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Neuroscienze

Antidepressivi sicuri (e quasi sempre efficaci)

pubblicato il 23-10-2019

Una revisione di studi conferma il profilo di sicurezza degli antidepressivi. «Non ci sono motivi per non assumerli, quando necessari». Maggiori cautele con gli adolescenti

Antidepressivi sicuri (e quasi sempre efficaci)

Non sempre, ma efficaci lo sono nella maggior parte dei casi. E sicuri ancora di più. Gli antidepressivi sono tra i farmaci più utilizzati al mondo e il loro utilizzo è in crescita soprattutto negli over 65. In Italia si stima che li assumano 6 persone su 100: un dato che porta queste molecole a essere le più prescritte, tra gli psicofarmaci. L'aspetto quantitativo - abbinato al campo d'azione di queste molecole - spiega la costante attenzione nei loro confronti. Leggendo le conclusioni di un documento pubblicato sulla rivista Jama Psychiatry, si deduce però che le rassicurazioni sono di gran lunga superiori rispetto ai motivi d'allarme. Gli effetti collaterali possono esserci, ma mancano gli elementi per considerarli una conseguenza delle terapie. 

PER QUANTO TEMPO BISOGNA
ASSUMERE GLI ANTIDEPRESSIVI? 

UN'INDAGINE SUGLI ANTIDEPRESSIVI

Sono piuttosto chiare le conclusioni del lavoro condotto da un gruppo di ricercatori europei, asiatici, statunitensi e canadesi, che hanno passato in rassegna i dati di oltre 45 metanalisi. Obbiettivo: valutare eventuali differenze rilevabili tra i pazienti in trattamento con antidepressivi e le persone sane. Prima di questo caso, nessuno aveva mai condotto un'indagine di tale portata per valutare la sicurezza e gli esiti correlati all'utilizzo di questi farmaci in «real-life». Si tratta di una metodica di indagine che punta a indagare l'effetto di un farmaco - sulle persone che l'assumono nella vita reale e non in un contesto «protetto» quale può essere quello di uno studio clinico


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UN'ASSOLUZIONE DA «CONTROLLARE» 

«Abbiamo scoperto che tutti gli esiti avversi per la salute riportati negli studi osservazionali erano in realtà dovuti con ogni probabilità alla malattia per cui erano stati prescritti gli antidepressivi - dichiara Marco Solmi, ricercatore del dipartimento di neuroscienze dell'Università di Padova, tra gli autori dello studio -. Inoltre, nella maggior parte di queste ricerche, non era stata condotta una randomizzazione». Aspetto, quest'ultimo, che ridimensiona il peso dei risultati, dal momento che risulta così esclusa la casualità del trattamento assegnato al singolo paziente. E diviene più difficile attribuire un determinato esito al trattamento posto sotto la lente di ingrandimento. Detto ciò, «occorre comunque tenere sotto controllo una persona in cura con farmaci antidepressivi», precisa Evangelos Evangelou, epidemiologo dell'Università di Ioannina e coordinatore dello studio. Questo perché «gli effetti relativi a terapie durate più a lungo sono limitati e perché sul mercato sono arrivati nuovi farmaci, dei quali abbiamo pochi dati disponibili».

COME COMPORTARSI CON GLI ADOLESCENTI?

La revisione ha considerato anche l'utilizzo degli antidepressivi da parte degli adolescenti. In questo caso, una maggiore prudenza è d'obbligo: sia per una questione di (ridotta) efficacia dei farmaci sia per ragioni di sicurezza (inferiore, rispetto agli adulti). A ciò occorre aggiungere che gli studi condotti coinvolgendo giovani pazienti sono di meno: per ragioni etiche e per il persistente stigma sociale che dissuade i pazienti e le loro famiglie. In questi casi, più spesso, si tenta un approccio con la psicoterapia. Nell'ultimo lavoro, i ricercatori confermano un rischio di suicidio più alto tra gli adolescenti in trattamento con uno specifico antidepressivo (venlafaxina). Ma al contempo sottolineano come questo possa dipendere «da una scarsa riduzione dei sintomi depressivi piuttosto che da un effetto diretto del farmaco». 

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SICUREZZA NON VUOL DIRE EFFICACIA

Sicuro non vuol dire a ogni modo necessariamente efficace. La precisazione degli stessi ricercatori non svilisce l'utilità di questi farmaci, ma riconosce i limiti della ricerca in ambito psichiatrico. Quanto alla depressione, infatti, negli anni sono stati condotti tanti studi, ma con numeri di portata di gran lunga inferiore a quelli rilevabili, per esempio, in oncologia. Da qui una quota fisiologica di incertezza che accompagna le conclusioni di tutti i lavori. Sulla base di quanto osservato, comunque, «oggi sappiamo che non c'è alcuna controindicazione di provata evidenza che possa scoraggiare il ricorso agli antidepressivi».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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