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Ginecologia
Donatella Barus

Fecondazione assistita: come si sceglie il centro giusto?

pubblicato il 20-10-2021

I consigli alle coppie infertili che cercano un figlio. Quanti sono i centri di fecondazione assistita in Italia e come scegliere

Fecondazione assistita: come si sceglie il centro giusto?

La cicogna a volte fa dei giri tortuosi e ci vuole un buon senso dell’orientamento per andarle dietro, sapendo che non sempre si riesce ad acchiapparla. Per le oltre 77.000 coppie che in Italia ogni anno iniziano un ciclo di fecondazione assistita un buon punto di partenza è orientarsi nella scelta del centro specialistico a cui rivolgersi. La Società italiana di Fertilità e Sterilità-Medicina della Riproduzione (Sifes-Mr) ha proposto alcuni consigli utili.

 

CINQUE REGOLE PER LE COPPIE 

  1. Diffidare di centri che promettono risultati mirabolanti.
  2. Privilegiare un centro dove, oltre alla capacità di diagnosticare correttamente il problema e offrire trattamenti adeguati, vi siano «personale compassionevole, prezzi chiari, processi amministrativi senza soluzione di continuità e un ottimo supporto emotivo».
  3. «Dopo 8 cicli completi, quello che viene definito l'optimal CLBR (Cumulative Live Birth Rate) è stato computato nel 82,4%. Chiunque faccia promesse di risultati migliori in pochi cicli o con tecniche mirabolanti va valutato criticamente, prendendone le distanze».
  4. L’attività di ricerca conta. Per sapere se i medici a cui ci si affida hanno una buona produzione scientifica si può consultare il database delle riviste scientifiche del National Center for Biotechnology Information di Bethesda e cercate il nome del medico che dirige il centro.
  5. Come farsi un’idea delle proprie possibilità di riuscita (e non di quelle generali)? Gli specialisti Sifes-Mr suggeriscono di confrontare la prognosi di risultato ipotizzata dal centro scelto con quella prodotta dall'algoritmo del database http://www.ivfpredict.com. «Avrete così un'idea sul fatto che possiate essere o meno sul sentiero giusto per arrivare al bimbo in braccio».

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QUALCHE NUMERO

Secondo i dati 2018 del Registro nazionale PMA (procreazione medicalmente assistita), con le tecniche più complesse, che prevedono la fecondazione al di fuori dell’utero (Fivet e Icsi), la percentuale di gravidanze ottenute per ciclo iniziato è del 16-20 per cento. Ma ci sono forti differenze legate all’età della donna, poiché dal 22-25 per cento al di sotto dei 34 anni si scende al 5 per cento sopra i 43. Con la possibilità di utilizzare anche tecniche di crioconservazione e di scongelamento di ovociti e embrioni, la media sale a circa 30 gravidanze ottenute ogni 100 cicli iniziati.

 

I CENTRI

In Italia i centri attivi sono tanti: 341 iscritti al registro PMA per il 2020, ma nel 2018 solo 298 hanno accolto almeno una coppia. Quanti sono i centri pubblici o privati convenzionati con il SSN? Un quarto dei centri di I livello (che effettuano tecniche di inseminazione semplice e crioconservazione di gameti maschili) e quasi la metà dei centri di II e III livello (che effettuano tecniche di fecondazione in vitro, Fivet, Icsi, di prelievo chirurgico di spermatozoi, tecniche di congelamento di gameti maschili e femminili, e di embrioni). Sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità esiste un elenco consultabile (si vedano le fonti in calce).

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QUANDO IL PROF. FLAMIGNI DISSE: «IO FAREI COSÌ»

Restano straordinariamente attuali le parole di Carlo Flamigni, ginecologo che ha tracciato la storia della medicina riproduttiva in Italia, e che alcuni anni fa, in un’intervista a questo Magazine, dichiarò: «Questo è un ambito in cui i pazienti hanno bisogno di lunghe conversazioni, perché è un luogo dove impera la delusione, fatto di tecniche poco generose. Devono sapere che stanno intraprendendo una strada che li metterà profondamente in discussione anche come coppia». Per scegliere un centro, il professor Flamigni avvisava di stare alla larga da «chi non fa che propagandare il proprio centro. È una medicina commerciale che tende a sfruttare la sofferenza»; di non sottovalutare l’importanza di un buon laboratorio e di buoni biologi, che lavorano dietro le quinte ma fanno la differenza in termini di riuscita; di consultare il parere del medico di fiducia e delle associazioni di pazienti, di usare internet «purché si mantenga sempre il senso critico e si comprenda chi sta dietro le informazioni lette». Raccomandava di informarsi bene prima di andare all’estero, e solo se necessario, considerando le «differenze enormi fra la vecchia Europa occidentale, forse cinica, ma spaventata dai tribunali, quindi attenta a muoversi sempre con responsabilità e controllo» e altri paesi «in cui i prezzi sono bassi ma non sempre ci sono le garanzie necessarie». Infine, per le coppie che si avviano verso questa avventura, il consiglio è di dare valore anche ai fallimenti, perché in medicina gli errori insegnano e il ciclo successivo ad uno fallito può contare su dosaggi e tempistiche più mirate.

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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