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Un sensore per monitorare l’immunoterapia

L’immunoterapia apre grandi prospettive per la cura dei tumori, ma servono nuove tecniche a basso costo per rilevare gli anticorpi e monitorare la terapia

Il tumore del seno, i tumori gastrointestinali e del polmone sono le forme oncologiche più frequenti a livello mondiale. Che cos'hanno spesso in comune? La produzione anomala e un’attivazione inappropriata di MUC1 e EGFR, due proteine che favoriscono la proliferazione delle cellule malate.

Molecole come MUC1 e EGFR, quindi, sono bersagli ideali delle immunoterapie a base di anticorpi chiamati “bispecifici”, cioè in grado di legare contemporaneamente due molecole. Attraverso la loro iniezione diretta nell’organismo, il sistema immunitario del paziente è stimolato ad aggredire le cellule malate. Sfortunatamente il monitoraggio di queste immunoterapie (fondamentale per valutarne l’efficacia) è oggi dispendioso in termini di tempo e di risorse, e occorrono nuove metodiche per il rilevamento a basso costo degli anticorpi.

Davide Mariottini è ricercatore presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove studia lo sviluppo di un sensore per il monitoraggio di anticorpi bispecifici che riconoscono MUC1 e EGFR. Il suo studio si concentra su una tecnologia che combina le caratteristiche strutturali del DNA con le proprietà funzionali degli anticorpi e che potrebbe essere facilmente adattata per altri bersagli molecolari e per altri tumori.

Il suo progetto è sostenuto nel 2022 da una borsa di ricerca di Fondazione Umberto Veronesi nell’ambito del progetto Pink is Good.

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