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Nuove strategie terapeutiche per il melanoma in fase avanzata

Combinare immunoterapia e chemioterapia tradizionale potrebbe ampliare le possibilità di cura di melanomi a rischio di recidiva: la ricerca di Elena Boggio

Il melanoma è un tumore maligno della pelle che origina dalle cellule pigmentate, i melanociti. La sua incidenza è in aumento, ma la diagnosi precoce può consentire un decorso positivo della malattia. Esistono però dei casi in cui la malattia - nonostante la resezione chirurgica - può portare a recidive e generare metastasi. Da qualche anno, per il melanoma in fase avanzata sono state approvate alcune molecole capaci di stimolare il sistema immunitario: nel loro insieme vengono definite come immunoterapia.

 

Elena Boggio, ricercatrice all’Università del Piemonte Orientale (Novara), studia nuove strategie chemioterapiche per il trattamento di melanomi a rischio recidiva, impiegando tecniche in vitro e in vivo su modelli animali. Il suo progetto prevede di sperimentare l’efficacia di ICOS-Fc (molecola impiegata nell’immunoterapia) in combinazione con altri chemioterapici, valutando i potenziali vantaggi della somministrazione sinergica. Il progetto è sostenuto nel 2021 da una borsa di Fondazione Umberto Veronesi.

 

Elena, come nasce l’idea del vostro lavoro?

«L’idea nasce dalla necessità di identificare un trattamento terapeutico efficace per il melanoma metastatico, in particolare per quei soggetti che - pur essendo stati sottoposti a resezione chirurgica - andranno incontro a una ricomparsa del tumore, con insorgenza di metastasi entro pochi anni dall’intervento».

 

Perché avete scelto di orientarvi su questa linea di ricerca?

«Abbiamo scelto di focalizzarci sul melanoma perché il rischio di sviluppare metastasi anche in seguito a chirurgia è molto elevato ed è un tumore in cui il sistema immunitario gioca un ruolo chiave. La relazione tra il melanoma e il sistema immunitario del paziente è attualmente in fase di studio».

 

Quali sono le informazioni già consolidate che guideranno il vostro studio?

«Nel nostro laboratorio sono stati identificati gli effetti antitumorali di ICOS, una molecola co-stimolatoria dei linfociti T, coinvolta nell’attivazione del sistema immunitario. Abbiamo avuto l’idea di utilizzare una versione “ricombinante” di ICOS, chiamata ICOS-Fc, ottenuta con il metodo del Dna ricombinante. Si tratta una tecnica di ingegneria genetica che consente di combinare materiale genetico di differente origine. In collaborazione con il dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco dell’Università di Torino, abbiamo sviluppato una promettente tecnologia per la somministrazione di farmaci antitumorali. Sfruttiamo un sistema impiegato per la nutrizione parenterale, Intralipid™, che permette di somministrare i nutrienti per via venosa. All’inizio del 2020, abbiamo visto che il trattamento con ICOS-Fc veicolato in nanoparticelle è valido nel ridurre la crescita del melanoma. Inoltre, abbiamo verificato questo sistema è efficace per veicolare i farmaci antitumorali in vitro e in vivo in animali da laboratorio: è biocompatibile e permette di ridurre il numero di somministrazioni e i dosaggi, limitando notevolmente gli effetti collaterali tipici dei farmaci chemioterapici».

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