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Studio come contrastare la debolezza muscolare negli anziani

pubblicato il 11-06-2019

Ester Sara Di Filippo studia i processi cellulari responsabili dell’invecchiamento dei muscoli per sviluppare nuove strategie preventive e di cura

Studio come contrastare la debolezza muscolare negli anziani

La debolezza muscolare è uno dei segni caratteristici dell’età avanzata e con il passare degli anni possono insorgere difficoltà nello svolgimento di normali attività quotidiane come fare la spesa, camminare a passo veloce, sollevare oggetti pesanti e addirittura aprire un barattolo. Questa condizione, nota con il termine tecnico di sarcopenia, è dovuta alla progressiva perdita di massa muscolare che determina a sua volta una riduzione della forza fisica. La sarcopenia si manifesta già a partire dai 50 anni e causa un progressivo indebolimento dell’organismo che può portare, nei casi più gravi, anche a disabilità o morte precoce.

Questa condizione rappresenta un problema in crescita a causa dell’allungamento della vita media e del conseguente aumento della popolazione in età avanzata. Un’alimentazione completa e bilanciata e un’attività fisica regolare rappresentano fattori importanti per preservare la massa muscolare, ma da soli possono non bastare. Per questi motivi, Ester Sara Di Filippo, supportata dalla delegazione di Teramo di Fondazione Umberto Veronesi, studia i meccanismi molecolari alla base della progressiva perdita di massa muscolare con l’obiettivo di identificare nuove terapie e mantenere i muscoli funzionanti e in salute.

 

Sara, vuoi dirci qualcosa di più sulla tua ricerca sulla sarcopenia?

«Volentieri. Da tempo sappiamo che l’esercizio fisico, associato a una corretta alimentazione, è in grado di contrastare il progressivo declino dei muscoli. Con la mia ricerca vorrei studiare in maniera approfondita la relazione tra allenamento fisico e nutrizione per individuare nuovi segnali molecolari su cui intervenire per mantenere giovani le cellule dei muscoli. Il mio studio coinvolgerà volontari anziani che verranno sottoposti a due tipi diversi di allenamento: durante il corso dell’esperimento saranno registrati i livelli di antiossidanti assunti con la dieta, che verranno poi correlati con i risultati delle analisi sui prelievi di sangue e di cellule staminali muscolari, effettuati sia prima che dopo l’allenamento».

 

Hai già in mente qualche segnale specifico da esaminare?

«Sì, sono interessata a isolare e analizzare gli esosomi, delle piccole vescicole rilasciate dalle cellule in grado di viaggiare nel corpo e consentire la comunicazione tra organi diversi. Gli esosomi rilasciati dalle staminali muscolari contengono delle molecole, i microRna, che potrebbero avere un ruolo nel regolare il processo di rigenerazione muscolare, proprio quel processo che nei soggetti anziani non è adeguatamente efficace».

 

Ci spieghi cosa sono i microRna?

«Si tratta di piccole molecole di Rna in grado di regolare l’espressione dei geni che sono coinvolti nella regolazione fine di numerosi processi fisiologici. L’espressione di queste molecole è a sua volta modulata dalla presenza di stress ossidativo. La mia ipotesi è che questi microRna siano responsabili del mancato rinnovamento dei muscoli osservato negli anziani».

 

Quali prospettive può avere la tua ricerca per la salute umana?

«In Europa la proporzione di persone di età superiore ai 60 anni è in costante aumento e questo fenomeno ha un forte impatto socio-economico. Il mio progetto darà la possibilità di studiare nuove strategie per contrastare e rallentare l’invecchiamento muscolare, responsabile della perdita di mobilità nella popolazione anziana. Inoltre vorrei riuscire anche a elaborare un allenamento in grado di ridurre i livelli di stress ossidativo, sia nelle cellule che nel sangue».

 

Parliamo ora un po’ di te. C’è qualche episodio particolare del tuo lavoro che vuoi raccontarci?
«Una delle cose più interessanti che mi è capitata in questi anni è stata la partecipazione a MyoGravity, un progetto mirato a studiare cosa succede ai muscoli degli astronauti che rimangono per mesi in orbita. Ho dovuto combattere con viti, vitine e cacciaviti per mettere a punto una camera di coltura cellulare adatta alle condizioni di assenza di gravità della Stazione Spaziale Internazionale. È stato un periodo frenetico, che ho vissuto con ansia, ma ne è valsa la pena, soprattutto quando ho avuto l’onore di assistere al lancio dello SpaceX in Florida presso il Kennedy Space Center di Cape Canaveral. Vedere il frutto del proprio lavoro decollare verso lo spazio è stato un momento davvero indimenticabile».

 

Ci raccontavi, comunque, di aver fatto molte altre esperienze all’estero oltre alla NASA.

«Ho un ricordo molto positivo del periodo passato all’estero perché mi ha dato l’opportunità di conoscere tante persone con cui mi sento ancora frequentemente. Inoltre il confronto con altri ricercatori è stato molto costruttivo e mi ha arricchita, sia a livello personale che lavorativo».

 

Cosa ti ha spinto a fare la scienziata?

«Ho scelto di fare ricerca e di mettermi a servizio degli altri quando mia mamma si è ammalata di tumore. L’ho vista lottare con tutte le sue forze contro questo male ma soprattutto ho visto la sua gioia nel poter provare un nuovo trattamento sperimentale che le avrebbe permesso di continuare a vivere. In quel momento ho deciso che avrei provato anch’io a dare gioia a chi soffre e soprattutto speranza a chi aspetta con ansia nuove scoperte scientifiche».

 

Si tratta della figura che ti ha ispirato più di tutte?

«Assolutamente sì, la sua voglia di vivere e lottare contro le avversità della vita mi ha ispirato, sia nella vita personale che professionale. È stata una donna che non si è mai arresa neanche di fronte a un male incurabile, ha affrontato tutte le difficoltà con il sorriso e mi ha lasciato un grande insegnamento su come affrontare la vita».

 

Sara, se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Amore e passione ma anche, e soprattutto, futuro: un futuro senza scienza non può esserci».

 

Cosa fai nel tempo libero?

«Faccio la mamma a tempo pieno, mi occupo dei miei tre figli, della casa e sono a completa disposizione della mia famiglia. Mi sono sposata a 20 anni e allora non mi rendevo conto di cosa significasse veramente fare ricerca con passione e riuscire a conciliare tutto con la famiglia».

 

Descriviti con tre pregi e tre difetti.

«Sensibile, determinata e curiosa. Permalosa, ansiosa e pessimista».

 

Qual è la cosa che temi di più?

«La morte, perché non potrei veder crescere i miei figli».



E cosa invece ti fa arrabbiare?

«L’ipocrisia e l’invidia».

 

Se potessi scegliere, con quale personaggio famoso ti piacerebbe andare a cena?

«Paolo Nespoli cosi potrei chiedergli tutto sulla vita nello spazio».



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