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Ginecologia

La violenza contro le donne ferisce la salute di corpo e mente

pubblicato il 25-11-2017

Quali sono le conseguenze fisiche e psichiche della violenza sulle donne? E quali i fattori di rischio? L'Oms ribadisce: è una questione di salute pubblica, i sistemi sanitari siano preparati

La violenza contro le donne ferisce la salute di corpo e mente

Una donna su tre nel mondo ha sperimentato violenza fisica e psicologica, di natura sessuale o meno, a volte da sconosciuti ma nella maggior parte dei casi per mano del proprio partner. Con questo dato l'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un messaggio forte e chiaro: la violenza contro le donne non è una faccenda privata. «È un importante problema di salute pubblica, una questione di disparità di genere e una grave violazione dei diritti umani». 

I SISTEMI SANITARI SIANO PRONTI

Per questo, l'Oms chiama a raccolta i sistemi sanitari, a cui chiede di potenziare gli sforzi per garantire risposte e servizi adeguati alle donne vittime di violenza e di violenza sessuale. E presenta un vero e proprio manuale rivolto ai manager in ambito sanitario, affinchè operatori e organizzazioni sanitarie siano attrezzati per offrire alle assistenza sanitaria di alta qualità e nel rispetto della vittima. Il testo è presentato nella Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, che si tiene ogni anno il 25 novembre e che prosegue, con iniziative di sensibilizzazione e di informazione, fino al 10 dicembre, la Giornata per i diritti umani.

VIOLENZA CONTRO LE DONNE: NUMERI E FATTORI DI RISCHIO

Le dimensioni del fenomeno sono ferite per la storia dei diritti umani nel mondo. Nei paesi più poveri il rischio aumenta: dal 36 al 38 per cento delle donne subisce violenza nella sua vita. Ma in Europa tocca a una su quattro, secondo altre statistiche europee a una su tre. Qualsiasi numero, avverte chi se ne occupa, non rappresenta la realtà del fenomeno, che resta pesantemente sotto-denunciato.

Gli effetti della violenza sono problemi fisici, mentali, sessuali. Compromettono la salute riproduttiva e espongono a infezioni a trasmissione sessuale, compreso l'HIV soprattutto in alcuni paesi. L'Oms ci dice anche che la violenza sessuale è una storia che si ripete. Più esposte delle altre alla violenza di un partner sono le donne con meno istruzione, che hanno subito abusi nell'infanzia o hanno visto le loro madri esserne vittima, donne che vivono in contesti in cui vige una accettazione generale della violenza e del predominio maschile. Speculari i "fattori di rischio" che accomunano molti uomini violenti: scarsa scolarità, storia di maltrattamenti e vioelnze domestiche. A tutto ciò va aggiunto l'abuso di alcol, che aumenta di molto le probabilità sia di aggredire che di essere aggredite.

GLI EFFETTI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE

Le conseguenze della violenza sulle donne sono quelle che leggiamo nelle cronache, omicidi, suicidi, ferimenti anche gravi. Il 42% delle donne vittima di violenza da parte del compagno riporta delle lesioni. Ma ci sono danni che fanno meno notizia, ma che lasciano segni che durano nel tempo. E che spiegano quella definizione dell'Oms: la violenza sulle donne è un importante problema di salute pubblica. Le gravidanze non volute, gli aborti indotti raddoppiano rispetto alle done che non subiscono violenza, ma aumentano anche i rischi di aborto non voluto (del 16%), di nascite premature (del 41%) e danni per il feto. Ci sono i problemi ginecologici e le infezioni di origine sessuale con le loro conseguenze a lungo termine sulla salute. Ci sono dolori di varia natura, emicranie, mal di schiena, dolori addominali. Molti studi hanno misurato nelle vittime di violenza di genere, inoltre, una maggiore incidenza di depressione, disturbi d'ansia e stress post traumatico, insonnia, disturbi alimentari e tentativi di suicidio. Soprattutto le vittime più giovani, le bambine, hanno maggiori probabilità delle loro coetanee di adottare nella vita compartamenti autolesivi, come fumare, fare uso di droghe e bere troppo.

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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