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I nostri ricercatori

Nuove strategie terapeutiche per il melanoma in fase avanzata

pubblicato il 14-04-2021

Combinare immunoterapia e chemioterapia tradizionale potrebbe ampliare le possibilità di cura di melanomi a rischio di recidiva: la ricerca di Elena Boggio

Nuove strategie terapeutiche per il melanoma in fase avanzata

Il melanoma è un tumore maligno della pelle che origina dalle cellule pigmentate, i melanociti. La sua incidenza è in aumento, ma la diagnosi precoce può consentire un decorso positivo della malattia. Esistono però dei casi in cui la malattia - nonostante la resezione chirurgica - può portare a recidive e generare metastasi. Da qualche anno, per il melanoma in fase avanzata sono state approvate alcune molecole capaci di stimolare il sistema immunitario: nel loro insieme vengono definite come immunoterapia.

 

Elena Boggio, ricercatrice all’Università del Piemonte Orientale (Novara), studia nuove strategie chemioterapiche per il trattamento di melanomi a rischio recidiva, impiegando tecniche in vitro e in vivo su modelli animali. Il suo progetto prevede di sperimentare l’efficacia di ICOS-Fc (molecola impiegata nell’immunoterapia) in combinazione con altri chemioterapici, valutando i potenziali vantaggi della somministrazione sinergica. Il progetto è sostenuto nel 2021 da una borsa di Fondazione Umberto Veronesi.

 

Elena, come nasce l’idea del vostro lavoro?

«L’idea nasce dalla necessità di identificare un trattamento terapeutico efficace per il melanoma metastatico, in particolare per quei soggetti che - pur essendo stati sottoposti a resezione chirurgica - andranno incontro a una ricomparsa del tumore, con insorgenza di metastasi entro pochi anni dall’intervento».

 

Perché avete scelto di orientarvi su questa linea di ricerca?

«Abbiamo scelto di focalizzarci sul melanoma perché il rischio di sviluppare metastasi anche in seguito a chirurgia è molto elevato ed è un tumore in cui il sistema immunitario gioca un ruolo chiave. La relazione tra il melanoma e il sistema immunitario del paziente è attualmente in fase di studio».

 

Quali sono le informazioni già consolidate che guideranno il vostro studio?

«Nel nostro laboratorio sono stati identificati gli effetti antitumorali di ICOS, una molecola co-stimolatoria dei linfociti T, coinvolta nell’attivazione del sistema immunitario. Abbiamo avuto l’idea di utilizzare una versione “ricombinante” di ICOS, chiamata ICOS-Fc, ottenuta con il metodo del Dna ricombinante. Si tratta una tecnica di ingegneria genetica che consente di combinare materiale genetico di differente origine. In collaborazione con il dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco dell’Università di Torino, abbiamo sviluppato una promettente tecnologia per la somministrazione di farmaci antitumorali. Sfruttiamo un sistema impiegato per la nutrizione parenterale, Intralipid™, che permette di somministrare i nutrienti per via venosa. All’inizio del 2020, abbiamo visto che il trattamento con ICOS-Fc veicolato in nanoparticelle è valido nel ridurre la crescita del melanoma. Inoltre, abbiamo verificato questo sistema è efficace per veicolare i farmaci antitumorali in vitro e in vivo in animali da laboratorio: è biocompatibile e permette di ridurre il numero di somministrazioni e i dosaggi, limitando notevolmente gli effetti collaterali tipici dei farmaci chemioterapici».

 

Come intendete portare avanti il vostro progetto durante quest’anno?

«Combineremo la tecnologia ICOS-Fc ai chemioterapici classici utilizzati per il trattamento del melanoma, come Temozolomide, Rapamicina, Paclitaxel e Bevacizumab. L’idea è di sfruttare il sistema Intralipid™ per la somministrazione simultanea della miscela di farmaci. Il progetto sarà sviluppato in due fasi. La prima parte dello studio sarà in vitro e servirà per capire l’efficacia della polichemioterapia nell’inibire i processi fondamentali per la crescita tumorale: quali migrazione, proliferazione, neo-angiogenesi, oltre che per analizzare il ruolo del microambiente. Nella seconda parte del progetto, la polichemioterapia sarà sperimentata in vivo in modelli di topi con melanoma : valuteremo l’inibizione della crescita tumorale e della formazione di metastasi».

 

Quali prospettive apre, anche a lungo termine, per applicazioni sulla salute umana?

«Lo studio permetterà di saggiare l’efficacia dell’associazione terapeutica di ICOS-Fc con i chemioterapici convenzionali, ampliando le possibilità della terapia personalizzata per il paziente. Le ricadute potrebbero essere molteplici, compresa una rapida evoluzione in ambito clinico. La realizzazione di questo progetto può rappresentare una preziosa opportunità per un’ulteriore maturazione applicativa della tecnologia a base di ICOS-Fc. Questa metodologia è infatti oggetto di un brevetto che mi vede tra gli inventori».

 

Sei mai stato all’estero a fare un’esperienza di ricerca?

«Non sono mai stata all’estero: finora ho avuto la fortuna di lavorare nel mio Paese, anche a fianco di colleghi stranieri. Stiamo portando avanti la ricerca anche con gruppi di altri Paesi europei, in un clima di proficuo interscambio di dati e idee. Questo ha permesso di avvalermi del supporto di realtà diverse a quella italiana, pur senza dovermi spostare fisicamente».

 

Se avessi l’opportunità di partire, dove ti piacerebbe andare?

«Collaboriamo proficuamente con gruppi di ricercatori britannici, spagnoli, portoghesi, greci e giapponesi. Se dovessi muovermi, proverei ad andare in uno di questi Paesi».

 

Ricordi l’episodio in cui hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Non credo ci sia stato un momento particolare. Sono sempre stata una persona molto costante e metodica, qualità essenziali per fare ricerca e per aprire - giorno dopo giorno - questa strada».

 

Un momento della tua vita professionale che vorresti incorniciare e uno invece da dimenticare.

«Ogni volta che vedo un mio lavoro pubblicato o un mio progetto finanziato è un momento di grande soddisfazione. Da dimenticare? La complessità della burocrazia italiana con la quale ho a che fare ogni giorno».

 

Dove ti vedi fra dieci anni?

«A fare ricerca, magari con un bel gruppo di collaboratori che mi supportano».

 

Cosa ti piace di più della ricerca?

«L’aspetto più bello è la continua stimolazione a pensare, a trovare sempre cose nuove e confrontarsi con i colleghi».

 

E cosa invece eviteresti volentieri?

«La mancanza di certezza lavorativa a lungo termine».

 

Elena, qual è la figura che ti ha ispirato nella tua vita?

«La mia insegnante di scienze del liceo: mi ha trasmesso la passione per la biologia».

 

Qual è il messaggio più importante che ti ha lasciato?

«Volere è potere».

 

Cosa avresti fatto se non avessi fatto la ricercatrice?

«Credo l’insegnante».

 

Cosa fai nel tempo libero?

«Amo fare lunghe passeggiate nella natura».

 

Cosa vorresti dire alle persone che scelgono di donare a sostegno della ricerca scientifica?

«Sostenere la ricerca significa sostenere lo sviluppo del nostro Paese e migliorare la cura delle malattie. Con questo semplice gesto si può fare la differenza».



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