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Neuroscienze

Aterosclerosi: le placche arteriose “comunicano” con il cervello

Scoperte connessioni inattese fra sistema circolatorio, immunitario e nervoso. La ricerca, anche italiana, potrà aiutare nel trattare l’aterosclerosi

Aterosclerosi: le placche arteriose “comunicano” con il cervello Scoperte connessioni inattese fra sistema circolatorio, immunitario e nervoso. La ricerca, anche italiana, potrà aiutare nel trattare l’aterosclerosi L’aterosclerosi (da non confondere con l’arteriosclerosi pur stretta parente) era una patologia “silenziosa”. Ma ecco arrivare dalla Germania e dalla Sapienza di Roma una ricerca che “dà voce” a queste zone scoprendone un dialogo continuo col cervello. Come è possibile? La spiegazione è sul prestigioso Nature: i segnali vanno dal sistema nervoso centrale, il cervello, alle terminazioni nervose periferiche sullo strato esterno (“avventizio”) dell’arteria aterosclerotica. Nessuno per anni si era sognato di studiare questa connessione “inesistente”.

UN’INFIAMMAZIONE NON CAPITA

Dal 2004, tuttavia, un gruppo di ricercatori tedeschi dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco guidati dal dottor Sarajo K. Mohanta, ha preso a investigare cosa succede nella parete esterna dell’arteria con aterosclerosi. «Dopotutto questa patologia è più di una semplice placca, si tratta piuttosto di un disturbo infiammatorio cronico di tutta l’arteria - e per i nostri risultati si è rivelato importante lo strato esterno», ha spiegato Mohanta. Il sistema nervoso periferico “risponde” a questa infiammazione e il gruppo guidato dal professor Andreas Habenicht ha scoperto che sensori molecolari conosciuti come recettori giocano un ruolo guida. Questi recettori sono situati sulla parete esterna del vaso sanguigno e riconoscono dove si trovano le placche e dove i vasi sono infiammati in quanto identificano i messaggeri dell’infiammazione.

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