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L'esperto risponde

Incinta con l’herpes genitale: quali rischi per il mio bambino?

pubblicato il 18-03-2019

L'herpes genitale rappresenta un rischio per il feto se presente (ancora) al momento del travaglio. La risposta dell'esperto ai dubbi di una lettrice

Incinta con l’herpes genitale: quali rischi per il mio bambino?

Ho 27 anni e aspetto il primo figlio. Sono alla 19esima settimana di gravidanza, non ho mai avuto aborti. Da circa tre anni soffro di herpes virus genitale, ho letto che la possibilità di trasmetterlo al feto è rara. A me viene molto spesso ultimamente, a volte passano anche solo due settimane e si ripresenta. Anche in questi casi i miei anticorpi proteggono il bambino? Il mio medico mi ha detto di non assumere l’antibiotico, ma cos’è giusto fare? Sono davvero preoccupata.

Debora Z. (Como) 


Risponde Carlo Antonio Liverani, responsabile dell’unità di oncologia ginecologica preventiva, Fondazione Irccs Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico, Milano


L’Herpes genitale è una fra le più diffuse malattie a trasmissione sessuale. L’infezione può essere trasmessa dal partner in fase di malattia acuta o sintomatica o anche durante la fase di latenza. Responsabile è il virus erpetico di tipo 2 nella maggior parte dei casi, anche se attualmente sono di frequente riscontro  anche le forme causate dal tipo 1 (herpes labialis). L’Herpes genitalis si manifesta a cinque-sei giorni dal rapporto a rischio, con un bruciore nell’area genitale che precede la comparsa di piccole vescicole piene di liquido sieroso sulle piccole e grandi labbra, sulla mucosa vaginale e perianale e nell’area cutanea perivulvare e perianale.

 

L’herpes genitale si trasmette molto raramente al feto se l’infezione, come nel suo caso, era già presente prima della gravidanza.

Parliamo di una probabilità inferiore all’uno per cento, di gran lunga ridotta rispetto a quella che invece accompagna chi contrae il virus per la prima volta già dopo il concepimento.

Anche in questo caso, però, come giustamente le è stato detto, i suoi anticorpi sono sufficienti a difendere anche il feto.

Dunque in questa fase, sebbene possa essere comunque utile sottoporsi a una terapia antivirale, non antibiotica, la probabilità di trasmettere l’infezione al suo futuro bambino o bambina è molto bassa, quasi trascurabile.

Maggiore attenzione, però, va posta nel corso del terzo trimestre. Le autorità sanitarie statunitensi raccomandano di astenersi dai rapporti sessuali con il proprio partner, se c’è il rischio che la fonte di contagio sia lui. In questo modo si può ridurre il rischio di vedere ricorrere la malattia, se prima è stata debellata con gli antivirali.

La terapia antivirale, indipendentemente da quanto fatto prima, va comunque assunta a partire dalla 36esima settimana di gestazione.

Non comporta alcun rischio per il feto e riduce le probabilità di arrivare al parto con l’infezione in corso. Se le vescicole dovessero essere presenti anche in sede di travaglio, infatti, la scelta del parto cesareo sarebbe pressoché obbligata. Così come, lo dico più per gli altri lettori che per lei, se l’infezione dovesse manifestarsi per la prima volta in gravidanza e non fosse recidivante, come nel suo caso.

La scelta è in queste situazioni obbligata, perché nel passaggio attraverso il canale vaginale il nascituro può sviluppare l’herpes neonatale, con possibili conseguenze anche gravi sul nascituro che costringerebbero gli specialisti a sottoporlo subito a una terapia antivirale endovena.



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