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Studio come il cancro spegne il sistema immunitario

pubblicato il 24-04-2017

Per poter sopravvivere, i tumori producono sostanze che impediscono alle cellule immunitarie di attaccarli: Laura Raccosta lavora su alcune di queste molecole, gli ossisteroli, per capire come contrastarle

Studio come il cancro spegne il sistema immunitario

Una delle più recenti frontiere nella cura dei tumori è l’immunoterapia, un approccio che punta a potenziare il sistema immunitario del paziente per permettergli di riconoscere il cancro ed eliminarlo. In una di queste strategie, dal sangue del paziente stesso si prelevano speciali cellule immunitarie dette linfociti T (veri e propri soldati specializzati nella lotta “corpo a corpo” con agenti infettivi e cellule tumorali), li si ingegnerizza per insegnarli a individuare e attaccare il tumore, e li si re-infonde nel paziente. Una tecnica molto promettente, che però a volte non risulta ancora efficace. Questo perché i tumori stessi talvolta stimolano la produzione di sostanze capaci di inattivareil sistema immunitario, per creare un ambiente favorevole alla loro stessa crescita.


Tra le varie molecole che le cellule tumorali producono, alcuni derivati ossidati di colesterolo chiamati ossisteroli sono in grado di impedire al sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali. Grazie al sostegno della Fondazione Umberto Veronesi, la biologa Laura Raccosta cerca di fare chiarezza sul ruolo degli ossisteroli nei tumori presso l’Irccs San Raffaele di Milano.


Laura, ci puoi dare qualche informazione in più sul tuo progetto di ricerca?

«Gli ossisteroli sono capaci di favorire la crescita tumorale influenzando diversi membri del sistema immunitario. Da un lato impediscono alle cellule dendritiche (specializzate nel segnalare alle altre cellule immunitarie la presenza di elementi da eliminare) di raggiungere i linfonodi e quindi armare la risposta immunitaria verso il tumore. Dall’altro richiamano all’interno della massa cancerosa cellule dell’immunità dette neutrofili, che contrastano l’attività anti-tumorale dei linfociti T e stimolano la crescita di nuovi vasi sanguigni che portino nutrimento al tumore. È stato recentemente osservato come l’inattivazione degli ossisteroli in modelli sperimentali di tumore fosse collegato ad un aumento di linfociti T e di cellule dendritiche mature. Ecco perchè nel nostro progetto studieremo più approfonditamente i meccanismi con cui gli ossisteroli influiscono sui linfociti T intra-tumorali e sulla maturazione delle cellule dendritiche, allo scopo di sviluppare nuovi protocolli terapeutici antitumore».


Quali potranno quindi essere le prospettive, anche a lungo termine, per i pazienti?

«Individuare il meccanismo con cui gli ossisteroli bloccano la risposta immunitaria ci permetterà di sviluppare sostanze capaci di bloccare la loro produzione, o fattori che antagonizzino il loro effetto. Queste sostanze poi potrebbero essere utilizzare in combinazione con molecole già conosciute, in grado di ri-stimolare il sistema immunitario contro il tumore».


Laura, sei mai stata all’estero a fare un’esperienza di ricerca?

«Ho trascorso quasi un anno all’Università di Sheffield, in Inghilterra. Sono partita con la voglia di ampliare le mie competenze e di conoscere nuove persone per potermi confrontare a livello scientifico con loro».

 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza? Ti è mancata l’Italia?

«È stato un periodo che mi ha fatto crescere moltissimo dal punto di vista professionale. Mi ha permesso di interagire con tanti ricercatori, di diventare più indipendente, imparare cose nuove e accrescere la mia stima. Le persone che ho conosciuto sono fantastiche e ancora adesso ci sentiamo. Ho anche notato come noi italiani siamo molto apprezzati a livello scientifico, e questo mi ha reso orgogliosa. Dell’Italia mi mancavano chiaramente il cibo e lo stile di vita, completamente diverso da quello inglese».
 

Ricordi il momento in cui hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Quando persi la mia nonna per un tumore ho capito che erano tante le domande a cui volevo rispondere, ma non avevo gli strumenti. Ora grazie alla ricerca posso cercare risposte, e a queste risposte sopraggiungono nuove domande a cui devo ancora trovare risposta: posso dire che è una catena che mi stimola continuamente, giorno dopo giorno».

 
C’è un episodio della tua vita professionale che vorresti dimenticare?

«Non voglio cancellare nulla: l’esperienza fa parte della vita, si cresce solo con entrambe».


Cosa ti piace di più della ricerca?

«Che mi spinga ogni giorno a riflettere su ogni cosa».

 
Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Che non c’è scienza senza ricerca!».


Cosa ne pensi di chi è contrario alla scienza per motivi ideologici?

«Penso che il problema principale risieda nel fatto che molte persone non conoscono sufficientemente i principi della scienza e il mondo della ricerca. È assolutamente necessario spiegare con parole semplici concetti che per noi sono normali, ma per molti altri risultano incomprensibili».

 
Cosa fai nel tempo libero?

«I libri e i bei film sono la mia passione. I miei preferiti sono “Neverland”, “Profumo di donna”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “L’attimo fuggente” e “Genio ribelle”».


Hai famiglia?

«Sì. Mio figlio di due anni che si inventa parole tipo “cioccolatoso” è la cosa che mi diverte di più al mondo».


Se un giorno tuo figlio ti dicesse che vuole fare il ricercatore, come reagiresti e cosa gli diresti?

«Starò sempre a fianco di mio figlio e appoggerò qualsiasi lavoro lui decida di intraprendere. Gli dirò: fai quello che desideri fare: in tutti i lavori ci sono alti e bassi, ma tu vai avanti con la tua passione e ricordati che le cose si fanno perché si vogliono fare. Non deve essere un dovere ma solo un piacere».


Al di là dei contenuti scientifici, cos’è che dà un significato profondo alle tue giornate lavorative?

«Ogni vita si basa su una ricerca: tutti abbiamo delle domande, tutti ricerchiamo qualcosa. Quindi vivere di ricerca ti fa sentire davvero libero, ma soprattutto vivo».

 

@AgneseCollino

 


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