rispetto agli altri animali non trattati e nel giro di un mese hanno perso fra il 15 e il 20% del loro peso corporeo. Gli autori della ricerca hanno spiegato nell’ultimo numero della rivista Science che questa scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti farmacologici per aiutare chi smette di fumare a ridurre l’appetito.

L’ALIBI PER CHI NON SMETTE - Per ora quel che è certo, e che ben sanno i medici dei centri antifumo, è che la paura di prendere peso gioca un ruolo pesante nella lotta contro la dipendenza da tabacco. Ne ha un’idea chiara Stefano Nardini, pneumologo, responsabile del reparto di Pneumotisiologia dell’ospedale di Vittorio Veneto  e membro del comitato scientifico del progetto della Fondazione Veronesi No Smoking Be Happy. «Il fatto che le sigarette limitino l’aumento di peso ha una doppia azione sui fumatori: scoraggia la disassuefazione e incoraggia la dipendenza, soprattutto nelle donne e nei giovanissimi. E le aziende produttrici ne sono ben consapevoli, tanto da farne oggetto di propaganda o addirittura una vera strategia produttiva e inserire sostanze anoressizzanti nelle sigarette senza dichiararle, come ha da poco rivelato uno studio svizzero».

LE TRAPPOLE PER I CONSUMATORI - L’indagine è stata recentemente pubblicata sull’European Journal of Public Health. Gli esperti dell’ospedale universitario di Losanna hanno dimostrato che dal 1949 al 1999 le grandi compagnie del tabacco hanno aggiunto ai loro prodotti componenti come l’acido tartarico e 2-acetilpiridina per potenziare l’effetto sull’appetito. Questo dimostra da un lato che le aziende del settore sono da tempo a conoscenza dell’importanza del fattore-peso e dall’altro che per i consumatori si tratta di un “amo” efficace: per molti di loro il vantaggio di sentirsi magri oscura i benefici della cessazione dell’uso del tabacco.

PERCHE’ SI INGRASSA - Ma cosa accade davvero quando si smette di fumare? Secondo alcune ricerche, i due terzi dei fumatori che dicono addio al tabacco vanno incontro a un modesto aumento di peso (1 o 2 chili) entro i primi sei mesi dall’ultima sigaretta, che può anche essere salutare, o comunque venire compensato in un tempo e con uno sforzo relativamente contenuti. «In alcuni casi, però – precisa Nardini – si va incontro a modificazioni importanti, anche fino al 10-15% del proprio peso. I motivi sono diversi e intrecciati fra loro: c’è una compensazione orale, per cui chi non può più mettere in bocca una sigaretta mangia dolci, caramelle, snack. C’è poi la perdita dell’effetto anoressizzante della nicotina, che toglie l’appetito, ma che ha anche l’effetto di aumentare il consumo energetico».

COME SMETTERE SENZA PAURA DELLA BILANCIA - «E’ importante sottolineare che i rischi legati a un eventuale aumento di peso sono molto inferiori a quelli legati al continuare a fumare e la bilancia non può essere un alibi. Infine – conclude Nardini – ogni paziente può essere sostenuto nel suo percorso in maniera personalizzata, con un counselling dietetico e anche con farmaci, come i sostituti della nicotina o come il bupropione, che aiutano a limitare il problema; l’importante è non aggiungere pressioni eccessive, ma lasciare che ogni ex-fumatore trovi i propri tempi per mettere in atto cambiamenti importanti, non solo smettere di fumare, ma anche nutrirsi in maniera equilibrata e fare esercizio fisico».

Donatella Barus

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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